La ragione del cuore il blog di Giovanni Fighera
FAMIGLIA CRISTIANA. "Ecco perché la Commedia riguarda tutti noi" di Roberto Carnero PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per famiglia cristianaDa sempre tutti riconoscono a Dante Alighieri il ruolo di padre della lingua e della letteratura italiana. È tuttavia soltanto da alcuni anni che la Divina Commedia è tornata nei teatri e sulle piazze, grazie alle straordinarie interpretazioni di personaggi come Roberto Benigni o Vittorio Sermonti. Ma ci voglio fenomeni mediatici come questi per apprezzare il valore e il fascino di un libro?

            Il luogo elettivo in cui scoprire la bellezza dei versi di Dante dovrebbe essere la scuola. Dove in effetti qualcosa si muove. Vengono proprio da uomini di scuola letture nuove e stimolanti della Commedia. Dopo aver pubblicato Tre giorni all’Inferno. In viaggio con Dante (Ares), Giovanni Figheramanda in libreria il secondo volume, Il Purgatorio: ritorno all’Eden perduto (sempre Ares), di quella che si preannuncia come una trilogia. In cammino con Dante (Garzanti) si intitola invece il libro di Franco Nembrini. Entrambi sono professori di liceo molto carismatici, che con le loro lezioni dantesche riempiono i teatri, le parrochhie e i centri culturali, trascinando giovani e adulti alla scoperta di un’opera che è in grado di far emergere le domande più profonde dell’uomo.

            Ma perché quest’opera è così importante? «Dante», di ce Fighera, «ha sempre cercato la felicità e la salvezza, i due fini della vita umana, secondo lui. E così, grato per quanto ha incontrato e ricevuto, compone un’opera che ha il fine di accompagnare gli uomini dalla condizione di infelicità/peccato a quella di felicità/beatitudine. La Commedia parla a ognuno di noi, perché parla dell’essere umano, della vita, e lo fa con la potenza e la capacità di comunicazione proprie del genio di Dante».

 

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BASSANO DEL GRAPPA domenica 2 luglio ore 20:15. L'AMORE TRA FEDE E DESIDERIO PDF Stampa E-mail

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BASSANO DEL GRAPPA

GIOVANI IN FESTA

#DOPPIACOPPIA: un viaggio nella letteratura per scoprire le vere identità dell'amore che spingono il cuore dell'uomo

DOMENICA 2 LUGLIO - GIOVANNI FIGHERA vi aspetta alle 20.15 presso i campi sportivi di Santa Croce con "L'AMORE TRA FEDE E DESIDERIO"

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Maturità, dateci cultura non ideologia PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per maturità studentiQualche giorno fa avevo avanzato delle previsioni sulle tracce degli Esami di Stato cercando di interpretare le parole del Ministro Fedeli che lasciavano intendere che le proposte concernevano percorsi affrontati durante l’anno dagli studenti. Le previsioni non si sono avverate. L’attesa che fosse proposto uno dei grandi scrittori del panorama studiato, mai prima presi in considerazione durante gli Esami di Stato, non si è realizzata, ma neppure sono stati suggeriti nomi importanti come Pirandello o Saba di cui si festeggiano rispettivamente i centocinquant’anni della nascita e l’ottantesimo anno della morte.

Anche per le altre tipologie tutte le previsioni sono state disattese. Per quanto riguarda la tipologia B (articolo di giornale o saggio breve) nell’ambito artistico-letterario negli ultimi anni gli argomenti proposti vertevano sull’affettività (amore, amicizia, rapporto padre-figlio, relazione tra i poeti e la terra natia). Per l’ambito storico-politico era papabile una ricorrenza come quella concernente il sessantesimo anniversario dei Trattati di Roma (1957) o i venticinque anni dalla morte di Giovanni Falcone o ancora gli ottant’anni dalla morte di Antonio Gramsci. Gli stessi argomenti (Giovanni Falcone, Antonio Gramsci, Unione Europea e trattati) potevano diventare oggetto anche nella tipologia C (tema di Storia) o nella tipologia D (tema di attualità). Così, per l’ambito tecnico-scientifico importanti anniversari erano i centocinquant’anni dalla nascita di Marie Curie (studi sulla radioattività) e gli ottant’anni dalla morte di Guglielmo Marconi. Anche in questo caso, gli argomenti potevano essere proposti nel tema di attualità (tipologia D).

