La ragione del cuore il blog di Giovanni Fighera
RILEGGIAMO I PROMESSI SPOSI 4. La conversione di Napoleone PDF Stampa E-mail

altEsaltato dagli artisti contemporanei, dal pittore Jacques Louis David, dal musicista Beethoven (che gli dedicò la sinfonia n. 3, la cosiddetta «Eroica»), dal filosofo Hegel, dallo scrittore Foscolo, tra i tanti che potrebbero essere ricordati, l’imperatore Napoleone desta senz’altro l’ammirazione di Alessandro Manzoni, ma non il suo amore. La voce di Manzoni «di mille voci al sònito/ mista la sua non ha:/ vergin di servo encomio/ e di codardo oltraggio». Manzoni, infatti, non ha mai elevato odi al grande comandante quando questi era al colmo della sua gloria né tanto meno lo ha denigrato quando è caduto nella polvere. Solo quando gli giunge nella villa di Brusuglio quaranta giorni più tardi la notizia della morte di Napoleone, in tre giorni lo scrittore lombardo «scioglie all’urna un cantico/ che forse non morrà»: «Il 5 maggio».

Manzoni è colpito dalla scomparsa di un personaggio così grande, che ha posto ordine tra due età, tra Illuminismo e Romanticismo. È bastato che Napoleone pronunciasse il suo nome («Ei si nomò») perché «due secoli,/ l'un contro l'altro armato,/ sommessi a lui si volsero,/ come aspettando il fato;/ ei fè silenzio, ed arbitro/ s'assise in mezzo a lor». Il comandante ha conquistato gran parte dell’Europa, dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno in un movimento direzionale Nord/Sud e poi Ovest/Est che sembra tracciare una croce forse alludendo al fatto che le sue truppe e le sue vittorie fulminee producevano morti sul campo e stermini.

Con Napoleone è scomparso un personaggio che ha dato il nome alla sua epoca, definita per l’appunto napoleonica, un uomo in cui, come direbbe Hegel, si è incarnato lo spirito della storia. Ma ancor più che dalla morte, Manzoni è colpito dalla notizia che Napoleone, che ha sempre assunto un atteggiamento fortemente anticlericale e anticattolico, si sia convertito prima di morire: «Mai più superba altezza si è inchinata al disonore del Golgota».

 

Leggi tutto...
 
AL CUORE DI LEOPARDI 6 - Il potere dell'immaginazione nella vita e nella poesia PDF Stampa E-mail

altL’immaginazione umana è uno dei rimedi più forti, anche se completamente illusorio, al problema della felicità. Scrive, infatti, Leopardi: «Considerando la tendenza innata dell’uomo al piacere, è naturale che la facoltà immaginativa faccia una delle sue principali occupazioni della immaginazione del piacere […]. Il piacere infinito che non si può trovare nella realtà si trova così nella immaginazione, dalla quale derivano la speranza, le illusioni, ecc. Perciò non è maraviglia: 1. che la speranza sia sempre maggior del bene; 2. che la felicità umana non possa consistere se non nella immaginazione e nelle illusioni». La natura ha, quindi, dotato l’uomo della facoltà immaginativa che opera come una seconda vista capace di veder quello che non c’è, di intravedere quanto lo sguardo naturale e sensitivo non coglie. L’immaginazione opera laddove un bene appaia lontano, sfuggente, oppure venga percepito solo in parte con i sensi della vista, dell’udito. Laddove un oggetto, una persona, una musica siano vaghi e indefiniti, noi percepiamo un’impressione di piacevolezza perché la nostra facoltà immaginativa può creare nella mente quello che non vede e può pensare a quell’infinito piacere che nella realtà non vede. Ecco perché tendiamo a idealizzare donne viste per poco tempo o con cui non abbiamo la possibilità di stare a lungo o che ci risultano fuggevoli. La nostra immaginazione tende a idealizzare e a percepire più affascinante quanto è sfuggente e non è concretamente presente.

 

Leggi tutto...
 
