altInizia oggi un percorso sul Purgatorio dantesco, una cantica bellissima, purtroppo non sempre apprezzata e adeguatamente studiata a scuola. Dopo il viaggio nell’Inferno, il Regno senza Dio, dove campeggiano grandi personaggi solitari, individualistici, presi da passioni totali e assolute, dominati dal male senza percepire il desiderio di redenzione, Dante ritorna a rivedere le stelle, sul far dell’alba, di fronte al «dolce color d’oriental zaffiro» e ad uno spettacolare «tremolar de la marina». Ritornano la luce, il cielo stellato, la notte, dominano gli affetti, le amicizie, il senso della coralità e della comunità, il movimento e il cammino sostituiscono la staticità dell’Inferno. L’ansia di redenzione che si è manifestata anche solo per un istante in Terra trova una risposta nell’infinita misericordia divina. Dante viator incontra i grandi amici già defunti (Casella, Forese Donati), i poeti che gli sono stati maestri nell’arte della scrittura (a Virgilio si aggiungono Stazio, Guido Guinizzelli, Arnaut Daniel, …). Per ben sei canti (dal XXI al XXVI) l’autore mette a tema la sua passione più grande, la poesia, in attesa di ritrovare Beatrice, colei che gli ha cambiato la vita in gioventù (Vita nova) e che è andata in suo soccorso ora che si è smarrito nella selva oscura, a metà della sua vita. Insomma, il Purgatorio è senz’altro la cantica più terrena, che rispecchia meglio la nostra condizione di homo viator.

 

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