alt«Mendace e omicida fin dal principio» viene definito Satana da Gesù. Nella Bibbia l’Inferno è presentato come una condizione eterna che spetta alle anime empie, dove si soffre sensibilmente e in cui l’anima dannata è esclusa dalla comunione con Dio. Questa esclusione è trasmessa da Dante nell’Inferno dal fatto che Dio non è mai nominato esplicitamente nella cantica, ma solo attraverso perifrasi. L’Inferno è, così, il luogo dell’assenza di Dio.

La tradizione biblica, poi, conferma l’incredibile numero di anime che finiscono all’Inferno, come ha descritto Dante nel suo poema e come hanno attestato le rivelazioni private, quantunque uno dei più grandi teologi del secolo scorso, Hans Uns Von Balthasar, sia arrivato a scrivere nel saggio Brevi appunti sull’Inferno che la Misericordia divina è tanto grande che l’Inferno potrebbe addirittura essere vuoto. Così, infatti scrive:

La fede nella illimitatezza dell’amore e della grazia divina giustifica anche la speranza in una universalità della redenzione, anche se, per la possibilità in linea di principio permanente della opposizione alla grazia, pure la possibilità di una dannazione eterna permane. In questa luce scompaiono di nuovo  anche i limiti […]  dell’onnipotenza divina.

 

L’infinita Misericordia di Dio, però, non esclude la libertà umana, anzi la esalta. La bontà divina, quindi, non impedisce a priori la nostra possibilità di dannazione. Gesù stesso attesta:

 

Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta è la via che conduce alla vita, e pochi sono  quelli che la trovano!

 

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