RILEGGIAMO I PROMESSI SPOSI 3 -L'incontro con Cristo salva dalle tragedie della vita PDF Stampa E-mail

altL’evento cristiano non rivoluziona soltanto l’arte figurativa, bensì introduce profondi elementi di novità anche nell’ambito della concezione della letteratura. Il Medioevo ha ereditato, senz’altro, la tradizionale tripartizione degli stili dal latino classico. Alcuni commentatori virgiliani della bassa latinità (Servio e Donato), associando i tre stili all’altezza degli argomenti affrontati, hanno designato questo rapporto tra opere e livelli di scrittura con l’espressione rota Virgili. Eneide, Georgiche, Bucoliche rappresentavano, così, rispettivamente i modelli dello stile sublime, medio e umile.

La tripartizione viene, spesso, messa in discussione e non più rispettata dagli scrittori cristiani. I Vangeli hanno, infatti, la «presunzione» di raccontare il fatto più grande che si possa narrare (l’esperienza dell’incontro con un Dio che si è fatto uomo) attraverso uno stile umile e semplice. La novità dei Vangeli è radicale, non solo dal punto di vista del messaggio annunciato, ma anche per l’introduzione di un nuovo stile, che Erich Auerbach definisce per l’appunto sermo humilis, immediato, comunicativo, come si addice ad una verità che deve essere accessibile a tutti e, nel contempo, ad un re che, nato in una stalla, è, poi, morto in croce.

Molti letterati cristiani scrivono opere dai temi alti e sublimi in uno stile semplice e sobrio o, altre volte, derivato da una commistione di registri e di stili differenti. Capolavori come la Divina commedia e il Decameron sono, in un certo senso, scaturiti da questa nuova consapevolezza letteraria e dalla mescolanza di stili. La tragedia stessa non ha più ragion d’essere, o meglio sarà tragedia cristiana, espressione di per se stessa ossimorica.

Questo è il caso della tragedia manzoniana, a carattere storico, in cinque atti, refrattaria all’adesione alle tre unità aristoteliche di tempo, di spazio e di azione. Manzoni interrompe la stesura degli «Inni sacri» (ne ha composti finora cinque), per dedicarsi completamente prima alla scrittura de Il Conte di Carmagnola (già avviato nel 1816, concluso nel 1819, pubblicato poi nel 1820) e poi a quella dell’Adelchi (scritto tra il 1820 e il 1822). Si documenta con grande scrupolo storico, prende spunto dai drammi storici elisabettiani di Marlowe e di Shakespeare e da quelli dello Sturm und Drang di Goethe e Schiller (Don Carlos, la trilogia di Wallenstein). In questi drammi storici emerge di solito il grande conflitto tra l’ideale e la realtà a cui i personaggi si devono adeguare. I personaggi e le circostanze storiche sono ben caratterizzati, mentre il tragico si mescola, talvolta, al comico (è il caso di alcune tragedie shakespeariane).

 

Leggi tutto...
 
ARCHIVIO STORICO - "Tre giorni all'Inferno" PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per giovanni fighera tre giorni all'infernoIL LIBRO – Quando concepì Dante la stesura della Commedia? Davvero gli ultimi tredici canti del Paradiso erano andati perduti? Qual era la reale visione politica dell'autore? Chi era Beatrice? Perché il sommo poeta si sentiva investito di una missione? L'indagine di Fighera risponde a tante domande e curiosità.
  Soprattutto, però, una domanda attraversa il libro: perché dovremmo leggere la Commedia a settecento anni dalla sua composizione? Tradotta in tutte le lingue del mondo, essa è apprezzata ovunque. Eppure i dati sullo studio del capolavoro dantesco nelle scuole superiori e nelle università in Italia denunciano già un grave abbandono, a fronte di un interesse da parte del pubblico che non è mai scemato in questi anni. Per questo c'è la necessità di un testo come "Tre giorni all'Inferno" che permetta di affrontare l'intero percorso di Dante (dalla selva oscura alla visione delle stelle dell'emisfero australe) con un'attenzione ai versi del capolavoro, ma, nel contempo, con uno sguardo vivo al significato esistenziale del viaggio che l'autore ci suggerisce di affrontare, oggi, con lui.

