altIl ricordo è sommamente piacevole, specie quando riguarda gli anni passati o addirittura la prima infanzia; e, in quanto sommamente piacevole, è allo stesso modo sommamente poetico. Da qui nasce la poetica della rimembranza, intimamente correlata alla poetica del vago e dell’indefinito. Attraverso il filtro della memoria si può riportare in vita, nell’arte e per lo spazio di qualche verso, anche chi  non è più con noi, chi è già defunto.

È quanto accade nella poesia «A Silvia», in cui, in maniera mirabile, il Recanatese riesce a far risuonare anche le nostre stanze del canto di quella ragazza diciottenne, scomparsa in sì tenera età per tisi. Come non sentire qui presente, con noi e con il nostro stesso desiderio di vita, quella ragazza che Leopardi apostrofa come  se fosse lì al suo fianco: «Silvia, rimembri ancora/ Quel tempo della tua vita mortale,/ Quando beltà splendea/ Negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,/ E tu, lieta e pensosa, il limitare/ Di gioventù salivi?». L’autore è ben cosciente dell’illusoria operazione attuata con la poesia. La realtà è ben altra. La poesia non può rispondere in maniera piena e adeguata al nostro desiderio di eternità, alla nostra domanda di vivere in eterno. Per usare un termine caro a Foscolo, ma caro anche a Leopardi, la poesia stessa nella sua funzione di eternare l’uomo è una grande illusione. Alla fine della poesia la figura di Silvia si rivela anche nel suo correlato simbolico sotteso in tutta la poesia rappresentando la speranza, la giovinezza, le illusioni. Con Silvia perisce anche l’illusione di una realizzazione piena e di un compimento nell’età matura. Come si è già riscontrato più volte, tutto quanto incontriamo nella poesia leopardiana trova un suo corrispettivo e sviluppo anche nella sua filosofia, quindi nell’opera che ne delinea lo sviluppo, ovvero lo Zibaldone. Vediamo, qui, solo alcuni lacerti dei tanti che il Poeta dedica alla rimembranza. Leopardi si chiede: «Perché il moderno, il nuovo, non è mai, o ben difficilmente, romantico; e l’antico, il vecchio, al contrario? Perché quasi tutti i piaceri dell’immaginazione e del sentimento consistono in rimembranza. Che è come dire che stanno nel passato anzi che nel presente».

 

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