Quale responsabilità ha uno scrittore di fronte ai fatti, alla vita, agli avvenimenti anche tragici che accadono? Un testo della sociologa francese Gisèle Sapiro, edito recentemente da Seuil, indaga il compito dello scrittore. Il titolo è emblematico: La responsabilità dello scrittore.

Nella storia contemporanea un intervento dell’intellettuale Émile Zola intitolato J’accuse è diventato l’emblema dell’impegno dell’intellettuale nei confronti della società, per la difesa della verità e della giustizia. Siamo sicuri che proprio colui che divenne l’interprete di questi valori li rispettò davvero?

Vale la pena ricordare alcuni fatti. In Francia la diffusione del Positivismo porta tra il 1870 e il 1880 a profondi stravolgimenti anche nelle discipline artistiche. In ambito letterario si afferma il Naturalismo che propugna un’arte impersonale, oggettiva, in teoria autonoma dal credo dell’autore, in realtà frutto del tentativo di affrancare l’arte dalla religiosità e dal Mistero. L’esito di questa poetica sarà, però, la subordinazione del fatto letterario rispetto al fine sociale e politico.

 

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