La ragione del cuore il blog di Giovanni Fighera
I PROMESSI SPOSI/2. Dalla conversione nascono gli Inni sacri PDF Stampa E-mail

altSubito dopo la sua conversione Manzoni scrive gli Inni Sacri, uno dei rari esempi di poesia religiosa contemporanea. La sua fede non crolla (anzi si rafforza) dopo la morte dell'amata moglie Enrichetta Blondel, a cui dedica "Il Natale del 1833".

In età moderna pochi letterati hanno scritto poesie religiose. Chi lo ha fatto è stato, spesso, non capito e accusato di essere troppo incline ad un tono retorico. I suoi versi sono stati, così, declassati al rango di poesia melensa e poco sentita. È il destino riservato agli «Inni sacri» di A. Manzoni, scritti tra il 1812 e il 1817. Frutto della conversione, il progetto doveva includere dodici componimenti dedicati ai momenti centrali della vita di Gesù. Alla fine Manzoni ne compose solo cinque integrali («Il Natale», «Il nome di Maria», «La passione», «La resurrezione», «La pentecoste») e due incompiuti («Ognissanti», «Natale 1833»).

Negli «Inni sacri» la Madonna è figura di primo piano in tutti i componimenti. In perfetta sintonia con la tradizione, la Madre di Dio è partecipe della missione di Gesù, fino ai piedi della croce, e, nel contempo, presente nella storia della Chiesa, fino alla fine dei tempi, vicino a noi tutti figli suoi. Lì, nella grotta, «la mira Madre in poveri/ panni il Figliol compose,/ e nell’umil presepio/ soavemente il pose» («Il Natale»). Come profetizzato, però, un  dolore atroce Le trafiggerà il cuore: ai piedi della croce rimarranno solo Maria e Giovanni, il discepolo prediletto. Ecco perché a Lei, che ha conosciuto il dolore estremo, noi tutti possiamo rivolgerci con le parole di Manzoni: «E tu, Madre, che immota vedesti/un tal Figlio morir sulla croce,/per noi prega, o regina de’ mesti,/che il possiamo in sua gloria veder;/che i dolori, onde il secolo atroce/fa de’ boni più tristo esiglio,/misti al santo patir del tuo Figlio,/ci sian pegno d’eterno goder» («La passione»).

 

Leggi tutto...
 
IL PURGATORIO: RITORNO ALL'EDEN PERDUTO. VIDEO DEL CANTO V PDF Stampa E-mail

 

Risultati immagini per PIA DE TOLOMEI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL PURGATORIO: RITORNO ALL'EDEN PERDUTO. VIDEO DEL CANTO V

BONCONTE DA MONTEFELTRO E PIA DE' TOLOMEI

https://www.youtube.com/watch?v=dKxFihOS9Q4&index=3&list=PL7I5Z8xAJpYsWftUEqjyqI687bjJMbA9u

Leggi tutto...
 
AL CUORE DI LEOPARDI 4. L'eterna insoddisfazione dell'animo umano PDF Stampa E-mail

altIl piacere delle cose terrene è circoscritto, ma l'animo umano cerca, per sua indole, una felicità che è infinita. In questo è in sintonia con il libro anticotestamentario di Qoèlet, con Manzoni e con scrittori del Novecento, quali Camus e Moravia.

 

L’uomo, a detta di Leopardi, si contraddistingue per questo desiderio di felicità non finita, non limitata, non colmabile da piaceri finiti quali quelli che si incontrano nella vita reale. E ancora, la grandezza dell’uomo autentico consiste nel non recedere da questo desiderio.

