Risultati immagini per albatroBaudelaire apre la poesia a nuovi temi mai affrontati prima. Il linguaggio di cui si avvale è una mescolanza di lessico aulico e quotidiano. Anche i «ragni» e i «coperchi» trovano spazio nei versi del poeta, lo spleen e il desiderio di assoluto rappresentano due facce della stessa condizione esistenziale di un uomo che vorrebbe volare nel Cielo e si trova a sprofondare nell’abisso. Siamo farfalle e vermi, angeli e demoni, sguazziamo nel fango perché non riusciamo a librarci nell’aria. Ogni uomo è, in realtà, caratterizzato da questa lacerazione, da una frattura insanabile, almeno con i mezzi puramente umani. La tradizione cristiana spiega questa condizione con il termine «peccato originale»: a causa di questo l’uomo tende al bene, poiché è creato a immagine e somiglianza di Dio, ma la sua fragilità lo porta a compiere il male. Qualcosa di simile scrive san Paolo, quando afferma che compie il male che non vorrebbe, mentre non compie il bene che vorrebbe. Si chiede allora chi potrà salvarlo da questa condizione. Solo Cristo. Solo un Altro ci può salvare, ci può sollevare dall’abisso di male.

Baudelaire ha la stessa percezione e concezione di uomo, ma gli mancano la consapevolezza e la fede che la salvezza proviene da un Altro. Sono pochi gli uomini contemporanei che vivono la coscienza della distanza tra l’aspirazione ideale a cui tendono e la realtà in cui sono immersi. Pochi uomini riescono a riconoscere l’eterno nella quotidianità opaca che hanno di fronte, pochi sanno intravedere quella luce flebile che è segno della strada per uscire dal tunnel.

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