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L'AVVENTURA DEL VIAGGIO. INFERNO 10/ Malebolge PDF Stampa E-mail
altL'ottavo cerchio da solo occupa un terzo dell'intera cantica, ma è anche il meno conosciuto. Qui troviamo fraudolenti, ipocriti, simoniaci, indovini, ladri. ma un trattamento durissimo è riservato ai seminatori di discordia, orrendamente sfigurati.
 
 


Ricapitoliamo in sintesi il settimo cerchio. Nel primo girone il Flegetonte con le sue acque iniettate di sangue accoglie i violenti contro il prossimo. I suicidi (secondo girone) sono trasformati in piante formando una selva ove corrono, inseguiti da cagne fameliche, gli scialacquatori delle proprie sostanze. In un sabbione incandescente, colpiti da una pioggia di fuoco, in parte giacciono supini, in parte corrono continuamente o siedono all’intorno quanti si sono macchiati di violenza verso Dio (o direttamente contro di Lui o contro natura o contro l’arte).
Si apre, in seguito, la parte più bassa, più sconosciuta dell’Inferno, quell’ottavo cerchio di Malebolge che da solo occupa per numero di canti un terzo dell’intera cantica. Dante vi giunge a volo sulla groppa di Gerione. Mostro triforme dalla faccia di uomo, dal corpo di serpente o drago e dalla coda di scorpione, sta a guardia del cerchio della frode. A chi lo incontra palesa l’innocenza del bambino, ma nasconde il pungiglione: proprio così l’inganno e la malizia possono agire indisturbati.
«D'ogne malizia, ch'odio in cielo acquista,/  ingiuria è 'l fine, ed ogne fin cotale/  o con forza o con frode altrui contrista./  Ma perché frode è de l'uom proprio male,/  più spiace a Dio; e però stan di sotto/  li frodolenti, e più dolor li assale».
Così, nel canto XI dell’Inferno, viene distinto il cerchio dei violenti da quello dei fraudolenti, che sono considerati più colpevoli e, quindi, collocati più in basso nell’imbuto infernale. L’uomo può usare la frode nei confronti degli sconosciuti (cerchio VIII) o di chi si fida di lui (cerchio IX): «La frode, ond' ogne coscïenza è morsa,/ può l'omo usare in colui che 'n lui fida/ e in quel che fidanza non imborsa./ Questo modo di retro par ch'incida/ pur lo vinco d'amor che fa natura».

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LIBERO. "A spasso per l’Inferno per scoprire che Dante resta sempre attuale" di Silvia Stucchi PDF Stampa E-mail

altMai co­me in que­sti an­ni si ri­va­lu­ta­no i no­stri clas­si­ci. E do­po tan­te lec­tu­rae Dan­tis e tra­smis­sio­ni tv, ora Gio­van­ni Fi­ghe­ra pro­po­ne Tre gior­ni all’In­fer­no. In viag­gio con Dan­te (Ares, pp. 176, eu­ro 13). L’au­to­re è do­cen­te li­cea­le, gior­na­li­sta, blog­ger, sag­gi­sta, ma l’Ali­ghie­ri esal­ta la sua vo­ca­zio­ne più au­ten­ti­ca, quel­la di in­se­gnan­te. Co­sì, con lin­guag­gio pia­no ma ri­go­ro­sis­si­mo, de­li­nea un per­cor­so nell’In­fer­no che po­treb­be be­nis­si­mo es­se­re un per­cor­so di­dat­ti­co.

