Tratto dal capitolo V di PARADISO. IN VIAGGIO CON DANTE VERSO LE STELLE (edizioni Sugarco)

La Commedia può essere considerata un vero e proprio catechismo.

Nel percorso della Commedia Dante dedica ampio spazio alla fede. Nel canto XXIV del Paradiso il poeta sostiene addirittura il primo esame proprio riguardo alla fede per poter accedere alla visione di Dio.  Alla domanda di san Pietro risponde che «fede è sustanza di cose sperate/ e argomento de le non parventi», cioè essa «è il fondamento sostanziale delle nostre speranze», nel contempo è «la premessa concettuale dalla quale dobbiamo dedurre ciò che non vediamo». Nella professione di fede di Dante si coglie la perfetta ortodossia della sua posizione religiosa.

Qual è il contenuto della fede? In che cosa crede Dante? Proprio davanti a san Pietro il poeta attesta:

 

[…] Io credo in uno Dio

solo ed etterno, che tutto ’l ciel move

non moto, con amore e con disio;

[…]

E credo in tre persone etterne, e queste

credo una essenza sì una e sì trina,

che soffera congiunto sono ed este.

(Paradiso XXIV, vv. 130-32. 139-41)

 

A seguire il poeta sosterrà gli esami sulla speranza e sulla carità. Che cos’è la speranza? «È confidente aspettativa della gloria futura, prodotta dalla grazia divina e dai meriti accumulati». E qual è il contenuto? Che cosa spera il credente? Il Paradiso, risponde Dante, e la resurrezione dei corpi. Dopo l’esame sulla speranza segue quello sulla carità, che scaturisce dal percorso della fede e della speranza.

Sto evidentemente sintetizzando gli esami di Dante sulle tre virtù teologali che riprenderemo al momento opportuno.

Queste anticipazioni ci permettono già fin da ora di capire come la Commedia sia tutt’altro che superata e pienamente in linea con il credo cristiano. Dirò di più: attraverso le tre cantiche, come ha sottolineato papa Benedetto XVI, è suggerito per noi tutti un cammino umano e di fede per la nostra salvezza e per la redenzione del mondo.

Sorge fin da subito la domanda se quanto spesso si sente affermare riguardo all’arretratezza del capolavoro dantesco dal punto di vista teologico corrisponda a verità. Mi è capitato, spesso, di sentire siffatte affermazioni perentorie in ambienti di formazione dei docenti nel confronto tra gli insegnanti oppure anche in ambienti ecclesiastici. Il giudizio sul superamento della Commedia è ormai consolidato, si salva l’aspetto artistico del capolavoro, nel migliore dei casi, ma non si riconosce un piano dottrinale valido e ancora attuale.

Nella Commedia Dante si riferisce in modo costante alle Sacre scritture. Nel Paradiso Beatrice redarguisce le scuole filosofiche che falsificano le verità rivelate (canto XXIX) e invita tutti noi a rivolgersi alla Bibbia (canto V, vv. 76-78):

 

Avete il novo e ‘l vecchio Testamento,

e ‘l pastor de la Chiesa che vi guida;

questo vi basti a vostro salvamento.

 

La Commedia permetterebbe da sola di affrontare un percorso completo di morale e di religione.

Per quel che concerne la vita morale in tanti canti Dante mette a tema la ragione, la libertà, le virtù teologali e cardinali, i peccati e i vizi capitali. Tutto il viaggio documenta il metodo per camminare nella vita verso la felicità e la salvezza.

Per quel che concerne la religione Dante tratta, tra i tanti argomenti, della creazione ad opera della Trinità divina (come insegna il Credo niceno e il pensiero di san Tommaso), di Adamo ed Eva e del peccato originale, del Paradiso terrestre, della redenzione operata da Dio attraverso l’incarnazione, della Chiesa una, santa e cattolica, dell’escatologia (la fine del mondo, la parusia e la resurrezione dei corpi).

Sono affrontati e spiegati, poi, anche i sacramenti, evidentemente non in modo sistematico. Più volte è menzionato il battesimo. L’importanza della confessione è sottolineata dalla porta di accesso al Purgatorio in cui i tre gradini di tre colori differenti, bianco, scuro e rosso, rappresentano le tre distinte fasi della confessione, rispettivamente la contritio cordis (la contrizione del cuore), la confessio oris (la confessione a parole) e la satisfactio operis (la soddisfazione per mezzo delle opere). La purificazione del peccato avviene solo passando attraverso il sacramento della confessione.

Veniamo ora agli altri sacramenti. Dante non adduce alcun riferimento esplicito alla cresima, anche se nella descrizione della processione nel Paradiso terrestre i candelabri rappresentano il settemplice dono dello Spirito Santo che discende sull’uomo dopo la cresima o sacramento della riconfermazione.

In alcuni versi del Paradiso c’è un richiamo all’eucarestia (canto XVIII, vv. 127-129). Dante affronta direttamente la consacrazione, mentre parla del matrimonio in modo incidentale, compaiono spesso termini come «sposo», «sposa», soprattutto in riferimento a Cristo e alla Chiesa. L’unzione non è mai nominata.

Le preghiere, pressoché assenti nell’Inferno, attraversano gli altri due regni.

I principi negligenti nell’Antipurgatorio cantano il Salve, Regina. Prima dell’ingresso nel Purgatorio altre anime intonano Te lucis ante, un inno che si recita per chiedere di tenere lontano le tentazioni della notte. Appena entrato nel secondo Regno, Dante sente cantare Te Deum laudamus, l’inno di ringraziamento di fine anno per i benefici ricevuti. In tutte le balze preghiere e salmi allietano e confortano il cammino.

Eccone alcuni esempi: nella prima i superbi recitano il Padre nostro, nella seconda gli invidiosi le Litanie dei santi, nella quinta gli avari Adhaesit pavimento anima mea e Gloria in excelsis Deo, nella sesta i golosi il versetto Domine, labia mea aperies appartenente al Miserere.

Anche nel Paradiso le preghiere allietano il viaggio di Dante. Solo alcuni esempi: nel canto III Piccarda recita l’Ave Maria, nel canto XXIII i beati cantano il Regina Coeli (antifona del tempo pasquale), nel canto XXVII il Gloria.

L’inno Vergine Madre, figlia del tuo figlio, che apre l’ultimo canto del Paradiso, preludio alla visione di Dio, inserita anche tra le preghiere liturgiche, è una delle più belle invocazioni che siano mai state rivolte alla Madonna.

 

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