altForese Donati, anima purgante che abbiamo trovato nella balza dei golosi, indica all’amico Dante altri compagni di pena. Tra questi merita una particolare menzione Bonagiunta Orbicciani da Lucca, che sembra mostrare una gioia maggiore nell’incontrare Dante. Nelle antologie il poeta è di solito inserito nella lirica siculo-toscana o lirica di transizione. Negli ultimi decenni del Duecento, spentasi l’esperienza della poesia siciliana in seguito alla battaglia di Benevento del 1266 in cui morì il principe Manfredi e vennero sconfitte le forze ghibelline, la poesia siciliana si diffuse in Toscana e venne toscanizzata, ovvero riscritta secondo la vocalizzazione toscana. 

Centri toscani come Firenze, Siena, Lucca, Arezzo videro la diffusione della poesia profana dedicata a temi amorosi, morali o politici. Il maggior rappresentante di questa poesia, che non può certo considerarsi omogenea e unitaria, fu Guittone Dal Viva d’Arezzo, il più noto poeta prima della nascita del Dolce Stil novo. Tra gli altri spiccava, però, anche un certo Bonagiunta Orbicciani da Lucca, poeta vissuto tra il 1220 (circa) e il 1290, che in vita rappresentò una poetica ben differente da quella che poi si affermerà col Dolce Stil novo a cui Dante stesso aderì in gioventù con la stesura di rime che rimarranno extravaganti o che confluiranno in altre opere come la Vita Nova (1292-1294).

Ecco perché è estremamente significativo il fatto che Bonagiunta, dopo aver detto di provenire da una città che Dante avrà nel cuore perché ivi sarà ospitato da una gentildonna raffinata e bella durante gli anni dell’esilio, chieda a Dante se lui sia proprio colui che ha cambiato la maniera di poetare partendo dal componimento della Vita nova «Donne ch’avete intelletto d’amore».

Commenta questo Articolo