Ma ecco che nella famosissima poesia «Corrispondenze» compare un’immagine assai diversa della realtà. Baudelaire descrive un’intima bellezza che attraversa il mondo. L’uomo ha la percezione di poter arrivare a cogliere la verità che sta oltre il sensibile. Il poeta descrive la manifestazione della sacralità del reale, una sorta di epifania. All’uomo si svela il Mistero della realtà, come per un miracolo. L’eliminazione del velo dell’apparenza, la manifestazione della sostanza e della verità delle cose segnano in maniera indelebile la coscienza del poeta. Il miracolo è questa sorpresa dell’evidenza del senso e del significato. Solo lo sguardo attento e aperto può, però, coglierlo. La realtà è, in poche parole, simbolica, ogni particolare rimanda al senso complessivo, ogni dettaglio è in relazione con tutto, con l’universo.

Per questo ogni particolare ha una sua rilevanza. Così lo esprime Baudelaire: «La Natura è un tempio dove incerte parole/ mormorano pilastri che sono vivi,/ una foresta di simboli che l’uomo/ attraversa nei raggi dei loro sguardi familiari.// Come echi che a lungo e da lontano/ tendono a un’unità profonda e buia/ grande come le tenebre o la luce/ i suoni rispondono ai colori, i colori ai profumi.// Profumi freschi come la pelle d’un bambino/  vellutati come l’oboe e verdi come i prati,/ altri d’una corrotta, trionfante ricchezza// che tende a propagarsi senza fine- così/ l’ambra e il muschio, l’incenso e il benzoino/ a commentare le dolcezze estreme dello spirito e dei sensi».

Il mondo appare come un tempio, un’immensa cattedrale, paragonabile ad un bosco. I pilastri sono come piante slanciate verso il Cielo che invitano a sollevare il nostro sguardo dalla terra verso l’azzurro. L’unità profonda della realtà fonde colori, odori, percezioni tattili, secondo il gusto della sinestesia che tanto spazio avrà nei decenni decadenti successivi. L’immagine della cattedrale simile ad un bosco con i pilastri che si trasformano in alberi tornerà qualche anno più tardi nel progetto della cattedrale più importante della contemporaneità, la Sagrada familia di Barcellona, il monumento più visitato nella Spagna contemporanea.

Che cosa permette di vedere l’unità nella molteplicità e nella diversità del reale? Van Gogh scriveva nella lettera al fratello che è un affetto vero che fa dissolvere le sbarre di un carcere come per miracolo. Dante aveva scritto qualche secolo prima nell’ultimo canto del Paradiso: «Nel suo profondo vidi che s’interna,/ legato con amore in un volume,/ ciò che per l’universo si squaderna». In Dio che è amore trova un’unità tutto quello che nell’universo è, invece, separato, incomprensibile, senza legame e senso, come i fogli sparpagliati di un quaderno. (La Nuova Bussola quotidiana del 17-4-2017)

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