  DAL TESTO – "Ma proprio in quella selva «selvaggia e aspra e forte» Dante troverà il bene. In maniera geniale («per trattar del ben ch'i' vi trovai») lo scrittore riflette sul fatto che anche la circostanza più negativa, anche il peccato più bieco dell'uomo sono l'occasione per incontrare la risposta, per scoprire il senso, per essere salvati. Se una persona va in profondità delle circostanze incontra quell'«amor che move il sole e l'altre stelle». La condizione di perdita di senso, di crisi in cui vive Dante è così amara che è molto simile alla morte.
  "Tutti noi nella vita, come Dante all'inizio della cantica dell'Inferno, abbiamo pensato di poter fare a meno di un maestro, vorremmo contare solo sulle nostre forze e sulle nostre energie e salire da soli quel «colle luminoso» che vediamo davanti a noi, che rappresenta la via buona, la verità. Ciascuno di noi ha una ragione che gli permette di distinguere il bene dal male («lume a bene e a male» dirà Dante nel canto XVI del Purgatorio) e, nel contempo, ha quel peccato originale che lo porta a voler essere autonomo. Dante inizia, così, a salire da solo. Guardate il suo realismo nel descrivere quest'azione: «'l piè fermo sempre era 'l più basso»."

Leggi tutto...
 
MILANO - TEMPO DI LIBRI - "IL PURGATORIO: RITORNO ALL'EDEN PERDUTO" PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per giovanni fighera il purgatorio ritorno all'eden perduto

MILANO - TEMPO DI LIBRI

Giovedì 20 aprile ore 17 - Presentazione del volume:

Il Purgatorio: ritorno all'Eden perduto - In viaggio con Dante di Giovanni Fighera.

Interviene: Giovanni Fighera

Padiglione 2 – Stand H25-K26

(Stand Uelci - Unione Editori e Librai Cattolici Italiani).

Ulteriori informazioni: http://ares.mi.it/products-il-purgatorio-ritorno-alleden-perduto-673.html

Leggi tutto...
 
TECNICA DELLA SCUOLA. Perché studiare il Latino? PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per ciceroneIl giornalista e scrittore Giovanni Fighera sul settimanale “Tempi” ha analizzato a cosa serva studiare ancora oggi il LATINO.

Nello specifico sono 5 i motivi secondo Fighera a determinare l'importanza dello studio di questa lingua tanto affascinante quanto complessa:

AIUTA A COMPRENDERE LA REALTA’ 

SVILUPPA LA LOGICA 

AIUTA A CONOSCERE LE PROPRIE RADICI 

ILLUMINA IL LINGUAGGIO E LE PAROLE 

PERMETTE DI CONOSCERE I GRANDI AUTORI DEL PASSATO 

Leggi tutto...
 
IL SECONDO OTTOCENTO DA CAPIRE 4 - L'albatro che sprofondò nell'abisso PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per albatroBaudelaire apre la poesia a nuovi temi mai affrontati prima. Il linguaggio di cui si avvale è una mescolanza di lessico aulico e quotidiano. Anche i «ragni» e i «coperchi» trovano spazio nei versi del poeta, lo spleen e il desiderio di assoluto rappresentano due facce della stessa condizione esistenziale di un uomo che vorrebbe volare nel Cielo e si trova a sprofondare nell’abisso. Siamo farfalle e vermi, angeli e demoni, sguazziamo nel fango perché non riusciamo a librarci nell’aria. Ogni uomo è, in realtà, caratterizzato da questa lacerazione, da una frattura insanabile, almeno con i mezzi puramente umani. La tradizione cristiana spiega questa condizione con il termine «peccato originale»: a causa di questo l’uomo tende al bene, poiché è creato a immagine e somiglianza di Dio, ma la sua fragilità lo porta a compiere il male. Qualcosa di simile scrive san Paolo, quando afferma che compie il male che non vorrebbe, mentre non compie il bene che vorrebbe. Si chiede allora chi potrà salvarlo da questa condizione. Solo Cristo. Solo un Altro ci può salvare, ci può sollevare dall’abisso di male.

