altNel suo percorso in Paradiso Dante ha già incontrato grandi santi, come san Francesco e san Domenico. Nel cerchio settimo di Saturno, ove si trovano le anime contemplative, il poeta può parlare con un altro gigante dell’Occidente, nominato patrono dell’Europa nel 1964 da papa Paolo VI, uno dei santi che hanno maggiormente contribuito alla realizzazione di un’unità culturale in un momento in cui l’Impero romano d’Occidente era crollato e le orde barbariche invadevano le province latinizzate: san Benedetto da Norcia, vissuto all’incirca tra il 490 e il 560.

Disgustato dai costumi corrotti dei romani incontrati negli anni di studio, Benedetto si ritira in una spelonca presso Subiaco per condurre una vita eremitica. Nel tempo molti rimangono affascinati dalla sua figura e dal suo modo di vivere. Il numero dei discepoli cresce. Benedetto fonda un’abbazia nei pressi di Montecassino e redige una regola che più tardi, sotto l’Impero carolingio, sarebbe stata estesa a quasi tutti i monasteri dell’Europa. Leggiamo nella Regola: «L’abate non deve insegnare o stabilire o comandare nulla che sia fuori della legge del Signore, ma il suo comando e il suo insegnamento siano infusi nella mente dei discepoli come lievito di giustizia. […] Odi i vizi, ami i fratelli, ma anche nel correggere proceda con prudenza e senza eccessi, per evitare che, volendo raschiare troppo la ruggine, finisca spezzato il vaso. […] Il primo gradino dell’umiltà è l’obbedienza senza indugio». La vita dei monaci è improntata alla preghiera, al lavoro, alla lettura.

Come abbiamo notato in precedenza, la collocazione di questo santo è particolare: ci troviamo nel canto ventiduesimo, che conclude il secondo terzo della cantica. Ci stiamo avvicinando in un cammino temporale retrogrado (dai santi contemporanei a Dante a quelli coevi a Cristo) all’incontro dapprima con gli apostoli e poi con Cristo e la Madonna fino alla visione finale del Dio uno e trino.

 

 

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