Risultati immagini per giovanni fighera il purgatorio ritorno all'eden perdutoDa sempre tutti riconoscono a Dante Alighieri il ruolo di padre della lingua e della letteratura italiana. È tuttavia soltanto da alcuni anni che la Divina Commedia è tornata nei teatri e sulle piazze, grazie alle straordinarie interpretazioni di personaggi come Roberto Benigni o Vittorio Sermonti. Ma ci voglio fenomeni mediatici come questi per apprezzare il valore e il fascino di un libro?

            Il luogo elettivo in cui scoprire la bellezza dei versi di Dante dovrebbe essere la scuola. Dove in effetti qualcosa si muove. Vengono proprio da uomini di scuola letture nuove e stimolanti della Commedia. Dopo aver pubblicato Tre giorni all’Inferno. In viaggio con Dante (Ares), Giovanni Figheramanda in libreria il secondo volume, Il Purgatorio: ritorno all’Eden perduto (sempre Ares), di quella che si preannuncia come una trilogia. In cammino con Dante (Garzanti) si intitola invece il libro di Franco Nembrini. Entrambi sono professori di liceo molto carismatici, che con le loro lezioni dantesche riempiono i teatri, le parrochhie e i centri culturali, trascinando giovani e adulti alla scoperta di un’opera che è in grado di far emergere le domande più profonde dell’uomo.



            Ma perché quest’opera è così importante? «Dante», di ce Fighera, «ha sempre cercato la felicità e la salvezza, i due fini della vita umana, secondo lui. E così, grato per quanto ha incontrato e ricevuto, compone un’opera che ha il fine di accompagnare gli uomini dalla condizione di infelicità/peccato a quella di felicità/beatitudine. La Commedia parla a ognuno di noi, perché parla dell’essere umano, della vita, e lo fa con la potenza e la capacità di comunicazione proprie del genio di Dante». «Noi siamo fatti di desiderio», aggiunge Nembrini, «siamo un desiderio infinito, dunque desiderio di infinito. Oggi, quando tutto ci induce a ridurre il nostro desiderio, ad accontentarci, a pensare che l’ultimo modello di cellulare o l’ultima meta turistica o l’ultima ragazza o ragazzo ci basti, Dante ci richiama al fatto che siamo fatti per l’infinito. Siamo fatti per la totalità, per le stelle. Non per niente “stelle” è la parola con cui chiude ogni cantica, e la parola “desiderio” deriva, etimologicamente, da “stelle”: de-sidera, mancanza delle stelle».

            Come è possibile parlare ai giovani di questa bellezza e di questa prospettiva esistenziale attraverso Dante? Come lo si dovrebbe insegnare a scuola? Risponde Fighera: «Un insegnante deve attrarre gli studenti, non spaventarli. Deve mostrare che ama la Commedia. Un ragazzo ne sarà colpito e si chiederà il perché, guarderà e seguirà. L’opera ha già tutto in sé affinché possa conquistare un giovane». «Qual è il vero ostacolo alla comprensione di Dante?», si chiede Nembrini. «Non la difficoltà della lingua, la differenza di mentalità, … Il problema, forse, è che l’insegnante non sente Dante come compagno. Quando un docente invece sente la Commedia come un compagno di strada, come un’ocacsione per approfondire il proprio gusto della vita, la propria comprensione del mondo, allora ciò inevitabilmente viene trasmesso. Non leggete Dante ai vostri studenti, ma con i vostri studenti, per voi».

            La convinzione che sostiene la visione di Fighera e Nembrini è molto chiara: oggi i ragazzi hanno bisogno di proposte forti, di messaggi di speranza, di grandi ideali. E Dante può offrire una prospettiva fatta di verità e di bellezza. Si chiama “lettura esistenziale”, ed è il contrario di un approccio puramente nozionistico o aridamente scolastico. Quello che allontana i giovani dai libri, anziché avvicinarli. Così Fighera: «Noi tutti abbiamo bisogno di qualcuno che prenda sul serio le nostre domande sulla vita e il nostro bisogno di senso. Dante prende sul serio tutto il dramma dell’esistenza umana». Conclude Nembrini: «Dove c’è un lettore appassionato, che mette in gioco nel dialogo con Dante la propria umanità, le persone capiscono e si entusiasmano».

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