Per i filosofi greci la storia è ciclica, tutto si ripete e ritorna identico in forma circolare. L’unica prospettiva storica che concepisce un graduale disvelamento del divino è quella giudaico-cristiana. Il cristianesimo ha una concezione lineare della storia, che ha avuto un inizio nella creazione e avrà una conclusione con la fine del mondo, la parusia (o ritorno di Cristo) e il Giudizio universale. Tutta la storia delle religioni e delle filosofie può essere sintetizzata nell’immane tentativo dell’uomo di trovare Dio. Nell’Antico Testamento, invece, si racconta della graduale rivelazione di Dio o Iavhè al popolo ebraico. Dio ha rivelato all’uomo il bene. Il patto di alleanza stipulato da Dio con Abramo nella promessa che la sua dinastia sarà numerosa come la moltitudine delle stelle del cielo e che quel popolo avrà in premio la Terra promessa sarà rinnovato nei secoli con il popolo ebraico, nonostante tutti i tradimenti e i cedimenti ai culti idolatrici. Con Mosè il popolo ebraico, liberato dalla schiavitù dell’Egitto, riceve i Dieci comandamenti, la Legge, che sono l’emblema del sigillo di Dio nel cuore dell’uomo. I comandamenti non sono delle regole esterne all’uomo, ma la modalità con cui Dio ci ha creato. Sono il sigillo del bene, dell’amore, del vero che Dio ha posto in noi.

La storia d’amore di Dio con Israele consiste, in profondità, nel fatto che Egli dona la Torah, apre cioè gli occhi a Israele sulla vera natura dell’uomo e gli indica la strada del vero umanesimo […]. L’uomo vivendo nella fedeltà all’unico vero Dio sperimenta  se stesso come colui che è amato da Dio e scopre la gioia nella verità, nella giustizia.

 

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