altSuperata la prima prova, nel canto XXV Dante si appresta a rispondere alle domande che gli porrà san Giacomo. Siamo sempre nel Cielo delle stelle fisse ove Dante si trova allietato dalla compagnia della guida e maestra Beatrice che lo esorta a mirare «il barone» (san Giacomo) a causa del quale sulla Terra si va in pellegrinaggio in Galizia.

Figlio di Iacopo di Zebedeo, soprannominato il Maggiore, mentre il figlio di Alfeo era chiamato il Minore, morì martire nel 62 per disposizione di Erode Agrippa. Si racconta che il suo corpo fosse trasferito in Galizia ove fu costruito il santuario di san Giacomo o san Iacopo o Santiago di Compostella. Nel Medioevo divenne una delle mete preferite di pellegrinaggio. Nella Vita nova Dante racconta che erano detti palmieri quanti ritornavano dal pellegrinaggio a Gerusalemme, romei chi andava a Roma e pellegrini in senso stretto chi si recava a Santiago. I toscani contemporanei a Dante avevano una particolare predilezione per questo nome tanto che era il più diffuso nella regione: Dante stesso chiamò così il terzogenito.

L’apostolo, che più volte fu scelto da Gesù insieme al fratello Giovanni e a Simone detto Pietro (nella trasfigurazione sul Tabor, nella resurrezione della figlia di Giairo, nella preghiera dell’orto degli Ulivi), è il campione della speranza, mentre Pietro della fede e Giovanni della carità. Così almeno nell’esegesi medioevale.

Proprio per questo ora san Giacomo ha il compito di interrogare Dante sulla speranza. La prova è strutturata in tre parti. Il poeta dovrà rispondere quale sia la natura della speranza, se ne abbia e da dove gli provenga.

 

 

Commenta questo Articolo