Per usare le parole della celebre opera teatrale di A. Camus, Caligola, l’uomo autentico e grande è colui che non desiste dalla propria natura e continua a desiderare quello che sembrerebbe impossibile, ma che anche solo una volta è stato sperimentato e, di conseguenza, è diventato possibile, ovvero la Luna, così come afferma l’omonimo protagonista dell’opera teatrale. Nel dialogo con l’Imperatore Caligola Elicone cerca di informarlo sulla congiura che è stata tramata contro di lui. L’Imperatore non se ne cura e continua imperterrito a manifestare il desiderio del suo cuore: «Tieni presente che l’ho già avuta (la Luna). […] Io l’ho avuta completamente. Soltanto due, tre volte, è vero. Ma insomma sì, l’ho avuta. […] Io voglio soltanto la Luna, Elicone. So bene in che modo morirò. Non ho ancora esaurito tutto ciò che può alimentare la  mia vita. Perciò voglio la Luna… […] Se qualcuno ti portasse la Luna sarebbe tutto diverso, non è così? L’impossibile diventerebbe possibile e qualsiasi cosa cambierebbe, così d’un colpo. E perché poi Elicone non dovrebbe portarti la Luna». Per Leopardi questo desiderio dell’infinito, dell’impossibile, descritto così bene da A. Camus, è il sentimento più nobile per l’uomo, più elevato, più sublime: la noia.

 

Leggi tutto...
 
GRANDI CAPOLAVORI CRISTIANI 9 - Factum est di Testori, la più grande tragedia di oggi PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per factum est testoriPoeta, drammaturgo, romanziere e pittore milanese, Giovanni Testori (1923-1993) è un autore scomodo, spesso escluso dalle antologie scolastiche sul Novecento. La sua produzione è sterminata e indice di grande versatilità nei diversi generi letterari, dal romanzo Il ponte della Ghisolfa (da cui Visconti ricava il film Rocco e i suoi fratelli) al ciclo di romanzi I segreti di Milano (ispirato ai cicli ottocenteschi francesi), dalle raccolte di poesie (L’amore e Per sempre) ai drammi teatrali che comprendono, ad esempio, rivisitazioni di Shakespeare (Ambleto, Macbetto) e la trilogia che consacra la conversione cattolica di Testori: Conversazione con la morte (scritta nel 1978 in seguito alla morte della madre), Interrogatorio a Maria (1979) e Factum est (1981).

Quest’ultima opera viene composta nel 1980 e messa in scena per la prima volta l’11 maggio 1981 nella basilica del Carmine a Firenze. Testori scrive un monologo teatrale, strutturato in quattordici parti come se fosse una via crucis. L’autore lombardo è convinto «che il monologo sia la forma più alta di teatro. Tutto il teatro tragico è, in fondo, un monologo a più voci. È stato il teatro moderno, a partire dall’Ottocento, a far credere che il dramma sia nell’antitesi. Se torni ad ascoltare un grande testo tragico come l’Amleto di Shakespeare, ovviamente non è la trama che ti tenta, ma il fatto che quel testo sia un’inchiesta sul destino dell’uomo: un destino che ha sempre come riferimento l’Essere Totale, cioè Dio».

Nell’opera parla solo il feto, colui che nella realtà non ha diritto di parola, di espressione, di comunicazione della propria volontà. È lui che viene messo in croce, è lui il nuovo Cristo crocefisso, rifiutato, reso totalmente silente ancor prima che esca dal ventre della madre. In una dinamica antitetica a quella annunciata nel vangelo di Giovanni dove «Verbum caro factum est»  («il Verbo si fece carne»), nell’opera la carne del feto (cui viene impedito di farsi carne al di fuori del ventre materno) si fa dapprima parola, poi profezia, infine maledizione. 

Non appena concepito, il feto grida di esultante gratitudine: «Grazie te, Cristo re!/ Parlo qui! Sento qui!/ Cuore qui, carne qui,/ batte qui, grida qui!/ Vita Cristo vive qui!/ Casa, carne,/ ventre, te. […]/ Grazie, Dio,/ grazie, Luce,/ grazie, Te./ Ora e sempre/ Vive, parla,/ sangue, canta,/ carne, me». La sua gratitudine è rivolta anche al padre e alla madre, cui si sente di appartenere: «Son di Lui,/ son di voi,/ madre, padre,/ sono io!/ Sono Lui/ e lei e te!/ Siamo tre! […]/ Grido lieto:/ sono cuore,/ sono vita,/ forma sono,/ sono feto!» Il padre, però, non riconosce un senso, una causa e un fine a quel grumo di cellule: «caso, bacio/ questo è stato». Il feto allora reagisce rivolgendosi alla madre: «Madre,/ mamma,/ a te m’aggrappo! […]/ Chi ti parla/ era pur come son io!»

