Chi, pochi decenni dopo Platone, cerca di valorizzare il fatto artistico è Aristotele (384 a. C- 322 a. C), che scrive il primo trattato di poesia nella storia occidentale, quella Poetica (334 a. C. – 330 a. C.) che sarà per secoli un punto di riferimento costante con cui confrontarsi.

Aristotele passa in rassegna nell’opera i differenti generi letterari soffermandosi su quella che sarà la canonica classificazione della poesia in lirica, epica e drammatica. Ampia e complessa è l’analisi che Aristotele conduce sull’arte e risulterebbe un lavoro arduo ripercorrerne anche solo le tappe.

Ci preme, qui, fare due sottolineature: una concernente l’aspetto mimetico dell’arte e l’altra la sua funzione catartica.

L’arte nasce sempre dall’imitazione della realtà, così come l’uomo procede sempre per imitazione degli altri uomini. Essa, infatti, rappresenta personaggi che sono meglio di noi, uguali a noi o peggiori di noi e descrive non quanto è accaduto, ma quanto potrebbe accadere, ovvero l’universo del mondo possibile e credibile. L’arte deve, quindi, essere verosimile a differenza della storia che dovrà ricostruire quanto è effettivamente accaduto.

 

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