Mai co­me in que­sti an­ni si ri­va­lu­ta­no i no­stri clas­si­ci. E do­po tan­te lec­tu­rae Dan­tis e tra­smis­sio­ni tv, ora Gio­van­ni Fi­ghe­ra pro­po­ne Tre gior­ni all’In­fer­no. In viag­gio con Dan­te (Ares, pp. 176, eu­ro 13). L’au­to­re è do­cen­te li­cea­le, gior­na­li­sta, blog­ger, sag­gi­sta, ma l’Ali­ghie­ri esal­ta la sua vo­ca­zio­ne più au­ten­ti­ca, quel­la di in­se­gnan­te. Co­sì, con lin­guag­gio pia­no ma ri­go­ro­sis­si­mo, de­li­nea un per­cor­so nell’In­fer­no che po­treb­be be­nis­si­mo es­se­re un per­cor­so di­dat­ti­co.

La strut­tu­ra e per­si­no l’im­pa­gi­na­zio­ne del te­sto, non sof­fo­ca­to da sel­ve di note, in­vo­glia­no al­la let­tu­ra, la mo­le di da­ti si com­bi­na a os­ser­va­zio­ni che non vo­glio­no, ba­nal­men­te, at­tua­liz­za­re Dan­te, ma ne ri­ve­la­no la pro­fon­da uma­ni­tà e il suo es­se­re, in fon­do, an­che no­stro con­tem­po­ra­neo. Dan­te, in­fat­ti, uo­mo del Me­dioe­vo, è sem­pre at­tua­le, per­ché i pro­ble­mi al cen­tro del­la Com­me­dia so­no an­che i no­stri: l’ur­gen­za del Bel­lo e del Ve­ro; il ti­mo­re di non rac­con­ta­re tut­ta la ve­ri­tà; il do­ve­re

La strut­tu­ra e per­si­no l’im­pa­gi­na­zio­ne del te­sto, non sof­fo­ca­to da sel­ve di note, in­vo­glia­no al­la let­tu­ra, la mo­le di da­ti si com­bi­na a os­ser­va­zio­ni che non vo­glio­no, ba­nal­men­te, at­tua­liz­za­re Dan­te, ma ne ri­ve­la­no la pro­fon­da uma­ni­tà e il suo es­se­re, in fon­do, an­che no­stro con­tem­po­ra­neo. Dan­te, in­fat­ti, uo­mo del Me­dioe­vo, è sem­pre at­tua­le, per­ché i pro­ble­mi al cen­tro del­la Com­me­dia so­no an­che i no­stri: l’ur­gen­za del Bel­lo e del Ve­ro; il ti­mo­re di non rac­con­ta­re tut­ta la ve­ri­tà; il do­ve­re di fa­re scel­te dif­fi­ci­li. Co­me ci ri­cor­da l’au­to­re, per com­pie­re il no­stro cam­mi­no e rea­liz­za­re il no­stro de­si­de­rio di be­ne e fe­li­ci­tà, ser­ve un aiu­to, un in­con­tro che ci se­gni (co­me Bea­tri­ce e Vir­gi­lio per Dan­te), dun­que che ci in­se­gni a ele­var­ci. E co­sì, pas­sa­ti in ras­se­gna i prin­ci­pa­li per­so­nag­gi dell’In­fer­no (Pao­lo e Fran­ce­sca, Fa­ri­na­ta, Pier del­le Vi­gne, Bru­net­to La­ti­ni ecc.), que­sto viag­gio si fa leg­ge­re con pia­ce­re, sor­pre­sa e ri­fles­sio­ne. (pubblicato su LIBERO del 12-7-2016)

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Alcuni consigli per affrontare la maturità e le previsioni per le tracce di Italiano PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per esami studentiNON FATEVI PRENDERE DALL’ANGOSCIA, MA CERCATE LA GIUSTA CONCENTRAZIONE E COLTIVATE CULTURA E COMPETENZE

«Cari ragazze e ragazzi, è tutto fatto. La Ministra ha scelto. Le tracce sono molto belle, interessanti e coerenti con il percorso scolastico che avete svolto nell’ultimo anno» ha detto l’Ispettore Branca dopo che il Ministro dell’istruzione Valeria Fedeli ha scelto le tracce per la prima prova dell’Esame di Stato 2017. Era il 4 maggio. È passato ormai un mese e mezzo e la prima prova è alle porte.