Leggi tutto...
 
AL CUORE DI LEOPARDI 3. Il nostro cuore desidera l'Infinito PDF Stampa E-mail

altIl nostro animo può essere paragonato ad un recipiente "capace" di Infinito. Leopardi lo intuisce e conclude che la grandezza della ragione stia nel riconoscimento dell'incapacità dell'uomo a soddisfarsi. Solo la "persuasione di un'altra vita" dà consistenza alle cose.

 

Pochi autori sono stati così lucidi nel descrivere la natura del nostro animo, assetato di una felicità piena, assoluta, infinita. Esso può essere paragonato ad un recipiente «capace» di infinito (capax è il termine latino per indicare la capacità di contenere),  perché non è mai colmo: puoi, infatti, riempirlo di bevande differenti in continuazione, ma il liquido non giungerà mai all’orlo del contenitore. Quante volte facciamo l’esperienza di avere apparentemente colmato il nostro desiderio di felicità, ma subito dopo l’esperienza dell’amarezza e della tristezza si fa largo. Questa peculiarità è tipica soltanto dell’uomo. Leopardi scrive nello Zibaldone «Tutto è o può essere contento di se stesso eccetto l’uomo,  il che mostra che la sua esistenza non si limita a questo mondo, come quella dell’altre cose». Noi uomini siamo «miseri inevitabilmente ed essenzialmente per natura nostra [...]. Cosa la quale dimostra che la nostra esistenza non è finita dentro questo spazio temporale come quella dei bruti». Nella stessa pagina del testo miscellaneo Leopardi arriva ad affermare che «una delle grandi prove dell’immortalità dell’anima è la infelicità dell’uomo paragonato alle bestie che sono felici o quasi felici». Queste riflessioni, poste quasi all’inizio del suo diario filosofico ed esistenziale, richiamano alla mente la distanza tra il pastore e il gregge nel «Canto notturno di un pastore errante dell’Asia»: il pastore è assalito dal tedio, quando giace oziando, mentre il gregge non sembra essere angustiato da nessun pungolo, non sembra conoscere la noia.

 

Leggi tutto...
 
IL PURGATORIO: RITORNO ALL'EDEN PERDUTO. VIDEO DEI CANTI II-III PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per MANFREDI PURGATORIO

VIDEO DE

IL PURGATORIO: RITORNO ALL'EDEN PERDUTO.

CANTI II-III.

CASELLA E MANFREDI.

GIUSTIZIA UMANA E MISERICORDIA DIVINA A CONFRONTO.

https://www.youtube.com/watch?v=D7JdduL9EG8&list=PL7I5Z8xAJpYsWftUEqjyqI687bjJMbA9u&index=2

 

Leggi tutto...
 
IL SECONDO OTTOCENTO DA CARIRE-3- Baudelaire, brama di assoluto e discesa agli inferi PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per baudelaireDue poeti incidono profondamente sulla poesia del secondo Ottocento e, più in generale, sulla poesia contemporanea: da un lato quel Leopardi che, nutrito di classicità, di filologia e di lingue antiche, in nome della vitalità, della libertà espressiva, della ricerca della felicità e della verità, approderà a poetiche del tutto nuove e mai sperimentate fino ad allora e alla creazione di una musicalità e di una libertà metrica inaspettata per quegli anni; dall’altra Baudelaire che apre nuovi orizzonti alla lirica attraverso la rottura del vietato letterario o, potremmo meglio dire, l’apertura in poesia a situazioni, personaggi ed oggetti mai prima comparsi in versi.