Baudelaire ha la stessa percezione e concezione di uomo, ma gli mancano la consapevolezza e la fede che la salvezza proviene da un Altro. Sono pochi gli uomini contemporanei che vivono la coscienza della distanza tra l’aspirazione ideale a cui tendono e la realtà in cui sono immersi. Pochi uomini riescono a riconoscere l’eterno nella quotidianità opaca che hanno di fronte, pochi sanno intravedere quella luce flebile che è segno della strada per uscire dal tunnel.

Leggi tutto...
 
"Quando dalle conversioni nascevano le chiese" di Margherita del Castillo PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per Santa Maria Bressanoro, a Castelleone,Una conversione è all’origine della chiesa di Santa Maria Bressanoro, a Castelleone, in provincia di Cremona. Intorno alla metà del XV secolo l’ebreo sefardita Amadeo Mendes de Silva, rinunciando ad una promettente carriera politica, si convertì al cattolicesimo presso il convento agostiniano di Santa Maria di Guadalupe in Estremadura. Dopo una visione della Vergine che gli mostrava San Francesco, entrò nell’ordine francescano nell’ambito del quale fondò la congregazione degli amadeiti. Il suo cammino verso la beatitudine e la sua opera di riforma, promossa attraverso una più stretta osservanza della regola, ebbero inizio presso Castelleone, dove si stabilì su richiesta della duchessa Bianca Maria Sforza.

Nel 1460 si avviarono i lavori per la costruzione di un nuovo complesso nello stesso punto in cui i documenti ricordano una chiesa plebana, intitolata a San Lorenzo, già dall’842. Il convento e la piccola chiesa, dedicata alla Madonna di Guadalupe per onorare il luogo della conversione del religioso portoghese, furono affidati a un architetto di cui si ignora il nome ma che senz’altro va ricercato tra le maestranze al servizio della committenza sforzesca. A causa delle soppressioni napoleoniche, però, il convento venne poi in gran parte demolito: scomparvero, così, i chiostri, l’oratorio e  le celle eremitiche.

Leggi tutto...
 
AL CUORE DI LEOPARDI 5 - Le ideologie soffocano la persona PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per leopardiSe la natura umana è capacità di Infinito e l’uomo è inquieto (per usare l’espressione di sant’Agostino) finché non lo incontra, quando si dimentica o si mette a tacere il nostro cuore abbiamo l’impressione di sentirci meglio. Ma è solo un’illusione. A detta di Leopardi, in tanti modi l’uomo può assopire o dimenticare la vera natura dell’io. Uno di questi è l’adesione ad un’ideologia.

Il termine «ideologia» può essere utilizzato nell’accezione neutra di Weltanschauung, come spesso compare nei testi scritti o nelle discussioni, ovvero di visione del mondo o pensiero di un autore o personaggio. Nel discorso che seguirà la utilizzeremo, invece, nell’accezione negativa ad indicare un pensiero o un sistema di pensiero pregiudiziale, senza un fondamento di verifica nella realtà. Quindi, lo sguardo ideologico è quella modalità di trattare il reale non partendo dall’osservazione e dal desiderio di conoscenza dello stesso, bensì dall’idea preconcetta che si può già avere. Nelle Riflessioni sulla condotta della vita il premio Nobel per la medicina Alexis Carrell, medico ateo convertitosi dopo il viaggio a Lourdes in cui assiste alla guarigione di un ammalato, scrive: «Poca osservazione e molto ragionamento conducono all’errore. Molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità». Quindi, ognuno di noi individualmente può essere animato da uno sguardo ideologico.

 

Leggi tutto...
 
I PROMESSI SPOSI/2. Dalla conversione nascono gli Inni sacri PDF Stampa E-mail

altSubito dopo la sua conversione Manzoni scrive gli Inni Sacri, uno dei rari esempi di poesia religiosa contemporanea. La sua fede non crolla (anzi si rafforza) dopo la morte dell'amata moglie Enrichetta Blondel, a cui dedica "Il Natale del 1833".

