L’elevazione del piacere al rango di legge è chiaramente rivelatrice della modernità. Oggi,  si è affermata, infatti, la prospettiva per la quale se si vuole far qualcosa e si ha la possibilità economica di farla, allora se ne ha il diritto. La liceità dei propri arbitri, delle proprie inclinazioni naturali è divenuta, ormai, un assunto dogmatico riguardo al quale nessuno può porre il benché minimo dubbio. Si è, così, sostituita alla dialettica bene/male quella naturale/innaturale secondo la quale soddisfare le proprie inclinazioni naturali è  ritenuta cosa buona, oltre che necessaria.

Questa nuova dimensione etica, improntata ad un edonismo legalizzato, trova la sua migliore espressione in un altro capolavoro del Cinquecento che, come vedremo ora, profetizza gli sviluppi della modernità: la Mandragola di Niccolò Machiavelli (1469-1527), la commedia più celebre del secolo.

Ivi, sentita la notizia che Lucrezia, la più bella donna del mondo, si trova a Firenze, un giovane studente di nome Callimaco decide di ottenere le grazie di  lei, anche se sposata. Il furbo Ligurio si offre di aiutarlo nell’impresa. Escogita, così, l’espediente di presentare Callimaco al marito di Lucrezia (Messer Nicia), perché, nella qualità di medico, consigli alla donna l’assunzione di una pozione tratta dalla pianta mandragola, atta a rendere gravida la donna. Il primo che giacerà con lei, però, morirà. Ovviamente questa è la finzione da raccontare al credulone Nicia. L’intento è quello di permettere a Callimaco, vestito da garzone e truccato a dovere fino ad essere irriconoscibile, di andare a letto con Lucrezia. Il marito acconsentirà facilmente, perché, secondo le persuadenti parole di Callimaco, il ragazzo con ogni probabilità morirà in seguito al rapporto, mentre la coppia avrà il tanto sospirato figlio.

 

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