A Baudelaire si dovrà la diffusione della dimensione del simbolismo nella poesia successiva e, in particolar modo, nel Decadentismo (si pensi a Pascoli), come pure la commistione di arte e vita che caratterizzerà il maledettismo francese come pure la Scapigliatura italiana e l’Estetismo europeo. Ma certamente le suggestioni che provengono dai due grandi monumenti della letteratura mondiale non finiscono qui.

Nato a Parigi nel 1821, proveniente da una famiglia agiata, Baudelaire perde il padre a soli sei anni. La madre si risposa con un ufficiale con cui il figlio non instaurerà mai un buon rapporto. Fin dagli anni delle scuole superiori Baudelaire inizia a coltivare la passione per la scrittura. Terminato il Liceo, frequenta locali alla moda parigini e postriboli, spendendo ingenti somme di denaro. Nel 1842 parte per un viaggio in India: è una ricerca dello spirito, lontano dal frastuono della metropoli parigina. Ammalatosi lungo il viaggio, Baudelaire non arriverà mai in India.

Leggi tutto...
 
Perchè è bello studiare? PDF Stampa E-mail
altStudiare è bello e mi interessa! È un’affermazione forte e che suona a dir poco provocatoria. Ditelo a quei ragazzi che passano ore della giornata a studiare perché sentono il dovere di farlo e vogliono riuscire a conseguire buoni risultati o a quelli che studiano perché devono recuperare dei risultati negativi o a quelli che passano la maggior parte della loro giornata dedicando il loro tempo ad altre passioni o ad altri svaghi. Ditelo ai ragazzi che si sono sempre sentiti dire che si deve studiare, perché è un dovere e basta, perché così si conseguiranno degli obiettivi nella vita, si otterranno diploma e laurea e si eserciterà, poi, una professione.

CONTA SOLO L’OGGI. Siamo arrivati alle ultime settimane prima della fine del quadrimestre e l’obiettivo, quello delle valutazioni finali, appare più vicino. Ora si vedranno moltiplicati gli sforzi di molti studenti. Aveva ragione Leopardi quando osservava nello Zibaldone che la tendenza a procrastinare la felicità al futuro sino a giungere al desiderio di conseguire la felicità dai posteri si accentua sempre più man mano che l’uomo cresce e si fa adulto ed è pressoché assente nel bambino. Questi non pensa che al presente e riesce a concepire il futuro solo come l’attimo immediatamente successivo al presente tanto che «proporre al fanciullo (per esempio negli studi) uno scopo lontano (come la gloria e i vantaggi ch’egli acquisterà nella maturità della vita o nella vecchiezza, o anche pur nella giovinezza), è assolutamente inutile per muoverlo (onde è sommamente giusto ed utile l’adescare il fanciullo allo studio col proporgli onori e vantaggi ch’egli possa e debba conseguire  ben tosto, e quasi di giorno in giorno, ch’è come ravvicinare a’ suoi occhi lo scopo della gloria e dell’utilità degli studi…)».

 

 
Leggi tutto...
 
Valutare gli studenti? Ci vuole un maestro PDF Stampa E-mail

altSiamo giunti quasi alla conclusione dell’anno scolastico. Negli ultimi mesi si vedono moltiplicati gli sforzi degli studenti per recuperare i risultati negativi e per migliorare le valutazioni conseguite fino a quel momento. Vogliamo allora proporre una riflessione sul senso delle prove, delle verifiche e delle valutazioni. Scrive Mirella Bocchini in Colloqui con una professoressa: «Non possiamo dare per scontato il soggetto che vuole imparare». Nella scuola di oggi si assiste alla «pretesa delirante di una didattica standard fondata non sulla cura della persona nella sua reale situazione, ma su un’astrazione del concetto di allievo». Si guarda «il ragazzo senza tener conto della sua posizione umana di passività, disinteresse, demoralizzazione dell’io».

