Risultati immagini per vergaNella seconda metà dell’Ottocento anche in Italia si diffondono il positivismo e il naturalismo francese. La traduzione e la lettura dei romanzi d’Oltralpe portano in pochi anni alla nascita anche nel nostro Paese di un movimento letterario collocabile nello stesso ambito scientista: il verismo.

I veristi condividono con i naturalisti alcune idee sull’uomo e sulla letteratura: accettano la condizione deterministica dell’agire umano, considerano la vita interiore spiegabile in termini psico-fisici, vogliono applicare anche alla letteratura il metodo rigoroso della scienza. In che modo è possibile applicare la metodologia della scienza alla letteratura? Lo scrittore deve guardare «i documenti umani», i fatti veri, storici, analizzati con scrupolo scientifico, in maniera oggettiva secondo il canone dell’impersonalità: la mano dell’artista deve rimanere assolutamente invisibile. 

Se tante sono le somiglianze con il naturalismo, non minori sono le differenze che distinguono il verismo dal movimento francese. Il maestro del verismo Luigi Capuana sostiene che la letteratura è un’arte, non una scienza: dalla scienza la scrittura deve prelevare solo lo scrupolo della rappresentazione oggettiva e impersonale, ma non si può sostenere che la letteratura sia subordinata alla sociologia e alla politica. L’arte è autonoma e non è finalizzata al progresso della società o al miglioramento delle condizioni delle classi sociali inferiori. Tra l’altro il verismo appare pessimista sull’effettiva possibilità di cambiamento dei poveri e dei diseredati. Se gli scrittori naturalisti sono convinti che il progresso porterà nel tempo al miglioramento delle condizioni di tutti i ceti e alla risoluzione di tutti i problemi, i veristi appaiono fatalisti e pessimisti al riguardo. Basti pensare al ciclo dei vinti di Verga in cui i personaggi aspirano ad un cambiamento economico e sociale, ma rimangono travolti dalla «marea» del progresso e soccombono. Anche chi riuscisse a scalare i gradini della società è, poi, costretto a soccombere perché si ritrova isolato. 

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