La ragione del cuore il blog di Giovanni Fighera
DUECENTO 1. Epoca di pellegrini e di monaci, di santi e di cavalieri PDF Stampa E-mail

altCi avventuriamo oggi in un percorso sulla letteratura del Duecento, un secolo importantissimo per la nostra cultura e la nostra arte, un secolo in cui inizia la nostra letteratura con il «Cantico delle creature» nel 1224 e, nel contempo, nasce anche il maggiore poeta italiano, Dante Alighieri, nel 1265. È un secolo che prelude al Trecento, considerato il secolo d’oro della nostra letteratura insieme al Cinquecento.

            Prima di avventurarci nello studio di scuole, correnti ed autori, ci soffermeremo sulla concezione dell’uomo di quell’epoca così distante da quella contemporanea. Solo così si potrà comprendere meglio il significato e il valore dei testi duecenteschi.

Nel Medioevo l’uomo si concepisce come un peccatore che dipende da Dio, come svelerà il santo eremita nel Perceval di Chrétien de Troyes o, con definizione altrettanto felice, un «nulla capace di Dio», secondo la bellissima espressione del romanziere e saggista francese Daniel Rops. Tanta letteratura successiva al Medioevo ha diffuso, invece, lo stereotipo secondo il quale nell’epoca medioevale l’uomo fosse in secondo piano, schiacciato e oppresso dalla divinità e solo il Rinascimento avrebbe scoperto il valore centrale dell’uomo, lo avrebbe riposizionato al centro del cosmo. A sfatare questo pregiudizio infausto sul Medioevo ci soccorre una miniatura di santa Ildegarda di 0. Bingen, realizzata nel 1163. Inscritta in una Terra compare la figura di un uomo, circondato da Dio con il suo abbraccio misericordioso. Evidente è la somiglianza con l’uomo vitruviano realizzato da Leonardo da Vinci più di trecento anni più tardi (ca 1490). Anche lì un uomo è iscritto in una circonferenza, ma è scomparsa la presenza di Dio. Questo sarà il cambiamento epocale tra Medioevo e Rinascimento: non tanto l’introduzione della centralità dell’uomo, fatto già pienamente riconosciuto nel Medioevo cristiano, quanto la scomparsa della pertinenza di Dio con le vicende umane.

 

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PIRANDELLO. UN GENIO DEL NOVECENTO 10 - Solo la carità ricostruisce le ferite dell'io PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per lazzaro pirandelloIn un testo teatrale del 1928, sconosciuto ai più, il Lazzaro, Pirandello mette a tema Cristo/carità, quell’«amore che comprende e sa tenere il giusto mezzo tra ordine e anarchia, fra forma e vita», quell’amore che sa risolvere il conflitto e la frantumazione umani e ridare finalmente unità all’io. 

Protagonista del dramma è Diego Spina, che ha cresciuto i figli con una rigida educazione moralistica, rivolta più all’altra vita che a questa. Il figlio Lucio già a sei anni si ritrova in seminario per diventare prete. Non concorde con questa impostazione educativa, la moglie Sara lascia il marito e dalla nuova relazione con il fattore di campagna Arcadipane avrà due altri figli. La scena si movimenta quando Lucio ritorna a casa dopo anni di seminario, perché ha deciso di non seguire la strada imposta dal padre che, nel frattempo, vuol far costruire un ospizio nella sua tenuta, proprio là dove l’ex-moglie risiede con il nuovo compagno. La decisione di Diego comporterà evidentemente la scacciata di Sara e di Arcadipane. Quando Diego viene a sapere della scelta del figlio Lucio, si butta sotto una macchina e muore.

