altINTERVISTA Vita nuova

Educare significa, stando all’etimologia stessa della parola, “trarre da”, ex (da) e ducere (condurre). Ma cosa significa oggi educare? E quale è o dovrebbe essere un sistema scolastico in grado di “educare” veramente gli studenti? La stanchezza e la sfiducia infatti sono oggi un grande rischio sia per gli insegnanti sia per gli studenti. Nel suo ultimo libro “Tra i banchi di scuola. Un’avventura sempre nuova” (Ares, 2014, pp. 208, euro 14,80), Giovanni Fighera affronta con la sua consueta passione e originalità l’avventura dell’insegnamento, le sfide scolastiche, le criticità e le innumerevoli risorse, avvalendosi di una lunga esperienza di insegnamento di italiano e latino nei licei di Milano. Giornalista e saggista, ha pubblicato numerosi libri di carattere letterario ed educativo. In questa intervista sulla vita “tra i banchi di scuola”, Fighera ci rivela tutta la profondità e la ricchezza della sua vocazione e passione educativa.

Quando io andavo ancora al liceo (si parla di più di trent’anni fa) l’insegnamento era fatto solo di nozioni e interrogazioni dello stesso livello. La proposta educativa che lei presenta nel suo ultimo libro è invece molto diversa.

Il ragazzo deve poter fare esperienza che la scuola è bella e che è una grande opportunità per sé, per crescere, per conoscersi, per scoprire la realtà e per scoprire se stessi e i propri talenti. Conoscere è un’esigenza naturale dell’uomo. La possibilità che hanno i giovani di oggi di proseguire gli studi è una grazia, un dono, che i ragazzi non sentono più come tale. Percepiscono spesso questa opportunità come un peso, una fatica, un sacrificio da cui evadere prima possibile, magari nei week end. Una volta un mio studente mi ha scritto: «Noi giovani di oggi sopravviviamo durante la settimana, siamo come in apnea, per poi vivere il sabato sera». Immaginiamoci come sarebbe diversa l’avventura scolastica se gli insegnanti si richiamassero a vivere ogni ora di lezione come se fosse la prima, con lo stesso entusiasmo e la stessa carica piena di gioventù e gli studenti percepissero il dono dell’apprendimento come se avessero ottenuto la conquista di andare a scuola per la prima volta.

     

 

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