Che cosa si deve fare? Bisogna ricostruire l’io e «farlo diventare consapevole di sé sotto due aspetti fondamentali: innanzi tutto nella capacità logica, cioè nella capacità di ragionare. In secondo luogo nella sua capacità affettiva, cioè nella curiosità amorosa verso la realtà, le cose e le persone».

I ragazzi devono cioè sperimentare che sono capaci. Gli insegnanti devono valorizzare le capacità e la verità. Nella spiegazione «occorre rendere i contenuti il più possibile accessibili, senza rinunciare alla parola viva». Mirella Bocchini, inoltre, suggerisce «concrete modalità didattiche che hanno contribuito a ricostruire l’umanità degli studenti, come, per esempio, la valutazione o lo svolgimento del tema». All’inizio, alle prime interrogazioni, il voto va discusso di fronte a tutta la classe, nel senso che il docente deve chiarire a tutti i criteri con cui viene assegnato, quali siano i criteri di valutazioni e le richieste dell’insegnante. Il ragazzo, così, si sentirà sempre più protagonista, non subirà la valutazione, ma comprenderà il metodo.

Leggi tutto...
 
AL CUORE DI LEOPARDI 2. La geniale intuizione nella poesia "Alla sua donna" PDF Stampa E-mail

alt

La lettera a Jacopssen è la prova più incontestabile che la domanda di felicità non sia venuta meno in Leopardi anche nei momenti di maggiore sconforto. L’atteggiamento del cuore che emerge in questa lettera potrebbe preludere alla conversione. Il poeta, infatti, si rende conto che è vera saggezza cercare la felicità nell’Ideale, ha nostalgia dell’epoca in cui ancora perseguiva ciò e riconosce che l’amico affronta la questione con «ragionevolezza e profondità».

All’età di venticinque anni Leopardi è già ben cosciente che il cuore dell’uomo è desiderio e capacità di Infinito, proprio come se fosse un contenitore che non può mai essere colmato da beni terreni finiti. Nello Zibaldone lo scrittore aveva usato l’immagine del cavallo: «Se tu desideri un cavallo, ti pare di desiderarlo come cavallo e come un tal piacere, ma in fatti lo desideri come un piacere astratto e illimitato. Quando giungi a possedere il cavallo, trovi un piacere necessariamente circoscritto e senti un vuoto nell’anima, perché quel desiderio che tu avevi effettivamente non resta pago».

Nei Pensieri, scritti più tardi, Leopardi descriverà questo desiderio di felicità infinita con il termine «noia». Essa è«in qualche modo il più sublime dei sentimenti umani,… il non potere essere soddisfatto da alcuna cosa terrena, né, per dir così, dalla terra intera; considerare l’ampiezza inestimabile della spazio, il numero e la mole meravigliosa dei mondi, e trovare che tutto è poco e piccino alla capacità dell’animo proprio; immaginarsi il numero dei mondi infinito, e l’universo infinito, e sentire che l’animo umano e il desiderio nostro sarebbe ancora più grande che sì fatto universo; e sempre accusare le cose di insufficienza e di nullità, e patire mancamento e voto, e però noia, pare a me il maggior segno di grandezza e nobiltà, che si vegga della natura umana» (Pensieri, LXVIII).

 

Leggi tutto...
 
Video di presentazione de I SEI PERSONAGGI IN CERCA D'AUTORE e dell'ENRICO IV PDF Stampa E-mail

alt

PIRANDELLO: GENIO DEL NOVECENTO.

INCONTRI A CONCOREZZO.

Video di presentazione de

I SEI PERSONAGGI IN CERCA D'AUTORE e

dell'ENRICO IV.

 https://www.youtube.com/watch?v=vgQ1LWqpKQ4

 

Leggi tutto...
 
Giovani senza meta. Le colpe degli adulti PDF Stampa E-mail

altNel dibattito odierno sull'educazione si continua a porre giustamente l'accento sulla figura dell’adulto, sulla sua immaturità e sul suo desiderio di rimanere sempre “giovane”, nel senso di adolescente. E' la cosiddetta “sindrome di Peter Pan”.

