Tutte le tre principali opere letterarie dell’Europa del Trecento, scritte da fiorentini, la Divina Commedia, il Canzoniere, il Decameron, si concludono idealmente con una preghiera alla Vergine (nei primi due casi) o con una chiara allusione a Lei (nel capolavoro del Boccaccio).

La tradizione della Chiesa ha da sempre riconosciuto nella Madonna la nostra avvocata e mediatrice presso il Figlio Gesù. La Madre, infatti, porta al Figlio e ce lo indica come unica via alla salvezza. Un fedele culto mariano non può che indirizzare a Colui che è «la via, la verità e la vita».

Dante mostrerà come la compassione della Madonna per il Figlio Gesù è diventata simpatia (nel senso etimologico del termine, «soffrire con») per tutti noi: la Madonna, prevenendo la richiesta di Dante, gli ha inviato in aiuto Santa Lucia. Questa chiederà in soccorso Beatrice, che, a sua volta, si recherà da Virgilio. L’autore dell’Eneide sarà la guida di Dante nella prima parte del viaggio verso la salvezza. Nell’Inferno Dante vedrà tutto il male di cui l’uomo è capace, che lui stesso potrebbe compiere. Sperimenterà la necessità di qualcuno che vada incontro alla sua miseria e che lo guidi.  Da solo, infatti, ha tentato di salire sul colle luminoso, preso dall’orgoglio e dalla presunzione, ferito nel cuore come ogni uomo per il peccato originale, che vorrebbe che ci muovessimo senza legami e senza Dio. Come tutti noi, però, anche Dante sperimenta l’inanità della vita, il non senso che avanza nelle giornate, quando si esclude il Mistero. Ma il Mistero bussa sempre e nuovamente alla nostra porta con infinita misericordia. E così, mentre Dante sprofonda verso l’abisso, il fondo della valle, risospinto dalle tre fiere, «dinanzi agli occhi» gli viene «offerto chi per lungo silenzio» pare «fioco». Virgilio induce Dante a divenire consapevole della necessità di un aiuto. Così, l’homo viator verifica che l’unica condizione che davvero lo eleva e lo rende protagonista della propria storia è quella della mendicanza. La sua discesa agli inferi è, perciò, già una salita, una constatazione di tutto il male di cui il mondo è capace, di cui ogni uomo può macchiarsi.

 

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