altGià in altri canti della Commedia Dante ci aveva mostrato la sua visione provvidenziale della storia. Non significa certo che il poeta fiorentino creda, in termini hegeliani, che tutto ciò che è razionale sia reale e tutto ciò che è reale sia razionale, ovvero, per dirla in altri modi, che tutto ciò che accada in Terra sia buono e giusto. Dante non vuole giustificare le ingiustizie, le sopraffazioni, le violenze, lo si è visto più volte nel percorso tra Inferno e Purgatorio. Il Fiorentino è, però, fermamente convinto che esista un disegno più alto, provvidenziale e che il Creatore del mondo non è distante dalla vita degli uomini, certo si avvale anche di loro per intervenire nella storia. «Dio ha bisogno degli uomini» recita un film di Jean Delannoy tratto dal romanzo di Henri Queffélec.

            Così nel canto II dell’Inferno avevamo letto a riguardo di Enea: «fu de l’alma Roma e di suo impero/ ne l’empireo ciel per padre eletto:/ la quale e ’l quale, a voler dir lo vero,/ fu stabilita per lo loco santo/ u’ siede il successor del maggior Piero./ Per quest’andata onde li dai tu vanto,/ intese cose che furon cagione/ di sua vittoria e del papale ammanto». Ovvero Enea viene scelto nel Paradiso come padre di Roma e del suo Impero: Roma sarà anche sede del papato e, quindi, cuore del mondo.             

            Potremmo anche dire che la visione della storia dantesca è lineare, prevede un inizio, uno svolgimento e un epilogo. La creazione ha dato avvio allo spazio e al tempo così come li conosciamo. All’interno della linea della storia (quella che è documentata attraverso le fonti scritte) è radicata la storia della salvezza che inizia attraverso la rivelazione raccontata nella Bibbia nelle vicende di Abramo, di Mosè e i Profeti fino ad giungere a quella che san Paolo chiama pienezza dei tempi, il momento in cui Dio si incarna nel Figlio Gesù Cristo, sotto l’impero di Ottaviano Augusto (27 a. C.- 14 d. C.) quando si verifica una pace universale, la cosiddetta pax augusta, viene chiuso il tempio di Giano, Roma sospende l’attività belligerante e imperialistica (o almeno così sostiene nella propaganda dell’imperatore).

 

 

Commenta questo Articolo