L’ultima prova, sembra ormai scontato, riguarderà la terza virtù teologale, la carità che scaturisce dalla fede e dalla speranza. Incaricato di interrogare Dante al riguardo è s. Giovanni evangelista. La conduzione del colloquio avviene, però, in forma differente rispetto alle precedenti prove. Infatti, l’apostolo da Gesù prediletto vuole cogliere subito l’essenziale e chiede, per questo, al poeta quale sia l’oggetto della carità:

 

Lo ben che fa contenta questa corte,

Alfa e O è di quanta scrittura

mi legge Amore o lievemente o forte.

Ovvero: «Il sommo bene, Dio, che appaga di sé questa corte dei beati […] è principio e fine di tutto quanto l’amore, a qualsiasi grado d’intensità, m’insegna e detta dentro». A questo punto Dante è invitato ad argomentare meglio. Allora aggiunge che il bene, in quanto tale, suscita amore: Dio, sommo bene, è l’oggetto primario dell’amore.

 

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