altCombattere per il bene di tutti

L’11 febbraio 1990 viene liberato Nelson Mandela che nel 1994 viene eletto presidente del Sud Africa. Finisce così l’apartheid per il Sudafrica che inizia un periodo di transizione ad uno stato più democratico.

Il nuovo Presidente imposta una nuova politica di pacificazione, di riconciliazione, di perdono. Le sue parole sono: “Prendete i vostri fucili e gettateli nell’oceano. Mai e poi mai succederà che questa terra possa conoscere l’oppressione di una parte sull’altra”. E ancora dice allo staff del Presidente uscente: “Se state facendo i bagagli perché temete che crei dei problemi la persona per cui avete lavorato, non dovete temere. Il passato è passato. Guardiamo al futuro. Noi vogliamo il vostro aiuto… Fate il vostro lavoro col massimo dell’impegno e partecipazione. Io prometto di fare lo stesso. Se riusciremo il nostro paese sarà una grande luce per il mondo”. Da qui cominciano la riconciliazione e il perdono che “libera l’animo e cancella la paura”.

Nel 1995 i campionati del mondo di rugby vengono giocati in Sudafrica. L’evento è una grande occasione perchè avvengano una riconciliazione e una riunificazione nazionali. Nelson Mandela comprendendo la situazione incontra la nazionale di rugby. Il capitano della squadra di nome Pienaar si chiede come si possano trascorrere trent’anni in una cella ed essere pronto a perdonare.

Da qui inizia un rapporto di fiducia e di amicizia tra il Presidente e il capitano, che diventano i due protagonisti del film. Nelson Mandela colpisce per la sua attenzione agli altri, o meglio al singolo, ad ogni persona (il titolo originario del film doveva essere The human factor). Chiede a tutti come stiano, li valorizza, li fa sentire importanti. Prima della partita vuole stringere la mano a ciascuno, ha imparato a memoria il nome dei singoli giocatori. Quando molti dell’associazione rugby vorrebbero eliminare il simbolo degli Springboks, perché rappresentano l’apartheid, Mandela non vuole, perché gli Afrikaners non sono più da considerarsi nemici, ma “fratelli nella democrazia”. Dice infatti: “Se portiamo via loro il rugby, li perderemo. Noi li sorprenderemo con la generosità. È il momento di costruire la nazione”. Una guardia del corpo sottolinea come per l’altro Presidente il suo compito era quello di diventare invisibile. “Per lui nessuno è invisibile”.

Colpisce anche la modalità di Nelson Mandela di esercitare il comando. Essere capo significa senz’altro rischiare. Quando parla con il capitano Peenar, gli dice: “Tu hai un compito molto difficile, capitano della squadra”. Gli chiede: “Come ispiri la tua squadra a dare il meglio? Come si possono rendere i compagni meglio di quello che sono? Come facciamo ad ispirare alla grandezza quando niente di meno ci può bastare?Come ispiriamo chi ci circonda? Io credo che sia con il lavoro degli altri”. Poi dice ai giocatori che ha fiducia in loro. Bisogna sempre credere nella possibilità di bene dell’altro e fargli capire che da lui ci aspettiamo il meglio perché lui può esprimerlo. Ognuno di noi  conserva sempre nel proprio cuore la capacità di bene, di amare, di ripartire.

 

Per fare grandi cose nella vita ci vuole una ispirazione e un ideale. A Robben Island Mandela trovava ispirazione nella poesia. Nel 1992 a Barcellona Mandela fu accolto con una canzone, che lo spronò a fare del suo meglio una volta tornato in patria. Questa era la poesia di Mandela che l’ha aiutato ad andare avanti:

 

Dalla notte che mi avvolge rendo grazie a qualsiasi Dio che ci sia…

Sferzata a sangue dalla sorte non si è piegata la mia testa…

Non importa quanto angusta sia la porta, sono sempre il padrone del mio destino, il capitano della mia anima.

 

I due protagonisti del film, Nelson Mandela e il capitano Peenar, si sono mossi per il bene di tutti. L’insegnamento è grande: bisogna superare il proprio egoismo, per guardare al bene più grande. Solo un bene più grande può unire. Lasciamo agli spettatori la sorpresa di seguire le vicende agonistiche del Campionato di rugby del 1995. Riuscirà il Sudafrica a vincere la Coppa?

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