San Tommaso Moro«Chiedo di pregare per me.Testimoniate che sono morto nella fede e per la fede della santa chiesa cattolica. Muoio fedele servo del re, ma prima servo di Dio». In occasione dell’Anno della Fede, la mostra di una storia straordinaria.
 
 

 

Il 5 luglio 1535 Tommaso Moro scriveva alla figlia Margherita: «Dubitare di Lui [Dio], mia piccola Margherita, io non posso e non voglio, sebbene mi senta tanto debole. E quand’anche io dovessi sentire paura al punto da esser sopraffatto, allora mi ricorderei di san Pietro, che per la sua poca fede cominciò ad affondare nel lago al primo colpo di vento, farei come fece lui, invocherei cioè Cristo e lo pregherei di aiutarmi. Senza dubbio allora Egli mi porgerebbe la sua santa mano per impedirmi di annegare nel mare tempestoso». Quando indirizzava queste parole alla figlia, Moro era già stato condannato a morte, ma non sapeva ancora che il giorno dopo sarebbe stato condotto al patibolo e giustiziato. Per gentile concessione del Re, forse in nome dell’antica amicizia, non venne sottoposto alla pena di alto tradimento, di cui era stato accusato, che prevedeva l’impiccagione e lo squartamento del condannato ancora vivo. Venne pregato dal Re di pronunciare poche parole prima di morire. Allora disse: «Chiedo di pregare per me. Testimoniate che sono morto nella fede e per la fede della santa chiesa cattolica. Muoio fedele servo del re, ma prima servo di Dio». Non gli venne meno neppure il suo tradizionale senso dell’umorismo. Si rivolse così al luogotenente che lo accompagnava al patibolo: «Per favore aiutatemi a salire, poi per scendere non disturberò nessuno». Era il 6 luglio 1535, festa di san Tommaso Beckett, uno dei santi più famosi di Inghilterra, l’Arcivescovo assassinato nel 1190 nella Cattedrale di Canterbury. La sua testa, esposta sul ponte di Londra, sostituì quella del cardinale Fisher, giustiziato il 22 giugno.

 

Nato a Londra nel 1478, Tommaso Moro era cresciuto con una salda cultura umanistica, nutrita dello studio del Latino, del Greco, della Filosofia, del Francese, nonché delle discipline del quadrivio. Divenuto avvocato nel 1501, si sposò nel 1504 con Jane Colt, da cui ebbe quattro figli. Poi nel 1511, alla morte della prima moglie, si risposò con Alice Middleton. Si distinse come giudice giusto, rapido ed equo, come letterato (chi non ricorda la sua Utopia del 1516). Ma ancor più, pur amando le lettere, diede la propria disponibilità al bene comune, mostrando capacità e percorrendo un rapido cursus honorum che lo portò ad entrare a far parte del Parlamento, a diventare speaker nella Camera dei Comuni, Cavaliere del regno e, infine, Cancelliere. Fu incerto se accettare la carica o meno. Sapeva bene che il re avrebbe barattato volentieri la sua testa per un castello in Francia. Pur tuttavia, il 25 ottobre giurò fedeltà al re, ma prima ancora a Dio.

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