La ragione del cuore il blog di Giovanni Fighera
IL SECONDO OTTOCENTO DA CARIRE-3- Baudelaire, brama di assoluto e discesa agli inferi PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per baudelaireDue poeti incidono profondamente sulla poesia del secondo Ottocento e, più in generale, sulla poesia contemporanea: da un lato quel Leopardi che, nutrito di classicità, di filologia e di lingue antiche, in nome della vitalità, della libertà espressiva, della ricerca della felicità e della verità, approderà a poetiche del tutto nuove e mai sperimentate fino ad allora e alla creazione di una musicalità e di una libertà metrica inaspettata per quegli anni; dall’altra Baudelaire che apre nuovi orizzonti alla lirica attraverso la rottura del vietato letterario o, potremmo meglio dire, l’apertura in poesia a situazioni, personaggi ed oggetti mai prima comparsi in versi.

A Baudelaire si dovrà la diffusione della dimensione del simbolismo nella poesia successiva e, in particolar modo, nel Decadentismo (si pensi a Pascoli), come pure la commistione di arte e vita che caratterizzerà il maledettismo francese come pure la Scapigliatura italiana e l’Estetismo europeo. Ma certamente le suggestioni che provengono dai due grandi monumenti della letteratura mondiale non finiscono qui.

Nato a Parigi nel 1821, proveniente da una famiglia agiata, Baudelaire perde il padre a soli sei anni. La madre si risposa con un ufficiale con cui il figlio non instaurerà mai un buon rapporto. Fin dagli anni delle scuole superiori Baudelaire inizia a coltivare la passione per la scrittura. Terminato il Liceo, frequenta locali alla moda parigini e postriboli, spendendo ingenti somme di denaro. Nel 1842 parte per un viaggio in India: è una ricerca dello spirito, lontano dal frastuono della metropoli parigina. Ammalatosi lungo il viaggio, Baudelaire non arriverà mai in India.

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Perchè è bello studiare? PDF Stampa E-mail
altStudiare è bello e mi interessa! È un’affermazione forte e che suona a dir poco provocatoria. Ditelo a quei ragazzi che passano ore della giornata a studiare perché sentono il dovere di farlo e vogliono riuscire a conseguire buoni risultati o a quelli che studiano perché devono recuperare dei risultati negativi o a quelli che passano la maggior parte della loro giornata dedicando il loro tempo ad altre passioni o ad altri svaghi. Ditelo ai ragazzi che si sono sempre sentiti dire che si deve studiare, perché è un dovere e basta, perché così si conseguiranno degli obiettivi nella vita, si otterranno diploma e laurea e si eserciterà, poi, una professione.

CONTA SOLO L’OGGI. Siamo arrivati alle ultime settimane prima della fine del quadrimestre e l’obiettivo, quello delle valutazioni finali, appare più vicino. Ora si vedranno moltiplicati gli sforzi di molti studenti. Aveva ragione Leopardi quando osservava nello Zibaldone che la tendenza a procrastinare la felicità al futuro sino a giungere al desiderio di conseguire la felicità dai posteri si accentua sempre più man mano che l’uomo cresce e si fa adulto ed è pressoché assente nel bambino. Questi non pensa che al presente e riesce a concepire il futuro solo come l’attimo immediatamente successivo al presente tanto che «proporre al fanciullo (per esempio negli studi) uno scopo lontano (come la gloria e i vantaggi ch’egli acquisterà nella maturità della vita o nella vecchiezza, o anche pur nella giovinezza), è assolutamente inutile per muoverlo (onde è sommamente giusto ed utile l’adescare il fanciullo allo studio col proporgli onori e vantaggi ch’egli possa e debba conseguire  ben tosto, e quasi di giorno in giorno, ch’è come ravvicinare a’ suoi occhi lo scopo della gloria e dell’utilità degli studi…)».

 

 
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Valutare gli studenti? Ci vuole un maestro PDF Stampa E-mail

altSiamo giunti quasi alla conclusione dell’anno scolastico. Negli ultimi mesi si vedono moltiplicati gli sforzi degli studenti per recuperare i risultati negativi e per migliorare le valutazioni conseguite fino a quel momento. Vogliamo allora proporre una riflessione sul senso delle prove, delle verifiche e delle valutazioni. Scrive Mirella Bocchini in Colloqui con una professoressa: «Non possiamo dare per scontato il soggetto che vuole imparare». Nella scuola di oggi si assiste alla «pretesa delirante di una didattica standard fondata non sulla cura della persona nella sua reale situazione, ma su un’astrazione del concetto di allievo». Si guarda «il ragazzo senza tener conto della sua posizione umana di passività, disinteresse, demoralizzazione dell’io».

