Ortis è da un lato attratto dalla forte fede della madre a cui chiede benedizioni e preghiere fino alla fine, dall’altro percepisce che non ha mai amato Dio tanto quanto ama Teresa che è per lei divenuta un vero e proprio idolo. Un’urgenza di Dio, un anelito di pienezza e di senso emergono nelle sue parole quando scrive, rivolgendosi al Creatore:

 

Io non t’adoro, appunto perché ti pavento – e sento pure che ho bisogno di te. […] Spogliati degli attributi di cui gli uomini t’hanno vestito per farti simile a loro. Non se’ tu forse il Consolatore degli afflitti? E il tuo Figlio Divino non si chiamava egli il Figlio dell’uomo? Odimi dunque. Questo cuore ti sente, ma non t’offendere del gemito a cui la Natura costringe  le viscere dilaniate dell’uomo. E mormoro contro di te, e piango, e t’invoco, sperando di liberare l’anima mia- di liberarla? Ma e come, se non è piena di te?

 

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