Il primo romanzo della letteratura italiana, un romanzo tra l’altro particolare perché in forma epistolare, è diventato l’emblema della sensibilità romantica in Italia. Il suo autore, Foscolo, ha addirittura incarnato in vita l’ideale dell’eroe romantico tanto che da lui si recavano le giovani generazioni per trarre conforto e ispirazione. Gioverà ricordare, seppure brevemente, la celebre vicenda dell’Ortis, perché possano essere poi più utili le considerazioni che seguiranno.

Fuggito da Venezia, in seguito al trattato di Campoformio (1797), Ortis si reca sui Colli Euganei, ospite di un conoscente dell’amico Lorenzo Alderani, il confidente a cui il protagonista indirizza per iscritto i suoi pensieri e le sue vicende. Ivi, conosce la figlia del proprietario di casa, Teresa, e in breve tempo si innamora di lei, ricambiato. Non più di un bacio furtivo è il frutto di questa relazione impossibile. La bella e sensibile ragazza è, infatti, già promessa sposa al ricco Odoardo. Ortis abbandona così la famiglia che gli ha dato ospitalità, deluso anche nella passione amorosa. Viaggia per l’Italia, Milano, Firenze, Ventimiglia, poi ancora Ravenna, Venezia. In questo esilio itinerante, alla notizia del matrimonio di Teresa, Ortis medita il suicidio. Morirà agonizzante, proprio lì nella casa dei Colli Euganei dove aveva per poco tempo pensato di sopire la delusione politica con l’amore per una donna.

 

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