            Nel giorno prima degli esami gli studenti cercano di trovare notizie sulle possibili tracce che verranno proposte per la prima prova. Mi sembra opportuno offrire qualche suggerimento agli studenti per i giorni che precedono gli esami (sia le prove scritte che gli orali). Studiate, ripassate ancora, ma non fino a tarda sera. Non è certo quanto immagazzinate e leggete la sera prima che vi permette di affrontare una buona prova. Sarà, invece, importante cercare la giusta concentrazione e, nel contempo, serenità dell’animo per sostenere con tutte le energie del corpo e della mente le prove che verranno nei giorni successivi. Serenità e concentrazione sono una conquista che si possono ottenere anche con lo sforzo di lasciare decantare quanto studiato nei mesi prima. In queste settimane sarà importante anche rispettare gli orari dello studio e del sonno in modo tale da dormire adeguatamente e bene. La giusta tensione per le prove non deve tramutarsi mai in angoscia. Quando sopravviene l’angoscia? Quando non stiamo sul presente, sull’istante, sulla vita, sulla responsabilità incombente, ma iniziamo a pensare all’ignoto, a quanto potrà accadere e che non è nelle nostre mani. Ricordatevi sempre che la realtà non porta all’angoscia, semmai alla tensione e alla concentrazione per quanto sta per accedere. È, invece, la prospettiva di ipotetici scenari futuri lontani dalla realtà presente che innesca in noi l’angoscia della prova. Bene, dovete programmare il vostro lavoro, stilare una tabella di marcia e di studio, rimanere su queste responsabilità concrete ricordandovi che la casa si costruisce sempre mattone su mattone, che la montagna si scala passo dopo passo, non volando. Solo rimanendo istante per istante sui propri passi non si scivola nel dirupo e, un po’ alla volta, ci si trova in cima. Non anticipate, quindi, i tempi, rimanete sulla responsabilità che il presente vi chiede di momento in momento. È l’unico modo per vivere le responsabilità bene, in profondità e, aggiungerei, con maggior garanzia di ottenere risultati. Inoltre, nella vostra tabella di marcia e di lavoro coltivate non solo lo studio, ma anche le competenze che sono fondamentali per le prove richieste. Che cosa intendo dire?

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22 GIUGNO 2017 su RADIO MARIA "IN VIAGGIO CON DANTE VERSO LE STELLE" PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per radio Maria

22 GIUGNO 2017 ORE 10:45

su RADIO MARIA

Giovanni Fighera prosegue il percorso

"IN VIAGGIO CON DANTE VERSO LE STELLE"

PUNTATA IX

CAPANEO E BRUNETTO LATINI

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Radio Maria. TRASMISSIONE "IN VIAGGIO CON DANTE VERSO LE STELLE" PDF Stampa E-mail
Radio Maria meeting 2016  
Puntata 1  
Puntata 2   
Puntata 3   
Puntata 4  
Puntata 5  
Puntata 6  
   
   
   
   
   
   
   
   
 
IL SECONDO OTTOCENTO DA CAPIRE 14- Nostalgia di un mondo che sta sparendo PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per fantasticheria vergaNella raccolta Vita dei campi vi è una novella molto particolare, perché non racconta una storia dall’inizio alla fine, ma è lo spunto per una vicenda che verrà dallo scrittore narrata più tardi nel romanzo I Malavoglia. Si tratta di Fantasticheria, ambientata sulla riviera del catanese, precisamente ad Aci Trezza.