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ZENIT. Commedia a rischio di estinzione? Perché ha senso leggerla oggi? PDF Stampa E-mail

altQuando concepì Dante la stesura della Commedia? Davvero gli ultimi tredici canti del Paradiso erano andati perduti? Qual era la reale visione politica dell’autore? Chi era Beatrice? Perché il sommo poeta si sentiva investito di una missione? perché dovremmo leggere la Commedia a settecento anni dalla sua composizione? Risponde l’autore del libro “Tre giorni all’inferno. In viaggio con Dante” edito da Ares.

Insieme al poeta Alessandro Rivali, l’autore presenterà il libro mercoledì 24 agosto alle ore 12, nella saletta della Libreria del Meeting di Rimini (padiglione A3).

Ha scritto per ZENIT Fighera:

“Chi bazzica nella scuola e insegna letteratura italiana sa bene che la Commedia dantesca versa in una situazione di emergenza tanto che il capolavoro è a rischio di sopravvivenza. Purtroppo, in mezzo alle tantissime educazioni proposte dalla scuola che hanno spesso dimenticato l’Educazione con la «E» maiuscola, in un clima relativista dove si può proporre soltanto una cultura politically correct conforme all’ideologia imperante del momento, nell’incombenza di ottemperare ai tanti nuovi progetti proposti dall’Istituto o dal Ministero, ciò che spesso viene sacrificato è la vera cultura, tutto quanto possa apparire come pensiero forte, ormai vetusto, non al passo con i tempi.

Volete qualche esempio? Molti tra quei docenti che professano ancora la stima per Dante e presentano il suo capolavoro come opera inimitabile e indefettibile, si trovano ad affrontare la Commedia solo in un periodo limitato dell’anno e a terminarne lo studio nel quarto anno quando vengono studiati Purgatorio e Paradiso, con un piccolo assaggio dell’incomprensibile terza cantica. Questo accade, bisogna dirlo, nei casi migliori.

Eppure, laddove venga proposta la rilettura del capolavoro dantesco, in contesti scolastici o extrascolastici, appare evidente come l’opera di Dante susciti un interesse generale e riscuota successo. Mi pare di poter dire che c’è tanto bisogno di Commedia, di pensiero forte, di speranza nell’eterno, di bellezza incarnata nell’arte.

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VIDEO DI "TRE GIORNI ALL'INFERNO". PRIMA PUNTATA PDF Stampa E-mail

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VIDEO DI

"TRE GIORNI ALL'INFERNO" DI GIOVANNI FIGHERA.

PRIMA PUNTATA.

CANTI I-III

L'INIZIO DEL VIAGGIO.

CLICCA IL LINK PER VEDERE IL VIDEO

 https://www.youtube.com/watch?v=t2TuCubAvGA

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IL BLOG ANTIDOTI di Rino Camilleri PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per tre giorni all'inferno giovanni figheraQuand’è che a Dante venne in testa di scrivere la Divina Commedia? E’ vero che gli ultimi tredici canti del Paradiso sono andati perduti? E come descrivevano l’aldilà i grandi autori della letteratura greca e latina? E chi diavolo era veramente Beatrice? Lo sapevate che il capolavoro massimo del genio italico è stato tradotto in tutte le lingue del mondo? E Dante? Ha ragione il cantautore Venditti a chiedersi se «era un fallito, un servo di partito»? E com’è che parteggiava per l’imperatore, visto che era di parte guelfa? Giovanni Fighera risponde a tutto, tranquilli. cfr. Giovanni Fighera, Tre giorni all’Inferno. In viaggio con Dante (Ares, pp. 176, €. 13).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L'IO E LA CRISI DELLA MODERNITA' 23- La cultura è il radicamento nella tradizione PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per millet angelus e lavoro dei campiRiflettiamo brevemente sull’etimo della parola «cultura». Il fascino di una parola risiede, infatti, nel fatto che essa descrive una storia, racconta una parte dell’avventura umana: non a caso il vocabolo «parola» deriva da «parabola», ovvero racconto. Il verbo latino colo, che è alla base della parola «cultura»,  sottolinea e descrive il passaggio dell’uomo dalla condizione nomade a quella sedentaria. Il verbo significa «coltivare», «abitare», «venerare». Un popolo che diventa sedentario ha imparato a coltivare la terra, la abita e venera le divinità del luogo.