Che cosa si deve fare? Bisogna ricostruire l’io e «farlo diventare consapevole di sé sotto due aspetti fondamentali: innanzi tutto nella capacità logica, cioè nella capacità di ragionare. In secondo luogo nella sua capacità affettiva, cioè nella curiosità amorosa verso la realtà, le cose e le persone».

I ragazzi devono cioè sperimentare che sono capaci. Gli insegnanti devono valorizzare le capacità e la verità. Nella spiegazione «occorre rendere i contenuti il più possibile accessibili, senza rinunciare alla parola viva». Mirella Bocchini, inoltre, suggerisce «concrete modalità didattiche che hanno contribuito a ricostruire l’umanità degli studenti, come, per esempio, la valutazione o lo svolgimento del tema». All’inizio, alle prime interrogazioni, il voto va discusso di fronte a tutta la classe, nel senso che il docente deve chiarire a tutti i criteri con cui viene assegnato, quali siano i criteri di valutazioni e le richieste dell’insegnante. Il ragazzo, così, si sentirà sempre più protagonista, non subirà la valutazione, ma comprenderà il metodo.

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AL CUORE DI LEOPARDI 2. La geniale intuizione nella poesia "Alla sua donna" PDF Stampa E-mail

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La lettera a Jacopssen è la prova più incontestabile che la domanda di felicità non sia venuta meno in Leopardi anche nei momenti di maggiore sconforto. L’atteggiamento del cuore che emerge in questa lettera potrebbe preludere alla conversione. Il poeta, infatti, si rende conto che è vera saggezza cercare la felicità nell’Ideale, ha nostalgia dell’epoca in cui ancora perseguiva ciò e riconosce che l’amico affronta la questione con «ragionevolezza e profondità».

All’età di venticinque anni Leopardi è già ben cosciente che il cuore dell’uomo è desiderio e capacità di Infinito, proprio come se fosse un contenitore che non può mai essere colmato da beni terreni finiti. Nello Zibaldone lo scrittore aveva usato l’immagine del cavallo: «Se tu desideri un cavallo, ti pare di desiderarlo come cavallo e come un tal piacere, ma in fatti lo desideri come un piacere astratto e illimitato. Quando giungi a possedere il cavallo, trovi un piacere necessariamente circoscritto e senti un vuoto nell’anima, perché quel desiderio che tu avevi effettivamente non resta pago».

Nei Pensieri, scritti più tardi, Leopardi descriverà questo desiderio di felicità infinita con il termine «noia». Essa è«in qualche modo il più sublime dei sentimenti umani,… il non potere essere soddisfatto da alcuna cosa terrena, né, per dir così, dalla terra intera; considerare l’ampiezza inestimabile della spazio, il numero e la mole meravigliosa dei mondi, e trovare che tutto è poco e piccino alla capacità dell’animo proprio; immaginarsi il numero dei mondi infinito, e l’universo infinito, e sentire che l’animo umano e il desiderio nostro sarebbe ancora più grande che sì fatto universo; e sempre accusare le cose di insufficienza e di nullità, e patire mancamento e voto, e però noia, pare a me il maggior segno di grandezza e nobiltà, che si vegga della natura umana» (Pensieri, LXVIII).

 

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GRANDI CAPOLAVORI CRISTIANI 8- Berlicche, un manuale per smascherare il diavolo PDF Stampa E-mail

altNato a Belfast nel 1898 e morto ad Oxford nel 1963, professore universitario e scrittore, Clive Staples Lewis è noto al grande pubblico principalmente per le Cronache di Narnia, una delle saghe per l’infanzia più venduta di sempre, pubblicata tra il 1950 e il 1956 in sette tomi. La notorietà di Lewis assume, però, dimensioni internazionali già una decina di anni prima, grazie alla pubblicazione de Le lettere di Berlicche, opera davvero geniale.