Poche pagine descrivono i luoghi, gli abitanti, la vita che vi si conduce. Ma la particolarità risiede anche nel narratore che non è solidale dal punto di vista sociale ed economico con i pescatori del paese. Chi racconta in prima persona è, infatti, un personaggio altolocato che nel racconto sembra rivolgersi ad un’amica in tono confidenziale come se le scrivesse una lettera ricordandole i giorni trascorsi insieme. Ecco l’incipit: «Una volta, mentre il treno passava vicino ad Aci Trezza, voi, affacciandovi allo sportello del vagone, esclamaste: “Vorrei starci un mese laggiù”». Dopo soli due giorni la donna dal proposito di fermarsi a lungo in quel paese, stanca della monotonia. Così, all’alba del terzo giorno si ritrova alla stazione alla ricerca di un treno che la riporti nel mondo di città civilizzato. Lì, in quel paese che sembra fuori dal tempo, collocato in un mondo mitico ed ancestrale, dove la storia sembra non aver ancor fatto irruzione con i suoi cambiamenti ed il progresso, non vi sono che un piccolo porticciolo con le barche, i faraglioni, gli scogli e il mare. Che cosa possono fare il narratore e la gentildonna se non passeggiare per la strada impolverata, salire sugli scogli, fare un giro in barca e aspettare l’alba sulla spiaggia? Leggiamo con quale maestria e dovizia di linguaggio il narratore descriva l’alba che li sorprende «in cima al fariglione» e la bellezza della donna che sta al suo fianco: «Un’alba modesta e pallida, che ho ancora dinanzi agli occhi, striata di larghi riflessi violetti, sul mare di un verde cupo, raccolta come una carezza su quel gruppetto di casuccie che dormivano quasi raggomitolate sulla riva, mentre in cima allo scoglio, sul cielo trasparente e profondo, si stampava netta la vostra figurina, colle linee sapienti che vi metteva la vostra sarta, e il profilo fine ed elegante che ci mettevate voi». Di fronte a quello spettacolo inusitato la donna non riesce a far altro che esclamare: «Non capisco come si possa viver qui tutta la vita». Eppure, confessa il narratore, vi sono pescatori che in quel luogo trovano tutto ciò che la gentildonna cerca affannosamente nelle grandi metropoli europee.

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La giornata di uno scrutatore PDF Stampa E-mail
altProponiamo la rilettura di Calvino, non attraverso i suoi romanzi più letti e conosciuti, ma attraverso un testo che è il resoconto di fatti davvero accaduti allo scrittore, un giorno, mentre si trovava al Cottolengo. Stiamo parlando de La giornata di uno scrutatore, un libro illuminante su cosa sia l’incontro con la bellezza e con la verità della vita  e su come la libertà umana possa aderire o meno a quanto di bello e vero si è intravisto.



REALTA’ O IDEOLOGIA?

Semplice, breve, apparentemente solo la cronaca di un giorno insolito, La giornata di uno scrutatore è il diario di un miracolo, di un’ Epifania, della scoperta  che la realtà c’è ed è affascinante. È il resoconto di alcuni incontri che portano il protagonista ad una presa di coscienza che di fronte alla vita l’uomo può assumere due atteggiamenti: quello più frequente è partire dal proprio pensiero, dai propri preconcetti e di applicarli alla realtà, a quanto osservato, in un certo modo subordinando il dato esistente alla personale speculazione intellettiva; oppure l’alternativa è quella di guardare la realtà tenendo ben presente l’ideale incontrato e sorprendersi così pervasi da uno sguardo di tenerezza e direi quasi comprensione per l’umano. Atteggiamento ideologico e sguardo realistico sono le due espressioni che possono ben sintetizzare le due posizioni sopra descritte. Ebbene La giornata di uno scrutatore è una delle attestazioni più schiette che siamo tutti possibili vittime dell’ideologia e che l’antidoto all’ideologia è proprio l’apertura di una finestra sulla realtà, finestra che, una volta aperta e spalancata, permette agli occhi di sorprendere pianure immense e alle orecchie di udire parole prima non udibili: un’attrattiva, un fascino, una bellezza allora ci chiamano e ci spronano a uscire dal grigiore in cui si era piombati.

  

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L’AVVENTURA DEL VIAGGIO. INFERNO 8. Pier della Vigna: non basta essere giusti e onesti PDF Stampa E-mail

altSiamo nel settimo cerchio, quello dei violenti, diviso in tre gironi: i violenti contro il prossimo, contro se stessi e, infine, contro Dio, natura e arte. Il canto XIII dell’Inferno è dedicato al secondo girone, in cui compaiono i suicidi e gli scialacquatori, i primi trasformati in pianta, i secondi nudi e condannati a correre, anche se invano, perché comunque graffiati da cagne fameliche.

