altIl destino ha voluto che Dante morisse subito dopo aver terminato la Divina Commedia, ma cosa è noto della sua vita? Del Fiorentino non sappiamo molto di certo e le poche menzioni che fa di sè nella Commedia sono i punti fermi per ricostruirne la biografia.

 

La Vita nova si conclude con una profezia di Dante: «Apresso questo sonetto apparve a me una mirabile visione, nella quale io vidi cose che mi fecero proporre di non dire più di questa benedetta infino a tanto che io potesse più degnamente trattare di lei. E di venire acciò io studio quanto posso, sì com’ella sae, veracemente. Sì che, se piacere sarà di Colui a cui tutte le cose vivono, che la mia vita duri per alquanti anni, io spero di dire di lei quello che mai non fue detto d’alcuna» (capitolo XLII). L’ipotetica data di conclusione dell’opera è il 1294. Dante si ripromette di studiare ed esercitarsi fino a quando non sarà capace di scrivere quanto nessuno ha scritto di una donna. Dante conclude la Vita nova così: «E poi piaccia a colui che è sire de la cortesia, che la mia anima se ne possa gire a vedere la gloria de la sua donna, cioè di quella benedetta Beatrice, la quale gloriosamente mira ne la faccia di colui qui est per omnia secula benedictus».

Il destino ha voluto che il Fiorentino morisse subito dopo aver terminato il sommo capolavoro a cui hanno posto mano Cielo e Terra. Era la notte tra il 13 e il 14 settembre del 1321, quando il poeta era di ritorno da un’ambasciata per conto di Guido Novello da Polenta a Venezia. Le capacità oratorie di Dante e la sua esperienza avrebbero dovuto scongiurare la guerra con Venezia, alleata di Forlì e Rimini. In effetti la guerra non sarebbe scoppiata. Dante, invece,  contrasse la febbre malarica che lo portò alla morte.

E il Paradiso era conosciuto e pubblicato? «Sicuramente non lo aveva ancora divulgato prima della metà del 1320, anche perché a  quella data la cantica doveva essere ancora incompiuta» (Marco Santagata). Boccaccio addirittura racconta nel Trattatello in laude di Dante che gli ultimi tredici canti del Paradiso vennero invano cercati per tanti mesi. Solo grazie ad un sogno un figlio di Dante, Jacopo, li avrebbe ritrovati in una «finestretta» scavata nella camera da letto otto mesi dopo la morte del padre. Se queste informazioni corrispondano a realtà o a leggenda probabilmente non lo sapremo mai. Certamente, nell’aprile del 1322 Jacopo invia a Guido Novello, il signore di Ravenna, che dava ospitalità a Dante, una Divisione che è una prolusione alla lettura della Commedia e un sonetto. Ne ricaviamo che anche l’ultima cantica, che non era ancora stata divulgata, era invece già stata letta da Guido Novello. A Ravenna sarebbe rimasto il corpo di Dante per tutti i secoli successivi.

 

Commenta questo Articolo