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Della Pasqua hanno scritto molti poeti, da Alessandro Manzoni a Giovanni Pascoli, da Ada Negri a Guido Gozzano. I loro testi sono per lo più sconosciuti, così come è sconosciuto ai più il dramma teatrale Lazzaro e il suo amore di Kahlil Gibran, tradotto in italiano solo pochi anni fa.

Gibran (1883-1931), scrittore e poeta, libanese cattolico di rito maronita, emigra nel 1912 a New York dove vive fino alla morte. Ampia è la sua produzione in inglese, ma l’autore conosce la celebrità per alcune opere come Il profeta, Il folle, Gesù Figlio dell’uomo, tradotte in molte lingue. Per Gibran «l’arte è sempre il tentativo di esprimere ciò che l’umanità ama e in tutte le epoche gli uomini amano la bellezza. Non tutto ciò che è bello è buono, ma la bontà è sempre bella».

«Kahlil Gibran aveva quarantasei anni quando l’atto unico Lazzaro e il suo amore fu letto a un pubblico ristretto. Gli eventi importanti della sua vita erano già accaduti […]. L’interesse mondiale per Il profeta andava crescendo, ma l’autore sapeva di essere prossimo a morire. La preoccupazione per il proprio ineluttabile destino è evidente in questo dramma in cui amoreggia con la morte e ne è infine completamente sedotto. Attraverso il personaggio biblico di Lazzaro, Gibran fa i conti con la propria fine imminente». Così si legge nell’Introduzione del cugino omonimo dell’autore Kahlil Gibran e di sua moglie Jean Gibran.

 

 

  

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