altCicerone, il più grande autore della latinità, ha permesso l’assimilazione tra cultura greca e romana. Riflessioni sul destino in bocca al retore più famoso dell’antichità.
 
 
 

 

Cicerone (106 a. C. – 43 a. C.), il più grande retore della latinità, ha svolto un ruolo fondamentale nell’assimilazione della cultura e della filosofia greca da parte del mondo romano. I suoi trattati retorici (De oratore, Orator, Brutus), le sue esemplari orazioni (le Verrinae, le Catilinariae, la Pro Milone, le Filippiche, …), i testi filosofici (De officiis, De finibus honorum et malorum, Laelius de amicitia, Cato Maior de senectute, …), il dialogo a carattere politico De republica rappresentano un contributo essenziale alla storia della civiltà occidentale.

L’Arpinate, che colloca il luogo dei beati non in un mondo ctonio, bensì nella Via Lattea,  ha descritto la condizione delle anime in quell’opera immortale passata alla storia con il nome di Somnium Scipionis, in realtà non concepita come testo a sé stante, bensì appartenente alla monumentale opera politica De re publica. Cicerone si rende qui interprete di una visione minoritaria e elitaria dell’aldilà, secondo la quale la vita terrena è solo una pallida ombra di quella che sarà quella ultraterrena. La visione più diffusa tra gli antichi Greci e Romani è, invece, quella secondo la quale l’aldilà è un riflesso sfuocato dell’al di qua, ovvero più importante è la vita sulla Terra, in secondo piano quella che ci aspetta per l’eternità.

 

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