La poesia ricostruisce, così, quanto la storia non ha raccontato, quegli ultimi istanti in cui dopo essere stato colpito con un duplice colpo, uno al petto e l’altro al volto, Manfredi si pente di quanto ha compiuto e chiede perdono a Dio. L’Imperatore, infatti, racconta a Dante:

 

 

Poscia ch’io ebbi rotta la persona

di due punte mortali, io mi rendei,

piangendo, a quei che volentier perdona.

 

Basta, quindi, anche un solo istante di riconoscimento della onnipotenza divina, della nostra pochezza e del nostro peccato, della sua capacità a salvarci perché per noi si aprano le porte dell’eterna felicità. Manfredi non accederà direttamente al Paradiso, ma dovrà purificare quelle colpe di cui si è macchiato in Terra e che non ha espiato nel viaggio terreno.

Qualcosa di simile è accaduto a quel Bonconte da Montefeltro, protagonista del canto V del Purgatorio, che apostrofa Dante con una captatio benevolentiae chiedendo al poeta di riportare sulla Terra quanto ha visto e udito relativamente alla sua vita. Ancora una volta la poesia della Commedia rivela quanto la storia non ha tramandato ai posteri, ovvero gli ultimi istanti di Bonconte e la sua resa a Dio. Racconta l’anima purgante che nella battaglia del 1289 fu colpito alla gola, «fuggendo a piede e sanguinando il piano». Senza più facoltà di vista e udito, concluse i suoi ultimi istanti «nel nome di Maria». A questo punto Dante descrive una drammatica scena teatrale in cui l’angelo di Dio scorna il demone infernale accorso sul luogo della morte di Bonconte per portarsi all’Inferno l’anima. Beffato, il diavolo grida:

 

Tu ne porti di costui l’etterno

per una lagrimetta che ‘l mi toglie;

ma io farò de l’altro altro governo.

 

Se l’anima è salva, il corpo viene, invece, trasportato dalla pioggia in un fiume lì vicino. Bonconte conclude:

 

Lo corpo mio gelato in su la foce

trovò l’Archian rubesto, e quel sospinse

ne l’Arno, e sciolse al mio petto la croce

ch’i’ fe’ di me quando il dolor mi vinse;

voltommi per le ripe e per lo fondo,

poi di sua preda mi coperse e cinse.

 

Nessuno poté, così, vedere la croce che Bonconte aveva disegnato sul proprio petto con le braccia. Tranne, si intende, Dio, che tutto vede e scruta nel profondo.

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