Appena entrato in una selva spettrale, Dante sente dei rumori strani. Viene allora invitato da Virgilio a strappare un ramo. Il sommo poeta riprende allora il celebre episodio di Polidoro, tratto dal III libro dell’Eneide. L’allusione di Dante («Perché mi schiante?» Inf. XIII, v. 33, «Perché mi scerpi?» v. 35) al testo virgiliano («Quid miserum, Aenea, laceras?», Eneide III, v. 41 ovvero «Perché, Enea, laceri me infelice?») non è un semplice sfoggio di cultura o solo un omaggio al maestro, ma ci vuole introdurre in un’atmosfera di misfatto, di oltraggio nei confronti dell’ordine naturale e divino. Il lettore del canto dantesco, infatti, richiamando alla memoria l’azione scellerata compiuta dallo zio Polimestore nei confronti di Polidoro, delitto che viola la pietas e i naturali rapporti di parentela, si introduce in un’aura surreale, abitata in apparenza da fantasmi. Il bosco è, in realtà, la metamorfosi di chi ha compiuto un gesto altrettanto contro natura di quello di Polimestore, di chi, cioè, ha scisso quell’unità inscindibile tra anima e corpo attraverso il suicidio.

 

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"Lo scrigno spettacolare che fa da casa a San Moscati" di Margherita del Castillo PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per chiesa del Gesù Nuovo NapoliLa Chiesa del Gesù Nuovo, sita a Napoli nell’omonima piazza, è il frutto dello stravolgimento di un’elegante residenza rinascimentale trasformata in luogo di culto cristiano dai padri gesuiti che nel 1584 l’acquistarono dal re di Napoli dopo la confisca dei beni della nobile famiglia Sanseverino. Il palazzo dei principi di Salerno era stato commissionato nel 1470 e affidato alla maestria dell’architetto Novello da San Lucano che costruì un edificio divenuto famoso per la bellezza dei suoi interni, gli affreschi e l’opulento giardino. I confratelli Giuseppe Valeriano e Pietro Provedi furono incaricati dello sventramento del palazzo di cui risparmiarono solo la facciata e il portale marmoreo. La costruzione della chiesa, dedicata all’Immacolata Concezione e al nome di Gesù, fu completata nel 1601.

La superficie del prospetto principale ha mantenuto il bugnato a punta di diamante, con elementi piramidali aggettanti verso l’esterno, familiari al rinascimento veneto. Sul duro  piperno i tagliapietra napoletani incisero degli strani segni che si riteneva potessero caricare la pietra di energia positiva . I Gesuiti modificarono i rilievi del portale, ne prolungarono la cornice, inserirono lateralmente due colonne corinzie di granito rosso e centralmente, sopra il frontone spezzato, il loro emblema: lo scudo ovale che custodisce al suo interno l’abbreviazione IHS del nome di Gesù, la croce e i suoi tre chiodi.

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Clemente Rebora. La poesia brucia PDF Stampa E-mail
alt Sottolineiamo subito una particolarità della figura di Clemente Rèbora (1885-1957) che è, oltre che poeta, sacerdote. Se nel Medioevo la maggior parte degli scrittori e degli uomini colti sono uomini di chiesa tanto che «chierico» è sinonimo di «letterato», ad un certo punto si assiste ad un graduale affrancamento dell’uomo di lettere dalla chiesa. Nel panorama letterario degli ultimi secoli, per intenderci, famoso poeta ordinato sacerdote è Giuseppe Parini. Degli altri raramente viene ricordato il nome.

