altAbbiamo visto che il tono di Beatrice, che da dieci anni non ha visto Dante, appare duro nelle parole e nelle battute rivolte al poeta. Gli angeli sono così colpiti dall’atteggiamento di lei che le chiedono perché lo avvilisca in tal modo: «Donna, perché sì lo stempre?». Allora Beatrice sintetizza tutta la storia della Vita nova. Per breve tempo lei lo ha sostenuto con la sua compagnia, fintantoché fu in vita fino al 1290. Quando salì in Cielo e la sua bellezza aumentò di fronte alla gloria di Dio, invece di essere conquistato maggiormente, Dante si allontanò e si dimenticò di lei. Non servì a nulla il fatto che Beatrice cercasse più volte di andargli in soccorso e di impetrare grazie per lui. 

Dante cadde così in basso che per salvarlo la Vergine Maria ricorse alla strategia di cui siamo venuti a conoscenza nel secondo canto dell’Inferno, cioè la Madonna ricorse a santa Lucia (a cui il poeta era particolarmente devoto) che, a sua volta, chiese l’intervento di Beatrice stessa. Ora è necessario che quest’ultima che accompagnerà Dante nei Cieli, prima che lui dimentichi il male compiuto bevendo dell’acqua del Lete, sia profondamente contrito per il peccato. Soltanto a quel punto, Dante viene immerso nelle acque del fiume. Ora, finalmente ricondotto dinanzi a Beatrice, ammirando tutta la sua bellezza, il poeta rimane in estasi.

Siamo ormai giunti agli atti finali del Purgatorio. Nella foresta si sta dispiegando una processione mistica dal valore profondamente simbolico. Sette candelabri sono seguiti da altrettanto liste luminose, poi da ventiquattro seniori e da quattro animali. Sopraggiunge poi un carro, trainato da un grifone: tre donne sono alla destra, quattro alla sinistra. Chiudono la processione sette personaggi, divisi in un primo gruppo di due persone, un secondo di quattro e, infine, un vegliardo. È inutile perdersi nella complessa analisi dei simboli attraverso le diverse interpretazioni. Ci limiteremo qui a riportare la vulgata più diffusa. 

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