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La Merda d’artista spiegata ai miei alunni. Come si può diventare adulti senza credere che esista la verità?

 

La nostra sembra proprio l’epoca del relativismo e dell’ideologia imperanti, due aspetti che spesso si sposano nell’insano connubio dell’ideologia relativista, subdola tanto da diventare un habitus mentale raffinato che gli intellettuali e gli esperti sembrano quasi vantarsi di sfoderare quando vogliono palesare il loro atteggiamento politically correct o la loro presunta superiorità intellettuale.

Qualche tempo fa ho accompagnato una classe di Liceo a visitare il Museo del Novecento a Milano, vicino a Palazzo Reale. L’occasione è stata davvero importante per gli studenti che hanno potuto vedere dal vivo opere che erano state fino ad allora per lo più negli scantinati, non esposte, realizzate dai più noti artisti italiani del secolo scorso, appartenenti al Cubismo, al Futurismo, alla Metafisica, al Surrealismo fino ad arrivare ai movimenti degli ultimi decenni del Novecento.

Dopo due ore di visita guidata, ecco il momento più sorprendente della giornata. Siamo, infatti, giunti nelle sale dove sono esposte l’opera «Merda d’artista» e gli squarci su tela. La guida ha parlato con professionalità e con passione, da vera esperta. Ora, espone il suo giudizio sulla genialità e sulla bellezza di queste opere. Un ragazzo replica senza presunzione e motivando la sua affermazione che secondo lui quella non è arte, anche lui saprebbe realizzare uno squarcio su tela, ma nessuno lo considererebbe mai opera artistica. La guida, con sguardo quasi biasimevole, si rivolge a me, come se commiserasse i ragazzi di oggi che non sanno apprezzare l’evoluzione e il percorso dell’arte contemporanea. Asserisce che per la prima volta nell’arte lo sguardo dell’osservatore è chiamato ad andare oltre la tela. Il pensiero e l’intuizione da cui nascono questi squarci di artista in serie sono geniali. Chiamato in causa dalla guida, constato di fronte a tutti che il Novecento è proprio il secolo delle ideologie, cioè delle idee che prevalgono sulla realtà e sull’evidenza delle cose anche nell’elaborazione dell’opera d’arte. Chiarisco meglio il concetto. Fino all’Ottocento possiamo constatare che esiste una inscindibilità tra forma e contenuto. Il significato dell’opera d’arte viene certo desunto dal fruitore o dal critico d’arte in maniera interpretativa, ma a partire da una forma chiaramente distinguibile: per questo l’opera è segno, nel senso più generale di rapporto tra significante (la rappresentazione in sé) e significato (ovvero quanto l’opera d’arte vuole comunicare). Il soggetto, certo, gioca sempre un ruolo decisivo nella comprensione dell’opera, però a partire dall’oggetto.

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