altRicordate Caronte e Minosse, i demoni infernali mutuati dall’Eneide virgiliana? Con protervia e tono aspro rimproveravano a Dante e Virgilio di trovarsi in un luogo loro non consentito. Virgilio li aveva rabboniti con parole perentorie: «Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole». Cerbero, poi, era stato zittito dalla terra gettata nelle sue fauci.

All’inizio del nuovo viaggio potremmo pensare che tutto sia cambiato rispetto al regno precedente: nuovo è, infatti, il paesaggio, la luce è ritornata ed è bellissima, compaiono il mare e le stelle. Eppure, l’esordio della partenza richiama in parte quella dell’Inferno. Il guardiano del Purgatorio provoca i due viaggiatori a presentarsi, a manifestare le ragioni della loro presenza lì: «Chi siete voi che contro al cieco fiume/ fuggita avete la pregione etterna?/ […] Chi v’ha guidati, o che vi fu lucerna,/ uscendo fuor de la profonda notte/ che sempre nera fa la valle inferna?/ Son le leggi d’abisso così rotte?/ o è mutato in ciel novo consiglio,/ che, dannati, venite a le mie grotte?». Il maestro Virgilio invita Dante a mostrare reverenza e ossequio nei confronti del veglio: a mani giunte, con il viso chinato, in ginocchio. Poi risponde lui, come è quasi sempre capitato finora. Racconta allora le ragioni del suo intervento nella selva oscura, inviato da una donna del Cielo, Beatrice, che gli ha chiesto di salvare quell’uomo dal baratro in cui si trovava. Dante viator nel canto X dell’Inferno di fronte a Cavalcante de’ Cavalcanti aveva risposto: «Da me stesso non vegno. Colui ch’attende là per qui mi mena forse cui Guido vostro ebbe a disdegno». Con parole simili Virgilio ora spiega il suo compito a Catone: «Da me non venni:/ donna scese del ciel, per li cui prieghi/ de la mia compagnia costui sovvenni». Poi, racconta che Dante è ancora vivo, ma è stato molto vicino alla morte per la sua «follia». Ricordiamo che questo termine è presente nella prima cantica sia in relazione al viaggio di Dante nel canto II che a proposito di quello di Ulisse nel canto XXVI. Per questo Virgilio gli ha mostrato le anime dei dannati e ora intende accompagnarlo fin sulla cima dell’Eden. Dante ricerca la libertà, proprio come Catone che in suo nome ha rinunciato alla vita ad Utica. La captatio benevolentiae termina con la promessa di Virgilio di portare buone notizie a Marzia, moglie di Catone in vita, quando ritornerà nel Limbo. Catone, però, rivela che ora non è più soggetto al fascino di Marzia, come in Terra. Per lui è sufficiente sapere che il viaggio del poeta mantovano è voluto dal Cielo.

Commenta questo Articolo