Che cosa sappiamo con certezza di Dante?

Se di Petrarca si può ricostruire la vita con una precisione straordinaria, grazie anche al suo ricchissimo epistolario e alla tendenza del poeta a raccontarsi e a parlare di sé, altrettanto non si può dire di Dante, che ebbe come intento principale quello di educare con la scrittura e di descrivere la vita e l’uomo di ogni tempo sub specie aeternitatis. Poco spazio, quindi, lo scrittore riservò alle sue azioni, a fatti e vicissitudini.

Le poche menzioni che lui fece di sé nella Commedia diventano alcuni punti fermi per ricostruirne la biografia. Fondamentale è, poi, il romanzo della sua storia d’amore, la Vita nova, che non si prefigge di raccontare tutta la giovinezza dell’autore, come avverte Dante nel primo capitolo, ma il significato della sua storia, reso comprensibile grazie all’incontro con Beatrice, pressoché coetanea del poeta (otto mesi più giovane) e che morì a ventiquattro anni nel 1290, l’8 giugno.

La data di nascita di Dante non è certa. Senz’altro il poeta fu del segno dei gemelli, forse nacque in maggio.

La nobiltà della famiglia Alighieri proveniva dal trisavolo Cacciaguida che prima di partire per la crociata venne investito dall’imperatore Corrado III del titolo di cavaliere. Il poeta incontra l’illustre antenato nei canti centrali del Paradiso.

Dante nacque nel 1265 in una Firenze che era in continua lotta con Siena. Nel 1260 Siena e le forze ghibelline avevano vinto a Montaperti contro Firenze e i guelfi, mentre nel 1266 Firenze ottenne il riscatto definitivo contro i senesi e i ghibellini nella battaglia di Benevento.

Boccaccio tratteggiò questo ritratto dell’illustre conterraneo, avvalendosi delle testimonianze di chi lo aveva direttamente conosciuto:

 

Fu adunque questo nostro poeta di mediocre statura, e, poi che alla matura età fu pervenuto, andò alquanto curvetto, e era il suo andare grave e mansueto, d’onestissimi panni sempre vestito in quell’abito che era alla sua maturità convenevole. Il suo volto fu lungo, e il naso aquilino, e gli occhi anzi grossi che piccioli, le mascelle grandi, e dal labbro di sotto era quel di sopra avanzato; e il colore era bruno, e i capelli e la barba spessi, neri e crespi, e sempre nella faccia malinconico e pensoso.

 

In gioventù Dante studiò retorica (tra i suoi maestri anche Brunetto Latini).

Durante la giovinezza Dante tenne molti contatti con le diverse arti. Nel Trattatello in laude di Dante Boccaccio ci ricorda che il Sommo poeta

 

sommamente si dilettò in suoni e in canti nella sua giovanezza, e a ciascuno che a que’ tempi era ottimo cantatore o sonatore fu amico.

 

Del resto nel Purgatorio compaiono Casella e Belacqua, due musici amici di Dante.

Il poeta si cimentava anche nella pittura, come lui stesso racconta nella Vita nova (capitolo XXXIV): («ricordandomi di lei (Beatrice) disegnava uno angelo sopra certe tavolette»). Le competenze e le conoscenze del poeta nel campo artistico sono, del resto, dimostrate in più luoghi della Commedia.

L’Alighieri si addestrava anche in armi tanto che durante le guerre aretino-pisane partecipò all’assedio di Poggio Santa Cecilia (1286), alla battaglia di Campaldino (1289) e all’assalto del Castello della Caprona (1289).

Leonardo Bruni riferisce che Dante era tra i feditori a cavallo nella battaglia di Campaldino:

 

in quella battaglia memorabile e grandissima che fu a Campaldino, lui giovane e bene stimato si trovò nelle armi,, vigorosamente a cavallo nella prima schiera, dove portò gravissimo pericolo […]. Questa battaglia racconta Dante in una sua epistola e dice esservi stato a combattere e disegna la forma della battaglia.

 

La partecipazione di Dante tra i feditori a cavallo non significa necessariamente che il poeta disponesse di denaro per potersi mantenere un cavallo, ma ci assicura del fatto che si fosse addestrato al combattimento così bene da poter essere schierato in prima fila. (dal capitolo II di PARADISO. IN VIAGGIO CON DANTE VERSO LE STELLE, ed. Sugarco)

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