altDante struttura le cantiche con perfezione, equilibrio, armonia, infittendo i canti di significazioni numeriche e simboliche. Niente appare casuale. Abbiamo già riscontrato nel percorso sull’Inferno e sul Purgatorio alcuni richiami particolari. Uno su tutti: il canto L della Commedia, che è quello centrale e coincide  con il XVI del Purgatorio, mette a tema i fattori principali della natura umana e l’importanza fondamentale della libertà. Potremmo chiederci se anche i santi siano stati collocati nel Paradiso secondo un ordine prestabilito, ricercando la loro ubicazione. 

Se dividessimo la terza cantica in tre parti, riscontreremmo la presenza di figure basilari nel canto iniziale e conclusivo di ciascuna. Vi è come un percorso cronologico che dall’epoca contemporanea a Dante ritorna indietro nel tempo fino al momento dell’incarnazione. Potremmo parlare di una prospettiva temporale retrograda. Nel primo canto troneggia la figura di Beatrice, colei che ha permesso al poeta di incontrare Cristo, mentre nell’XI canto (che conclude il primo terzo della cantica) incontriamo san Francesco, uno dei santi principali del Duecento e dell’intera storia della Chiesa. La seconda parte si apre con san Domenico (canto XII), santo ancora del XIII secolo e si conclude con san Benedetto, fondatore del monachesimo occidentale nel VI secolo (canto XXII). L’ultima parte introduce il trionfo di Cristo (canto XXIII) e attraverso l’incontro con grandi apostoli (tra cui san Pietro, san Giacomo, san Giovanni) conduce fino alla Madonna che con il suo «sì» ha permesso l’incarnazione rendendosi così corredentrice dell’umanità e, infine, alla visione della Trinità. Dai santi contemporanei si passa così gradualmente a quel momento nel tempo in cui il Mistero facendosi carne umana ha mostrato all’uomo il modello da seguire (Gesù Cristo) per il proprio compimento: da allora ogni uomo è chiamato alla santità. 

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