altNell’immortale canto V dell’Inferno viene descritto il secondo cerchio che comprende le anime dei lussuriosi, definiti come coloro che la «ragione sottomettono al talento». Sentimento e attrazione («talento») per l’altro sono importanti, ma non possono sopraffare la ragione, ovvero l’apertura alla realtà secondo la totalità dei fattori in gioco. Voler bene all’altro significa voler il bene dell’altro, la sua realizzazione e il suo compimento. Come può essere considerato un amore vero un rapporto che non realizza e non compie, che non guarda al destino e alla strada del compagno? Trascinati da una bufera che mai non ha sosta, a somiglianza del vento delle passioni che non seppero controllare in vita, i lussuriosi sono più volte paragonati ad uccelli che volano in un’aria cupa e di colore «perso» (cioè scuro). Dapprima l’intero gruppo di anime è paragonato agli stornelli che sono trascinati «a schiera larga e piena […] di qua, di là, di giù, di sù». Poi, in mezzo a loro Dante vede una lunga teoria di anime simili a «gru», che sono i lussuriosi che hanno concluso la loro vita con una morte violenta.

Tra questi vi sono Semiramide, Elena, Didone, Cleopatra, Achille, Paride, Tristano. Che siano personaggi storici e leggendari, sono tutti accomunati dal fatto di essere stati immortalati dalla grande letteratura. Qui, è proprio lei, la grande letteratura, ad essere messa sul banco degli imputati. Forse, proprio quella letteratura che ha posto come tema primario l’amore in realtà ha ingannato il suo pubblico, perché spesso non ha creduto nell’amore vero, che dura nel tempo, ma ha confidato nel fascino dell’amore impossibile o della storia breve e tragica. Questa letteratura  ha fin troppo inciso sulla mentalità comune con la sua teorizzazione dell’amore impossibile finendo, spesso, per complottare contro l’istituto familiare. Il rapporto amoroso che porta alla prole, vissuto nella quotidianità, nel dolore, nella sofferenza, sembra stancare per la sua monotonia  e ripetitività.

 

 

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