altL’8 giugno del 1290 moriva Beatrice, Bice di Folco Portinari. Non aveva ancora compiuto venticinque anni, era di pochi mesi più giovane di Dante. La sua morte improvvisa lasciò un segno indelebile nel poeta fiorentino che, entrato in una crisi esistenziale e spirituale, avrebbe negli anni successivi seguito corsi di filosofia dai domenicani di Santa Maria Novella e dai francescani di Santa Croce. Questi anni di studio e di ripensamento avrebbero portato Dante a comporre la Vita Nova tra il 1292 e il 1294, una sorta di romanzo dove l’anima si confessa e rilegge la propria storia proprio a partire dal primo incontro con quella donna a nove anni. L’opera, pur se apprezzabile esito giovanile di un Dante non ancora trentenne che si era tra l’altro cimentato finora solo in rime, non deve aver pienamente soddisfatto il Fiorentino, se nell’ultimo capitolo della Vita Nova, il quarantaduesimo, il poeta promette di non scrivere più per quella donna finché non abbia raggiunto la capacità di comporre versi così belli che nessuno ha mai composto per il proprio amore: «Appresso questo sonetto apparve a me una mirabile visione, ne la quale io vidi cose che mi fecero proporre di non dire più di questa benedetta infino a tanto che io potesse più degnamente trattare di lei.E di venire a ciò io studio quanto posso, sì com’ella sae veracemente. Sì che, se piacere sarà di colui a cui tutte le cose vivono, che la mia vita duri per alquanti anni, io spero di dicer di lei quello che mai non fue detto d’alcuna. E poi piaccia a colui che è sire de la cortesia, che la mia anima se ne possa gire a vedere la gloria de la sua donna, cioè di quella benedetta Beatrice, la quale gloriosamente mira ne la faccia di colui qui est per omnia secula benedictus» (Vita nova, XLII).

Siamo solo nel 1294, probabilmente dieci anni prima dell’inizio della stesura dell’Inferno, ma Dante ha –così almeno io credo- già concepito il progetto della Commedia. Non solo. Con tono profetico il Fiorentino scrive che, quando concluderà quel testo, potrà finalmente morire e andare in Cielo e rivedere Beatrice che è dinanzi a Dio. Beatrice non è protagonista dell’Inferno ove compare solo nel canto II come una delle tre donne benedette che nel Cielo si sono mosse per salvare Dante.

 

 

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