Vorrei partire da una vicenda che mi ha colpito molto l’anno scorso. Una mia ex-studentessa mi telefonò per comunicarmi che avevano ritrovato morta in un parco di Milano una sua compagna. L’autopsia avrebbe dato il responso più prevedibile: fatale per lei il cocktail di alcool e droga. Si può morire a soli ventiquattro anni di tristezza, di solitudine nel tentativo di far tacere in ogni modo quell’«abisso di vita» che sentiamo in noi, quell’esigenza di amore, di affetto, di felicità che è quasi insostenibile quando ci si sente da soli!

Qualche mese più tardi un altro ex-studente della scuola di Milano dove insegnavo anni or sono muore in un incidente in moto. Ricordo ancora quando mi disse: «Sa professore, ho visto un film, "Notte prima degli esami", che mi ha fatto capire perché valga la pena vivere. Un personaggio del film sostiene che nella vita è importante non quanto troviamo alla fine della strada, cioè il Destino, ma l’emozione che abbiamo provato lungo la strada». Morire a vent’anni di troppo desiderio di vita o, forse, morire a vent’anni perché nessuno ci ha mai detto perché valga la pena davvero faticare, alzarsi al mattino, prendersi le proprie responsabilità, far famiglia, …

 

Leggi tutto...
 
L'arte del relativismo insegnata ai ragazzi PDF Stampa E-mail

Squarcio su tela

La nostra sembra proprio l’epoca del relativismo e dell’ideologia imperanti, due aspetti che spesso si sposano nell’insano connubio dell’ideologia relativista, subdola tanto da diventare un habitus mentale raffinato che gli intellettuali e gli esperti sembrano quasi vantarsi di sfoderare quando vogliono palesare il loro atteggiamento politically correct o la loro presunta superiorità intellettuale.

Pochi giorni fa ho accompagnato una classe di quinta Liceo a visitare il Museo del Novecento a Milano, aperto da poco più di un anno vicino a Palazzo reale. L’occasione è stata davvero importante per gli studenti che hanno potuto vedere dal vivo opere che, fino a poco tempo fa, erano per lo più negli scantinati, non esposte, realizzate dai più noti artisti italiani del secolo scorso, appartenenti al Cubismo, al Futurismo, alla Metafisica, al Surrealismo fino ad arrivare ai movimenti degli ultimi decenni del Novecento.

Dopo due ore di visita guidata, ecco il momento più sorprendente della giornata. Siamo, infatti, giunti nelle sale dove sono esposte le opere di Pietro Manzoni (tutti ricorderanno la famosa «Merda d’artista») e gli squarci su tela.

 

Leggi tutto...
 
RILEGGIAMO I PROMESSI SPOSI 1 - La conversione di Alessandro Manzoni PDF Stampa E-mail

altI Promessi Sposi è il romanzo più letto (e detestato) dagli studenti italiani. Che però raramente ne comprendono il profondo significato religioso. La letteratura romantica manzoniana nasce da un preciso evento: la sua conversione.

 

Inizia oggi un percorso di rilettura de I promessi sposi, opera che non è soltanto il romanzo più importante che sia stato scritto nella nostra letteratura, ma che rappresenta in forma concreta e incarnata il genio del cristianesimo. Eppure, il romanzo più importante vanta anche il record negativo di essere il meno amato dai giovani che si trovano a leggerlo in un’età forse sbagliata, troppo prematura. Bisogna anche dire che probabilmente gli insegnanti assegnano la lettura dei capitoli a casa più che accompagnare i ragazzi con spiegazioni che introducano alla comprensione e alla bellezza dell’opera.