In età moderna pochi letterati hanno scritto poesie religiose. Chi lo ha fatto è stato, spesso, non capito e accusato di essere troppo incline ad un tono retorico. I suoi versi sono stati, così, declassati al rango di poesia melensa e poco sentita. È il destino riservato agli «Inni sacri» di A. Manzoni, scritti tra il 1812 e il 1817. Frutto della conversione, il progetto doveva includere dodici componimenti dedicati ai momenti centrali della vita di Gesù. Alla fine Manzoni ne compose solo cinque integrali («Il Natale», «Il nome di Maria», «La passione», «La resurrezione», «La pentecoste») e due incompiuti («Ognissanti», «Natale 1833»).

Negli «Inni sacri» la Madonna è figura di primo piano in tutti i componimenti. In perfetta sintonia con la tradizione, la Madre di Dio è partecipe della missione di Gesù, fino ai piedi della croce, e, nel contempo, presente nella storia della Chiesa, fino alla fine dei tempi, vicino a noi tutti figli suoi. Lì, nella grotta, «la mira Madre in poveri/ panni il Figliol compose,/ e nell’umil presepio/ soavemente il pose» («Il Natale»). Come profetizzato, però, un  dolore atroce Le trafiggerà il cuore: ai piedi della croce rimarranno solo Maria e Giovanni, il discepolo prediletto. Ecco perché a Lei, che ha conosciuto il dolore estremo, noi tutti possiamo rivolgerci con le parole di Manzoni: «E tu, Madre, che immota vedesti/un tal Figlio morir sulla croce,/per noi prega, o regina de’ mesti,/che il possiamo in sua gloria veder;/che i dolori, onde il secolo atroce/fa de’ boni più tristo esiglio,/misti al santo patir del tuo Figlio,/ci sian pegno d’eterno goder» («La passione»).

 

Leggi tutto...
 
IL PURGATORIO: RITORNO ALL'EDEN PERDUTO. VIDEO DEL CANTO V PDF Stampa E-mail

 

Risultati immagini per PIA DE TOLOMEI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL PURGATORIO: RITORNO ALL'EDEN PERDUTO. VIDEO DEL CANTO V

BONCONTE DA MONTEFELTRO E PIA DE' TOLOMEI

https://www.youtube.com/watch?v=dKxFihOS9Q4&index=3&list=PL7I5Z8xAJpYsWftUEqjyqI687bjJMbA9u

Leggi tutto...
 
AL CUORE DI LEOPARDI 4. L'eterna insoddisfazione dell'animo umano PDF Stampa E-mail

altIl piacere delle cose terrene è circoscritto, ma l'animo umano cerca, per sua indole, una felicità che è infinita. In questo è in sintonia con il libro anticotestamentario di Qoèlet, con Manzoni e con scrittori del Novecento, quali Camus e Moravia.

 

L’uomo, a detta di Leopardi, si contraddistingue per questo desiderio di felicità non finita, non limitata, non colmabile da piaceri finiti quali quelli che si incontrano nella vita reale. E ancora, la grandezza dell’uomo autentico consiste nel non recedere da questo desiderio.

Per usare le parole della celebre opera teatrale di A. Camus, Caligola, l’uomo autentico e grande è colui che non desiste dalla propria natura e continua a desiderare quello che sembrerebbe impossibile, ma che anche solo una volta è stato sperimentato e, di conseguenza, è diventato possibile, ovvero la Luna, così come afferma l’omonimo protagonista dell’opera teatrale. Nel dialogo con l’Imperatore Caligola Elicone cerca di informarlo sulla congiura che è stata tramata contro di lui. L’Imperatore non se ne cura e continua imperterrito a manifestare il desiderio del suo cuore: «Tieni presente che l’ho già avuta (la Luna). […] Io l’ho avuta completamente. Soltanto due, tre volte, è vero. Ma insomma sì, l’ho avuta. […] Io voglio soltanto la Luna, Elicone. So bene in che modo morirò. Non ho ancora esaurito tutto ciò che può alimentare la  mia vita. Perciò voglio la Luna… […] Se qualcuno ti portasse la Luna sarebbe tutto diverso, non è così? L’impossibile diventerebbe possibile e qualsiasi cosa cambierebbe, così d’un colpo. E perché poi Elicone non dovrebbe portarti la Luna». Per Leopardi questo desiderio dell’infinito, dell’impossibile, descritto così bene da A. Camus, è il sentimento più nobile per l’uomo, più elevato, più sublime: la noia.