Lewis inventa l’espediente di un colloquio epistolare tra demoni, lo zio Berlicche e il nipote Malacoda. Lo zio vuole educare il nipote a tentare gli umani, gli insegna i trucchi e l’arte segreta del mestiere, le vie subdole per indirizzare l’uomo sulla via del male, distogliendolo lentamente dalla strada della verità. Oltre che apprezzabile per arguzia e ironia, l’opera appare come un’utilissima palestra per allenarsi a riconoscere la tentazione. Nella quotidianità facciamo costantemente esperienza di come spesso ci si presentino scelte non buone e maliziose sotto l’apparenza del bene e dell’innocenza. Il male che si nasconde sotto le parvenze del bene si chiama tentazione. 

Nel Padre nostro noi chiediamo a Dio di tenerci lontano dalla tentazione ovvero di farcela riconoscere come tale e, quindi, di togliere la patina mendace che ricopre il male e ci impedisce di riconoscerlo come tale. Lewis evidenzia già fin dall’inizio che «vi sono due errori, uguali e opposti, nei quali la nostra razza può cadere nei riguardi dei diavoli. Uno è il non credere alla loro esistenza. L’altro di credervi e di sentire per essi un interesse eccessivo e non sano. I diavoli sono contenti d’ambedue gli errori e salutano con la stessa gioia il materialista e il mago»..

Percorrendo le pagine in cui lo zio tenta di educare il nipote a corrompere l’uomo, scopriamo che il diavolo vuole allontanare gli esseri umani dal gusto di vivere portandolo a denigrare la dimensione allegra della vita e il riso. Anche trascurare i piaceri veri, quelli che davvero hanno a che fare con la persona in nome dei piaceri che vanno più di moda, è un espediente adottato dal diavolo perché l’uomo non vada verso Dio, dal momento che l’uomo è portato verso Dio proprio dalle sue vere passioni e dai suoi talenti. Scrive lo zio diavolo Berlicche al nipote Malacoda: «Come non sei riuscito a capire che un piacere vero era l’ultima cosa che non avresti dovuto lasciargli incontrare? Come non hai previsto che avrebbe proprio annientato tutto l’inganno che tanto laboriosamente gli hai insegnato a valutare? E che quel genere di piacere che il libro e la passeggiata gli davano era il più pericoloso di tutti? Che gli avrebbe tolto tutta quella specie di crosta che eri riuscito a formargli sulla sua sensibilità, e fatto sentire che stava tornando a casa, che stava guarendo?».

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Video di presentazione de I SEI PERSONAGGI IN CERCA D'AUTORE e dell'ENRICO IV PDF Stampa E-mail

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PIRANDELLO: GENIO DEL NOVECENTO.

INCONTRI A CONCOREZZO.

Video di presentazione de

I SEI PERSONAGGI IN CERCA D'AUTORE e

dell'ENRICO IV.

 https://www.youtube.com/watch?v=vgQ1LWqpKQ4

 

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Giovani senza meta. Le colpe degli adulti PDF Stampa E-mail

altNel dibattito odierno sull'educazione si continua a porre giustamente l'accento sulla figura dell’adulto, sulla sua immaturità e sul suo desiderio di rimanere sempre “giovane”, nel senso di adolescente. E' la cosiddetta “sindrome di Peter Pan”.

Vorrei partire da una vicenda che mi ha colpito molto l’anno scorso. Una mia ex-studentessa mi telefonò per comunicarmi che avevano ritrovato morta in un parco di Milano una sua compagna. L’autopsia avrebbe dato il responso più prevedibile: fatale per lei il cocktail di alcool e droga. Si può morire a soli ventiquattro anni di tristezza, di solitudine nel tentativo di far tacere in ogni modo quell’«abisso di vita» che sentiamo in noi, quell’esigenza di amore, di affetto, di felicità che è quasi insostenibile quando ci si sente da soli!

