San Francesco e i francescani predicavano la Buona novella per il mondo, vivendo di elemosina. La loro dimensione rappresenta la coscienza dell’uomo medioevale di essere homo viator, in viaggio dalla Terra verso la vera patria celeste, in cammino dalla condizione di peccato verso la beatitudine. Questa condizione di movimento è costitutiva della percezione dell’uomo sia quando la forma esteriore di vita è stanziale, come per molti monaci, sia quando invece assume la dimensione dinamica del viaggio fisico, come nel pellegrinaggio che diventa l’emblema dell’uomo che è in cammino verso Cristo. Nel Canzoniere Petrarca immortala un vecchierello che abbandona la propria famiglia per mettersi in viaggio verso Roma per vedere la sacra Veronica, il fazzoletto col volto di Cristo.

Qualche decennio prima Dante stesso ci presenta i pellegrini nella Vita nova, l’opera giovanile che racconta la vicenda dell’incontro con Beatrice. Morta la donna amata, un giorno Dante vede arrivare a Firenze un gruppo di persone mai viste nella città, che lui identifica come pellegrini.

“Peregrini si possono intendere in due modi, in uno largo e in uno strecto: in largo, in quanto è peregrino chiunque è fuori della sua patria; in modo strecto non s’intende peregrino se non chi va verso la casa di Sa’ Jacopo o riede”.

I pellegrini nel Medioevo, continua Dante nell’opera, possono anche recarsi a Gerusalemme, e in questo caso sono detti palmieri perché portano indietro le palme, oppure a Roma, e vengono detti romei. In tutti e tre i casi i pellegrini «vanno in servigio dell’Altissimo». Ciò significa che lo spirito del pellegrino sta in questa offerta riconoscente, in cammino per vedere, per ascoltare, per conoscere Cristo e la sua rivelazione oggi.

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