 

Rèbora, invece, è stato, a detta di Gianfranco Contini, una «tra le personalità più importanti dell’espressionismo europeo» per il «vocabolario […] pungente, il […] registro d’immagini e metafore arditissimo». La maturazione religiosa di Rèbora è graduale. Clemente proviene, infatti, da una famiglia borghese milanese improntata ad «una spiritualità di tipo mazziniano» (Giovanni Mussini). La fiducia illuministica di cui è imbevuto secondo la quale «basti la storia, con le sue scoperte e il suo progresso, a salvare l’uomo» si incrina nel 1909. Possiamo considerare questa una prima conversione. Si dedica dopo il 1910 all’insegnamento e alla scrittura di cui è frutto la sua prima raccolta poetica Frammenti lirici. Vi emergono «l’ambizione alla totalità propria della poesia di Rèbora» (Giovanni Boine), l’insoddisfazione per l’omologazione, un desiderio di grandi ideali, una sorta di pessimismo storico leopardiano, l’incapacità dell’uomo di decifrare la realtà. Vi si avverte «la crisi di Dio dinanzi a una storia che lo emargina in uno spazio remoto e indifferente» (G. Mussini) cosicché all’uomo non resta che prodigare la sua bontà.
 
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Gozzano e il mistero di Dostoevskij PDF Stampa E-mail
 
Gozzano Quell’uomo che era convinto fino ad un secolo prima di creare una civiltà nuova ha verificato l’inconsistenza delle proprie pretese e vive negli anni di fin de siècle il miraggio della Belle Époque, ultima illusione di spensieratezza foriera della imminente guerra. È un’epoca solo apparentemente solare, in realtà profondamente contraddittoria, ambivalente, dai forti contrasti tra i deliri superom istici dannunziani e la percezione dell’inettitudine dei personaggi sveviani, due facce della stessa medaglia su cui è impressa l’effigie dell’uomo, della sua presunzione e, ad un tempo, della sua precarietà.

 

Rappresentante di quest’epoca è Guido Gozzano (1883-1916), autore, tra le altre opere, de La via del rifugio (1907) e de I colloqui (1911). Nella sua poesia domina la forte componente demistificatrice da intendersi anche e soprattutto come aperta polemica con il poeta vate dell’epoca, ovvero Gabriele d’Annunzio, con la sua prosopopea e la sua retorica. Nella scrittura di Gozzano sono chiari i segni dell’attraversamento di d’Annunzio, ma evidente è anche l’inclinazione del poeta verso l’intimismo, il tono languido, l’autoironia, quasi un compiacimento nell’osservare la propria inadeguatezza alla vita e l’inettitudine. La vocazione polemica antidannunziana denuncia anche la complicità con i toni da fanciullino pascoliano, amati dal Crepuscolarismo a cui peraltro Gozzano può essere ascritto.
 
 
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"Una Trinità taumaturgica e patrimonio dell'umanità" di Margherita del Castillo PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per cargiago chiesa trinitàUn oratorio romanico sorgeva fin dal XII o XIII secolo sulle pendici boscose del monte Cargiago, in provincia di Verbania, in una posizione che godeva anche allora di una splendida vista sul Lago Maggiore. Intitolato alla SS. Trinità venne nei secoli ampliato per accogliere i sempre più numerosi fedeli che vi accorrevano. Risale alla prima metà del Seicento la decisione di costruirvi attorno un Sacro Monte, un complesso architettonico dove riprodurre, in scala minore, i Luoghi Santi per consentire ai pellegrini di immedesimarsi e rivivere la Passione di Cristo.  Dell’ambizioso progetto iniziale, per il venir meno, probabilmente, delle risorse finanziarie, si realizzarono, oltre al santuario, solo tre cappelle e il porticato della Via Crucis.

La nuova chiesa, intitolata anch’essa alla Trinità, inglobò la primitiva struttura, corrispondente alla prima campata dell’edificio attuale.  Vi si conservava un affresco ritenuto taumaturgico, tuttora in loco. Si tratta di una Trinità Eucaristica o, più propriamente, una Trinità dell’altare, realizzata da un autore ignoto del XVI secolo, che compare sotto una scena di Crocefissione La tradizione iconografica dei tre ospiti di Abramo ha probabilmente ispirato la rappresentazione del mistero trinitario basata su tre figure di Cristo che si ripetono, identiche: Gesù, seduto ad una mensa, ha di fronte a Sé il calice eucaristico e, benedicente con la mano destra, tiene nell’altra il globo terrestre, usuale simbolo iconografico del Padre Eterno.

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