Qualche mese più tardi un altro ex-studente della scuola di Milano dove insegnavo anni or sono muore in un incidente in moto. Ricordo ancora quando mi disse: «Sa professore, ho visto un film, "Notte prima degli esami", che mi ha fatto capire perché valga la pena vivere. Un personaggio del film sostiene che nella vita è importante non quanto troviamo alla fine della strada, cioè il Destino, ma l’emozione che abbiamo provato lungo la strada». Morire a vent’anni di troppo desiderio di vita o, forse, morire a vent’anni perché nessuno ci ha mai detto perché valga la pena davvero faticare, alzarsi al mattino, prendersi le proprie responsabilità, far famiglia, …

 

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L'arte del relativismo insegnata ai ragazzi PDF Stampa E-mail

Squarcio su tela

La nostra sembra proprio l’epoca del relativismo e dell’ideologia imperanti, due aspetti che spesso si sposano nell’insano connubio dell’ideologia relativista, subdola tanto da diventare un habitus mentale raffinato che gli intellettuali e gli esperti sembrano quasi vantarsi di sfoderare quando vogliono palesare il loro atteggiamento politically correct o la loro presunta superiorità intellettuale.

Pochi giorni fa ho accompagnato una classe di quinta Liceo a visitare il Museo del Novecento a Milano, aperto da poco più di un anno vicino a Palazzo reale. L’occasione è stata davvero importante per gli studenti che hanno potuto vedere dal vivo opere che, fino a poco tempo fa, erano per lo più negli scantinati, non esposte, realizzate dai più noti artisti italiani del secolo scorso, appartenenti al Cubismo, al Futurismo, alla Metafisica, al Surrealismo fino ad arrivare ai movimenti degli ultimi decenni del Novecento.

Dopo due ore di visita guidata, ecco il momento più sorprendente della giornata. Siamo, infatti, giunti nelle sale dove sono esposte le opere di Pietro Manzoni (tutti ricorderanno la famosa «Merda d’artista») e gli squarci su tela.

 

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RILEGGIAMO I PROMESSI SPOSI 1 - La conversione di Alessandro Manzoni PDF Stampa E-mail

altI Promessi Sposi è il romanzo più letto (e detestato) dagli studenti italiani. Che però raramente ne comprendono il profondo significato religioso. La letteratura romantica manzoniana nasce da un preciso evento: la sua conversione.

 

Inizia oggi un percorso di rilettura de I promessi sposi, opera che non è soltanto il romanzo più importante che sia stato scritto nella nostra letteratura, ma che rappresenta in forma concreta e incarnata il genio del cristianesimo. Eppure, il romanzo più importante vanta anche il record negativo di essere il meno amato dai giovani che si trovano a leggerlo in un’età forse sbagliata, troppo prematura. Bisogna anche dire che probabilmente gli insegnanti assegnano la lettura dei capitoli a casa più che accompagnare i ragazzi con spiegazioni che introducano alla comprensione e alla bellezza dell’opera.

A scuola è più facile che gli studenti di quinta sappiano ripetere i commenti di critici illustri sul romanzo o il loro giudizio sulla provvidenza manzoniana piuttosto che sappiano dire semplicemente come Manzoni concluda il romanzo. Fate una verifica immediata. Se avete figli che studiano alle superiori, al biennio (ove andrebbero letti I promessi sposi in forma integrale o quasi) o al triennio (almeno un mese è solitamente dedicato allo studio del grande scrittore lombardo), oppure anche alle medie inferiori, chiedete loro che cosa sia la fede per Manzoni. Oppure, in forma più semplice, come si concluda il romanzo? O quale sia il «sugo della storia», per utilizzare l’espressione che l’autore pone al termine dell’opera? Oppure chiedetevi voi lettori, che avete studiato, vi siete diplomati o laureati, se abbiate mai affrontato la conclusione dei Promessi sposi, se vi abbiano mai letto a scuola le ultime quattro pagine del romanzo, quelle che seguono il matrimonio di Renzo e Lucia.

 

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AL CUORE DI LEOPARDI 1 - La ricerca della felicità PDF Stampa E-mail

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Inizia questa settimana su La nuova bussola quotidiana un nuovo percorso alla scoperta di Leopardi, scevro dei pregiudiizi e delle incomprensioni che spesso hanno accompagnato la lettura del grande poeta.

