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IN VIAGGIO CON DANTE VERSO LE STELLE settembre ore 10:30 giovedì 27 settembre su RADIO MARIA

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Senz’altro l’estrema sintesi del ritratto di Stazio e la grande raffinatezza dell’espressione rendono questa autopresentazione una delle più belle di tutta la Commedia. Poco importa se Dante sovrapponga alla memoria del poeta latino P. Papinio Stazio, nativo di Napoli, quella del contemporaneo retore L. Stazio Ursulo, proveniente da Tolosa. Poco importa, ancora, se il poeta fiorentino non ricordi un’altra opera di Stazio, ovvero le Silvae, a lui ignote, perché scoperte solo in età umanistica.

Ora assistiamo ad una piccola scena teatrale. L’affetto che l’anima purificata ha appena manifestato a Virgilio produce il sorriso repentino di Dante, che vorrebbe rivelare a Stazio l’identità della sua guida. Il maestro, però, lo frena «con viso che, tacendo, disseTaci». Solo quando Stazio provoca Dante chiedendo ragioni del suo sorriso, Virgilio, finalmente, lo libera dall’impaccio e lo sprona a parlare. Stazio scopre così di aver di fronte proprio quel Virgilio che lui ha sempre ammirato come maestro di vita e di poesia. Gli si getta ai piedi per abbracciarli, scordandosi dell’impalpabilità delle anime. Tra i due antichi poeti nasce ora un dialogo aperto ed estremamente umano. Virgilio chiede al discepolo come abbia potuto lui, così saggio, cadere nel vizio dell’avarizia. Stazio risponde che non vi è incorso, ma è rimasto nella quinta balza per cinquecento anni a causa della prodigalità (peccato contrario all’avarizia e punito nella stessa balza). Proprio grazie alla lettura del terzo libro dell’Eneide, laddove Virgilio racconta l’episodio di Polidoro (figlio minore di Priamo) ucciso dallo zio Polimestore, Stazio comprende il proprio errore e si pente. E ancora Stazio si converte grazie alla quarta egloga laddove Virgilio esclama: «Secol si rinova;/ torna giustizia e primo tempo umano,/ e progenïe scende da ciel nova». Incontrando i cristiani, l’autore della Tebaide vede che i loro comportamenti sono consonanti con quelli descritti dal poeta mantovano nell’egloga. I seguaci di Cristo si presentano come la nuova discendenza discesa dal Cielo, l’uomo nuovo profetato da Virgilio. Durante le persecuzioni dell’Imperatore Domiziano Stazio fu profondamente addolorato e cercò di aiutarli. In vita, però, per accidia non manifestò mai apertamente la sua conversione. Questo almeno è quanto ci racconta Dante nella sua finzione letteraria. Dal punto di vista storico non compare, invece, alcuna testimonianza che comprovi questa versione.

A Virgilio Stazio attesta tutta la sua gratitudine tanto da confessargli: «Per te poeta fui, per te cristiano». Virgilio è il vero maestro che indica la verità e la bellezza da seguire. Ha avuto la funzione del lampadoforo «che va di notte,/ che porta il lume dietro e sé non giova,/ ma dopo sé fa le persone dotte». Il maestro, colui che guida e che è autorevole, non rimanda mai a sé come risposta ai problemi della vita, ma comunica altro, indirizza al bene e conquista gli altri proprio perché non avvinghia a sé. Gli idoli, al contrario, mostrano se stessi come risposta al bisogno e alle domande dell’uomo, non sono compagnia nel cammino dell’esistenza. Se lo fossero, mostrerebbero tutta la loro inconsistenza.

L’omaggio che Dante rende a Virgilio in questo episodio è davvero grande. Del resto, si sta avvicinando il tempo del congedo dal sommo maestro. Per questo la poesia del poeta mantovano è salutata addirittura attraverso due centoni (ovvero due riprese pressoché letterali di opere virgiliane). La prima è tratta dal terzo libro dell’Eneide («Per che non reggi tu, o sacra fame/ de l’oro, l’appetito de’ mortali?»), la seconda dalla quarta egloga («Secol si rinova;/ torna giustizia e primo tempo umano,/ e progenïe scende da ciel nova»).

Un’ultima considerazione è doverosa. Dall’incontro con Stazio (canto XXI) si dispiega una sezione fino al canto XXVI dedicata alla poesia, dall’antichità fino all’età coeva e al Dolce Stil Novo. Non sarà un caso se, proprio nella cantica più terrena della Commedia,Dante decida di affrontare la sua principale passione: la poesia.

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