altSiamo nel primo Cielo della Luna. Due dubbi si assiepano nella mente di Dante e Beatrice, che sa leggere bene il cuore del poeta, una volta ancora, prima che la domanda venga espressa, dissolve le nebbie. Dante vorrebbe sapere come sia possibile che la violenza perpetrata da un altro possa provocare meno beatitudine in chi la subisce e, in secondo luogo, dove ritornino le anime dopo la morte del corpo. Rispondendo prima alla seconda domanda, Beatrice rivela che le anime si presentano nei diversi cieli per rivelare il loro differente grado di beatitudine, anche se, in realtà, si trovano tutte nell’Empireo nella Candida rosa. Le anime che compaiono nel Cielo della Luna hanno un grado inferiore di beatitudine rispetto alle altre.

            Ecco, poi, la risposta al primo dubbio: le anime che sono state intaccate dalla violenza altrui non hanno mostrato una volontà assoluta, altrimenti si sarebbero contrapposte alla violenza perpetrata da altri e, una volta rapite dal convento, vi sarebbero ritornate. Nascono, però, ulteriori perplessità nella mente di Dante che troveranno risoluzione nelle parole di Beatrice. Non è, però, questo il luogo per soffermarci ulteriormente sul primo Cielo.

            Saliamo piuttosto con Dante e Beatrice al secondo Cielo di Mercurio ove si trovano coloro che hanno operato bene, ma per desiderio di gloria. Vi compaiono tante luci. All’interno di una di queste si intravede una figura umana. Sollecitata da questa e da Beatrice, Dante esplicita la sua domanda e chiede: «Non so chi tu se’, né perché aggi,/ anima degna, il grado de la spera che si vela a’ mortai con altrui raggi».

           Il canto VI che seguirà conterrà la risposte. Ricordiamo che il poeta riserva al canto VI sempre una funzione politica. Nell’Inferno Dante aveva incontrato il conterraneo Ciacco e aveva affrontato il problema delle discordie interne a Firenze. Nel Purgatorio Dante aveva presentato i problemi che dilaniano da tempo l’Italia, si era scagliato contro il suo paese, ricordando, però, anche come fosse la patria dell’Impero e del Papato. Dante aveva ricordato, inoltre, che proprio l’Italia era stata la sede di un Impero che aveva ottenuto un’unità territoriale, politica e giuridica. Il poeta fiorentino aveva fatto, poi, riferimento anche all’opera legislativa di Giustiniano che riunì nel Corpus iuris civilis tutte le leggi emanate nello stato romano in mille anni di storia, facendo eliminare quelle superflue e ripetitive. Dante anticipa così il tema centrale del canto VI del Paradiso dove incontra proprio l’Imperatore Giustiniano.

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