 

A scuola, quando si presenta la figura di Leopardi nelle classi, bisogna fin da subito sfrondare i pregiudizi a cui i ragazzi sembrano essere affezionati quando si parla dello scrittore, pregiudizi preconfezionati da tanta letteratura, da tanti «intellettuali che sanno», da molti professori che si accontentano del giudizio altrui su un autore, senza cercare di incontrarlo con il proprio cuore, come si incontra qualcuno che si aspetta da gran tempo. Ecco allora che dopo alcune lezioni incentrate sulla natura della domanda di felicità espressa in maniera geniale dal poeta, i ragazzi iniziano  a riscontrare una corrispondenza tra il desiderio espresso nelle pagine del Recanatese e il proprio cuore e ad avvertire una dissonanza tra quanto hanno sentito o letto e la parola che più incombe in maniera immeritata su tutta la produzione leopardiana: la parola pessimismo.

Questa parola è come una frana  che cade dal monte sul bel paesino che è a valle, portando distruzione e rovina in tutto ciò che incontra, non lasciando altro che devastazione cosicché della bellezza che c’era prima in quel luogo nulla più rimane. Lo stesso accade per qualsiasi autore che venga bollato di «pessimista», nel gergo dei ragazzi «lo sfigato»: l’espressione all’istante incenerisce  la bontà delle intuizioni e del pensiero e cancella la bellezza della poesia. Le semplificazioni riducono la complessità dell’animo, le domande del cuore.

 

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IL PURGATORIO: RITORNO ALL'EDEN PERDUTO. VIDEO DEL CANTO I PDF Stampa E-mail

 

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PURGATORIO: RITORNO ALL'EDEN PERDUTO.

VIDEO DEL CANTO I.

Nel Purgatorio Dante incontra Catonr l'Uticense.

https://www.youtube.com/watch?v=TIL0urUN3JU&list=PL7I5Z8xAJpYsWftUEqjyqI687bjJMbA9u

 

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"Paruzzaro, dove il Giudizio si fa arte" di Margherita del Castillo PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per paruzzaro san marcelloParuzzaro è un piccolo comune del basso Novarese che san Marcello Papa protegge, condividendo questo importante compito con San Siro, cui fu intitolata la nuova parrocchiale sul finire del XVI secolo. A Marcello è, invece, dedicata la chiesetta che sorge a circa un chilometro dal paese, presso la zona cimiteriale. E’ un edificio antico, risalente all’anno Mille se non ai primissimi decenni dell’XI secolo; il primo documento in cui se ne fa menzione, infatti, è un atto di donazione datato 1034. Molte sono le notizie storiche relative alla chiesa, contenute nelle relazioni delle numerose visite pastorali. Da esse si desume che molteplici furono gli interventi condotti sul piccolo tempietto, che ha mantenuto, però, nei secoli il suo aspetto romanico. 

Il campanile e l’abside sono le parti più originali: il fusto di conci di pietra della torre, slanciata e armonica, è alleggerito dalle aperture cieche e dalle bifore che si sovrappongono lungo i piani. Più rozza appare la muratura della superficie esterna dell’abside, suddivisa da lesene sormontate da una teoria di archetti pensili. La facciata a capanna risulta, invece, rimaneggiata.

All’interno il soffitto a cassettoni copre l’unica ampia navata, sulla quale si sviluppa uno straordinario ciclo di affreschi. I più recenti restauri hanno evidenziato tre fasi di esecuzione, ascrivibili, rispettivamente alla fine del Trecento, alla seconda metà del Quattrocento e agli inizi del Cinquecento. Gli affreschi più antichi, trecenteschi e lacunosi, si trovano nella zona inferiore della parete destra, accanto alla Crocefissione. Nei registri superiori si dipanano gli episodi della Passione di Cristo, da leggersi partendo da sinistra verso destra e cominciando dall’Ultima Cena per proseguire, poi, con la lavanda dei piedi, Gesù nell’orto del Getsemani, fino ad arrivare, nel registro successivo, alla Discesa agli Inferi, la Resurrezione e la Cena in Emmaus.

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CITTA' NUOVA. PURGATORIO: RITORNO ALL'EDEN PERDUTO PDF Stampa E-mail

Poesia – Giovanni Fighera, “Il Purgatorio: ritorno all’Eden perduto”, Ares, euro 13,00 – Dopo l’Inferno, l’autore  – insegnante, giornalista, scrittore e blogger – prosegue la trilogia dedicata alla Divina Commedia con il Purgatorio, cantica bellissima, purtroppo non sempre apprezzata come la prima, in cui dominano gli affetti, le amicizie, il senso della coralità e della comunità. Viene in evidenza come il viaggio di Dante sia la nostra stessa avventura della lotta quotidiana nel cammino verso la piena felicità.

