Margherita è una ragazza di quattordici anni che vive l’avventura affascinante, ma, al contempo, piena di trepidazione del primo anno di Liceo. Il suo nome significa «perla».

Nessuna perla è uguale all’altra. Nessuna perla è mai perfettamente simmetrica. E nelle cose di questo mondo è meglio tenersi lontani dalla perfezione: la luna quando è piena comincia a calare, la frutta quando è matura cade, il cuore quando è felice già teme di perdere quella gioia, l’amore quando raggiunge l’estasi è già passato. Solo le mancanze assicurano la bellezza, solo l’imperfezione aspira all’eternità. La perla se ne sta lì con quella sua irraggiungibile imperfezione, nata dal dolore. E dall’amore che lo abbraccia.

L’amore sta al centro dell’opera. L’amore di chi crede ancora nell’altro, nella famiglia e nei figli. L’amore di chi, invece, per fragilità o per egoismo non sa assumersi la propria responsabilità. L’amore di chi ha scelto, ma per stanchezza e delusione se ne va. L’amore di chi si inoltra per la prima volta alla scoperta di questo sentimento. Tante storie si intrecciano in questo romanzo più lungo, più lento, più incline alla riflessione e all’ammaestramento rispetto al primo successo di D’Avenia Bianca come il latte, rossa come il sangue.

Sono storie di ragazzi e di adulti. Vi sono due famiglie diverse, una coesa e unita, l’altra divisa. Il mondo della scuola è centrale nel romanzo, come pure fondamentale è il viaggio di Margherita alla ricerca del padre che ha lasciato sola la madre e i figli, simile al viaggio di Telemaco partito per ritrovare Ulisse nell’Odissea. L’amore passa attraverso il perdono e la riconciliazione, la capacità e la volontà di recuperare, di soffrire e di ripartire, insieme. Così, il padre di Margherita saprà riconciliarsi con la moglie, mentre il suo insegnante di Italiano, tanto avvincente nell’insegnamento quanto incapace ad amare nella pratica, saprà accettare la sfida dell’impegno e della responsabilità con la sua Stella. Margherita incontrerà Giulio, un bellissimo ragazzo che, abbandonato dai genitori, non ha conosciuto nell’infanzia un vero abbraccio affettuoso.

È un romanzo ricco di umanità, di tenerezza e di speranza: la speranza che l’amore è sempre possibile per ciascuno di noi. La speranza è la vera protagonista di questa storia. Il nostro cuore la invoca e la desidera. La realtà ci rafforza nella certezza che c’è un destino buono pensato per ciascuno di noi. Vivamente consigliata è, quindi, la lettura di questo romanzo non solo per gli adolescenti, ma anche per gli adulti.pubblicato su La bussola quotidiana del 21-1-2012)

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