 

Leggi tutto...
 
GRANDI CAPOLAVORI CRISTIANI 9 - Factum est di Testori, la più grande tragedia di oggi PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per factum est testoriPoeta, drammaturgo, romanziere e pittore milanese, Giovanni Testori (1923-1993) è un autore scomodo, spesso escluso dalle antologie scolastiche sul Novecento. La sua produzione è sterminata e indice di grande versatilità nei diversi generi letterari, dal romanzo Il ponte della Ghisolfa (da cui Visconti ricava il film Rocco e i suoi fratelli) al ciclo di romanzi I segreti di Milano (ispirato ai cicli ottocenteschi francesi), dalle raccolte di poesie (L’amore e Per sempre) ai drammi teatrali che comprendono, ad esempio, rivisitazioni di Shakespeare (Ambleto, Macbetto) e la trilogia che consacra la conversione cattolica di Testori: Conversazione con la morte (scritta nel 1978 in seguito alla morte della madre), Interrogatorio a Maria (1979) e Factum est (1981).

Quest’ultima opera viene composta nel 1980 e messa in scena per la prima volta l’11 maggio 1981 nella basilica del Carmine a Firenze. Testori scrive un monologo teatrale, strutturato in quattordici parti come se fosse una via crucis. L’autore lombardo è convinto «che il monologo sia la forma più alta di teatro. Tutto il teatro tragico è, in fondo, un monologo a più voci. È stato il teatro moderno, a partire dall’Ottocento, a far credere che il dramma sia nell’antitesi. Se torni ad ascoltare un grande testo tragico come l’Amleto di Shakespeare, ovviamente non è la trama che ti tenta, ma il fatto che quel testo sia un’inchiesta sul destino dell’uomo: un destino che ha sempre come riferimento l’Essere Totale, cioè Dio».

Nell’opera parla solo il feto, colui che nella realtà non ha diritto di parola, di espressione, di comunicazione della propria volontà. È lui che viene messo in croce, è lui il nuovo Cristo crocefisso, rifiutato, reso totalmente silente ancor prima che esca dal ventre della madre. In una dinamica antitetica a quella annunciata nel vangelo di Giovanni dove «Verbum caro factum est»  («il Verbo si fece carne»), nell’opera la carne del feto (cui viene impedito di farsi carne al di fuori del ventre materno) si fa dapprima parola, poi profezia, infine maledizione. 

Non appena concepito, il feto grida di esultante gratitudine: «Grazie te, Cristo re!/ Parlo qui! Sento qui!/ Cuore qui, carne qui,/ batte qui, grida qui!/ Vita Cristo vive qui!/ Casa, carne,/ ventre, te. […]/ Grazie, Dio,/ grazie, Luce,/ grazie, Te./ Ora e sempre/ Vive, parla,/ sangue, canta,/ carne, me». La sua gratitudine è rivolta anche al padre e alla madre, cui si sente di appartenere: «Son di Lui,/ son di voi,/ madre, padre,/ sono io!/ Sono Lui/ e lei e te!/ Siamo tre! […]/ Grido lieto:/ sono cuore,/ sono vita,/ forma sono,/ sono feto!» Il padre, però, non riconosce un senso, una causa e un fine a quel grumo di cellule: «caso, bacio/ questo è stato». Il feto allora reagisce rivolgendosi alla madre: «Madre,/ mamma,/ a te m’aggrappo! […]/ Chi ti parla/ era pur come son io!»

