altPerché dovremmo leggere Le Metamorfosi di Ovidio nel 2014? Che cos’hanno da dire a un giovane o, più in generale, a un uomo del XXI secolo? Narratore, saggista, attore, regista, Vittorio Sermonti accetta la sfida di rispondere a queste domande. Ha ottenuto grande successo con le letture delle tre cantiche di Dante, declamate e commentate di fronte a grandi folle e, poi, divulgata per conto di Rizzoli in una pregevole introduzione alla lettura. Si è cimentato, poi, con l’Eneide di Virgilio, anch’essa presentata in pubblico e poi editata con un’accattivante introduzione al testo e una moderna traduzione. 

Ora, Vittorio Sermonti riscopre un altro grande capolavoro della letteratura occidentale, ricettacolo di tutti i grandi miti greci e latini, uno dei più grandi repertori di simboli del mondo antico, fonte fondamentale del poema dantesco, nonché grande repertorio di immagini e di personaggi per la fantasia degli scrittori di ogni epoca. Non a caso il grande poeta fiorentino poneva Ovidio tra i grandi di tutti i tempi, nel Limbo, dopo Omero e Orazio, subito prima di Lucano: «Mira colui con quella spada in mano,/ che vien dinanzi ai tre sì come sire:/ quelli è Omero poeta sovrano;/ l’altro è Orazio satiro che vene;/ Ovidio è ‘l terzo, e l’ultimo Lucano». Il maestro Virgilio e Dante si aggregano a cotanta schiera. 

Per Sermonti le Metamorfosi sono un «libro sull’adolescenza, un dizionario mitologico dell’adolescenza che canta il corpo dell’uomo in mutazione incarnandolo in figure letterarie». L’opera andrebbe, quindi, letta da tutti, soprattutto nell’età della giovinezza. Ovidio parla dell’uomo, della realtà, della vita all’uomo di ogni età e lo fa con la potenza e la capacità di comunicazione proprio del suo genio. Un esempio su tutti. Il mito di Narciso. «Chi è, che cos’è “Narciso”?» si chiede Sermonti «È […] il nome di un ragazzo bellissimo, figlio di un fiume e di una ninfa, che specchiandosi nell’acqua d’un laghetto si innamora della propria immagine; ma è anche quella categoria clinica che consiste appunto in un esclusivo, maledetto amore di sé (mai sentito parlare di narcisismo? Mai praticato?); ma è anche un fiore color zafferano con i petali bianchi. La metamorfosi si compie all’interno di un nome. Un ragazzo diventa una sindrome che diventa un fiore, restando disperatamente l’io che era».

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