A scuola è più facile che gli studenti di quinta sappiano ripetere i commenti di critici illustri sul romanzo o il loro giudizio sulla provvidenza manzoniana piuttosto che sappiano dire semplicemente come Manzoni concluda il romanzo. Fate una verifica immediata. Se avete figli che studiano alle superiori, al biennio (ove andrebbero letti I promessi sposi in forma integrale o quasi) o al triennio (almeno un mese è solitamente dedicato allo studio del grande scrittore lombardo), oppure anche alle medie inferiori, chiedete loro che cosa sia la fede per Manzoni. Oppure, in forma più semplice, come si concluda il romanzo? O quale sia il «sugo della storia», per utilizzare l’espressione che l’autore pone al termine dell’opera? Oppure chiedetevi voi lettori, che avete studiato, vi siete diplomati o laureati, se abbiate mai affrontato la conclusione dei Promessi sposi, se vi abbiano mai letto a scuola le ultime quattro pagine del romanzo, quelle che seguono il matrimonio di Renzo e Lucia.

 

Leggi tutto...
 
AL CUORE DI LEOPARDI 1 - La ricerca della felicità PDF Stampa E-mail

alt

 

Inizia questa settimana su La nuova bussola quotidiana un nuovo percorso alla scoperta di Leopardi, scevro dei pregiudiizi e delle incomprensioni che spesso hanno accompagnato la lettura del grande poeta.

 

A scuola, quando si presenta la figura di Leopardi nelle classi, bisogna fin da subito sfrondare i pregiudizi a cui i ragazzi sembrano essere affezionati quando si parla dello scrittore, pregiudizi preconfezionati da tanta letteratura, da tanti «intellettuali che sanno», da molti professori che si accontentano del giudizio altrui su un autore, senza cercare di incontrarlo con il proprio cuore, come si incontra qualcuno che si aspetta da gran tempo. Ecco allora che dopo alcune lezioni incentrate sulla natura della domanda di felicità espressa in maniera geniale dal poeta, i ragazzi iniziano  a riscontrare una corrispondenza tra il desiderio espresso nelle pagine del Recanatese e il proprio cuore e ad avvertire una dissonanza tra quanto hanno sentito o letto e la parola che più incombe in maniera immeritata su tutta la produzione leopardiana: la parola pessimismo.

Questa parola è come una frana  che cade dal monte sul bel paesino che è a valle, portando distruzione e rovina in tutto ciò che incontra, non lasciando altro che devastazione cosicché della bellezza che c’era prima in quel luogo nulla più rimane. Lo stesso accade per qualsiasi autore che venga bollato di «pessimista», nel gergo dei ragazzi «lo sfigato»: l’espressione all’istante incenerisce  la bontà delle intuizioni e del pensiero e cancella la bellezza della poesia. Le semplificazioni riducono la complessità dell’animo, le domande del cuore.

 

Leggi tutto...
 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Succ. > Fine >>

Pagina 7 di 117

menu articoli

Cerca

Radio

Radio_Vaticana

radio_maria

radioRai1

Iscriviti alla Newsletter




Audio Book

Presi dal web

Presi dal web

Statistiche


Visitatori oggi:90
Visitatori ieri:353
Visitatori questo mese:9902
Visitatori nel mese scorso:15467
Visitatori questo anno:88281
Visite totali3838236

Risorse

Condividi sui Social Network

In viaggio con Dante verso le stelle

radio-maria

Il sugo della storia

Il sugo della storia

Maturità 2013

maturità 2013

Maturità 2014

2014_maturita

I promessi sposi

i-promessi-sposi

Divina Dommedia

divina-commedia

Libri

fighera-PURGATORIO-cop-alta-risoluzione

 

fighera-inferno

 

Il-matrimonio-di-Renzo-e-Lucia

NUOVA EDIZIONE 2015

libro-fighera-felicita-amico-2015

 

Tra-i-banchi-di-scuola


che-cose-mai-luomo

Riviste e quotidiani

Avvenire

logo tempi

 

 

 

il sussidiario

 la bussola

la-nuova-bussola-quotidiana



clandestino

studi cattolici

fogli

 

 

il-timone

studi-danteschi