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Maturità 2017. Italo Calvino e quella giornata al Cottolengo: «L’umano arriva dove arriva l’amore» PDF Stampa E-mail

altMaturità 2015. Prosegue il viaggio in preparazione dell’Esame di Stato. Dopo Giovanni Pascoli, Gabriele D’AnnunzioLuigi Pirandello, Italo SvevoGiuseppe Ungaretti, Eugenio Montale, Umberto Saba e Salvatore Quasimodo, oggi parliamo di Italo Calvino.

La vita

Nato a Cuba nel 1923, Italo Calvino partecipa alla resistenza partigiana, di cui tracce si vedono nelle prime opere. Poi, nel Secondo dopoguerra, si laurea in Lettere. Inizia la sua fervente attività di romanziere e di collaboratore con quotidiani e riviste. Negli anni in cui va di moda l’intellettuale engagé, specialmente di sinistra, sia in Europa (si pensi a Camus o a Sartre) che in Italia (basti citare Moravia), anche Calvino è iscritto al partito comunista. In seguito ai gravi fatti di Budapest (1956) il 7 agosto 1957 Calvino si dimette dal PCI scrivendo: «Cari compagni devo comunicarvi la mia decisione ponderata e dolorosa di dimettermi dal partito […]. Credo che nel momento presente quel particolare tipo di partecipazione alla vita democratica che può dare uno scrittore e un uomo d’opinione non direttamente impegnato nell’attività politica sia più efficace fuori dal Partito che dentro». Si sposa nel 1964 all’Avana nel 1964. La sua notorietà di scrittore si afferma a livello internazionale. I suoi interessi sono eterogenei e denotano sensibilità per problematiche scientifiche e politiche. Tiene conferenze e continua a scrivere. Dal 1967 al 1980 vive a Parigi. Poi, tornato in Italia, colto da un ictus, muore nel 1985.

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GRANDI CAPOLAVORI CRISTIANI 7-Mounier, la dottrina e il mistero della sofferenza PDF Stampa E-mail

altNato a Grenoble nel 1905, affascinato dagli intellettuali Péguy, Berdjaev e Maritain, Emmanuel Mounier fonda nel 1932 la rivista Esprit con l’intento di creare un luogo di cultura e di espressione che possa dare spazio alla profonda crisi di civiltà che sta attraversando la sua epoca. Mounier è fermamente convinto che alla luce dell’avvenimento cristiano possano essere affrontate con un rigore, con una speranza e con un entusiasmo differenti tutte le sfide della modernità come pure tutte le circostanze quotidiane. Mounier muore nel 1950 a Châtenay-Malabry.

Un esempio emblematico della fede e della posizione esistenziale in Mounier è rappresentato dalle magnifiche lettere da lui scritte alla moglie e  agli amici. Il 25 maggio 1928 Mounier così si rivolge a J. Chevalier in seguito alla morte di un amico: «Il giorno della morte del mio amico […] ha portato in primo piano, tra i miei pensieri, tutto il dramma di una vita che aveva in sé il dramma di una famiglia, di una generazione, di un’umanità. Ne ho ricevuto un tale arricchimento che, nonostante l’irreparabile, ci sono delle ore e delle settimane  che non vorrei non aver vissuto. E penso che sia proprio questo che manca soprattutto a quelle anime tronfie di professori: il sacrificio accettato spontaneamente, o la prova, […]. La nozione stessa, la nozione concreta della miseria umana (come della sua vera grandezza): non conoscono l’ospedale se non dall’interno delle loro commissioni d’igiene». 

Mounier è consapevole che solo nell’esperienza si può arrivare alla verità della vita, non stando ”di fuori”, non nella retorica e nei bei discorsi, non nella dottrina disincarnata. Scrive, infatti: «Occorre soffrire perché la verità non si cristallizzi in dottrina, ma nasca dalla carne. Questa sera ho la consapevolezza che non difendo una posizione» (dalla lettera del 3 gennaio 1933). Nel contempo, però, «non resta che una cosa: pregare, perché le tenebre non si confondano con la luce» (dalla lettera del 25 gennaio 1933). 

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