Leggi tutto...
 
AL CUORE DI LEOPARDI 3. Il nostro cuore desidera l'Infinito PDF Stampa E-mail

altIl nostro animo può essere paragonato ad un recipiente "capace" di Infinito. Leopardi lo intuisce e conclude che la grandezza della ragione stia nel riconoscimento dell'incapacità dell'uomo a soddisfarsi. Solo la "persuasione di un'altra vita" dà consistenza alle cose.

 

Pochi autori sono stati così lucidi nel descrivere la natura del nostro animo, assetato di una felicità piena, assoluta, infinita. Esso può essere paragonato ad un recipiente «capace» di infinito (capax è il termine latino per indicare la capacità di contenere),  perché non è mai colmo: puoi, infatti, riempirlo di bevande differenti in continuazione, ma il liquido non giungerà mai all’orlo del contenitore. Quante volte facciamo l’esperienza di avere apparentemente colmato il nostro desiderio di felicità, ma subito dopo l’esperienza dell’amarezza e della tristezza si fa largo. Questa peculiarità è tipica soltanto dell’uomo. Leopardi scrive nello Zibaldone «Tutto è o può essere contento di se stesso eccetto l’uomo,  il che mostra che la sua esistenza non si limita a questo mondo, come quella dell’altre cose». Noi uomini siamo «miseri inevitabilmente ed essenzialmente per natura nostra [...]. Cosa la quale dimostra che la nostra esistenza non è finita dentro questo spazio temporale come quella dei bruti». Nella stessa pagina del testo miscellaneo Leopardi arriva ad affermare che «una delle grandi prove dell’immortalità dell’anima è la infelicità dell’uomo paragonato alle bestie che sono felici o quasi felici». Queste riflessioni, poste quasi all’inizio del suo diario filosofico ed esistenziale, richiamano alla mente la distanza tra il pastore e il gregge nel «Canto notturno di un pastore errante dell’Asia»: il pastore è assalito dal tedio, quando giace oziando, mentre il gregge non sembra essere angustiato da nessun pungolo, non sembra conoscere la noia.

 

Leggi tutto...
 
IL PURGATORIO: RITORNO ALL'EDEN PERDUTO. VIDEO DEI CANTI II-III PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per MANFREDI PURGATORIO

VIDEO DE

IL PURGATORIO: RITORNO ALL'EDEN PERDUTO.

CANTI II-III.

CASELLA E MANFREDI.

GIUSTIZIA UMANA E MISERICORDIA DIVINA A CONFRONTO.

https://www.youtube.com/watch?v=D7JdduL9EG8&list=PL7I5Z8xAJpYsWftUEqjyqI687bjJMbA9u&index=2

 

Leggi tutto...
 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Succ. > Fine >>

Pagina 2 di 115

Cerca

Radio

Radio_Vaticana

radio_maria

radioRai1

Iscriviti alla Newsletter




Presi dal web

Presi dal web

Statistiche


Visitatori oggi:162
Visitatori ieri:624
Visitatori questo mese:14259
Visitatori nel mese scorso:16471
Visitatori questo anno:62041
Visite totali3645236

Condividi sui Social Network

In viaggio con Dante verso le stelle

radio-maria

Il sugo della storia

Il sugo della storia

Maturità 2013

maturità 2013

Maturità 2014

2014_maturita

I promessi sposi

i-promessi-sposi

Divina Dommedia

divina-commedia

Libri

fighera-PURGATORIO-cop-alta-risoluzione

 

fighera-inferno

 

Il-matrimonio-di-Renzo-e-Lucia

NUOVA EDIZIONE 2015

libro-fighera-felicita-amico-2015

 

Tra-i-banchi-di-scuola


che-cose-mai-luomo

Riviste e quotidiani

Avvenire

logo tempi

 

 

 

il sussidiario

 la bussola

la-nuova-bussola-quotidiana



clandestino

studi cattolici

fogli

 

 

il-timone

studi-danteschi