Nel termine «cultura» risiede questo radicamento nelle proprie origini e nella propria terra, senza il quale non è possibile crescere e dare frutti. Da questo radicamento scaturisce la possibilità di trarre linfa vitale, ovvero la possibilità di germogliare, di crescere nel fusto e di dare frutti buoni. Capiamo allora che la cultura non ha a che fare con la conoscenza di tante componenti della realtà, ma deriva da un passato (il terreno in cui siamo cresciuti, la tradizione) e si apre ad una domanda sul presente e sul futuro. La parola «cultura» coinvolge non solo la sfera della materialità (l’aspetto fisico, concreto, pragmatico dell’uomo), ma anche la componente religiosa, include la questione dell’uomo e del suo rapporto con il destino, ovvero le grandi domande dell’uomo. Potremmo anche affermare che il fenomeno culturale si traduce in una capacità di giudizio sul presente e sulla realtà e in un’ipotesi e in una speranza sul futuro radicata nel presente. Un’incursione nella cultura e nell’arte mondiali farebbe emergere fin da subito il loro carattere religioso e metafisico.

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PIRANDELLO. UN GENIO DEL NOVECENTO 9/ Così l’utopia del mondo perfetto muore nella violenza PDF Stampa E-mail

altNell’opera teatrale La nuova colonia Pirandello ci racconta in modo paradigmatico le conseguenze nefaste dell’utopia socio – politica di costruire ex-novo un mondo «buono e giusto». Il testo teatrale appartiene alla «trilogia del mito» (Lazzaro, La nuova colonia, I giganti della montagna), tre opere in cui il drammaturgo negli ultimi anni della sua vita (dal 1928 al 1936) cerca di individuare alcune verità, di fissare alcuni punti di riferimento nell’ambito sociale, religioso e artistico.

Alcuni diseredati, desiderosi di sfuggire al sistema iniquo della società, in cui prevaricazioni, sfruttamento, subordinazioni, potere ed egoismi dominano i rapporti personali, decidono di trasferirsi su di un’isola vulcanica deserta, sicuri che, in una palingenesi, ripartendo dall’origine, lontani dalla civiltà e dal progresso, in uno stato di natura primigenio, si possa costruire un mondo equo e perfetto.

 

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A MARZO 2017 IL PURGATORIO A ORZINUOVI PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per giovanni fighera il purgatorio ritorno all'eden perduto

lunedì 6 marzo - ore 20.30

L’INIZIO DEL VIAGGIO.

Canti I-II-III-V

lunedì 13 marzo - ore 20.30

I VIZI CAPITALI

Canti XI-XVI

lunedì 20 marzo - ore 20.30

GRANDI POETI NEL PURGATORIO

Canti XXI-XXII-XXIV-XXVI

lunedì 27 marzo - ore 20.30

L’ADDIO A VIRGILIO E L’INCONTRO CON BEATRICE

Canti XXVIII-XXX-XXXII

 

IL SENSO DEL VIAGGIO

Il Purgatorio è senz’altro la cantica più terrena, perché rispecchia la condizione dell’uomo che è in cammino verso la propria vera patria. È la condizione del pellegrino, di cui si è dimenticato l’uomo contemporaneo, che vive la dimensione terrena come l’unica possibile, e che invece l’uomo medievale viveva con maggiore coscienza. Nel Purgatorio dantesco dominano gli affetti, le amicizie, il senso della coralità e della comunità. È anche la cantica della misericordia di Dio, il regno della purificazione dal peccato e, quindi, il luogo dove l’anima conquista la libertà piena. Nelle quattro serate, in cammino con Dante, immersi in versi pieni di saggezza, vogliamo vivere l’avventura della lotta quotidiana dell’uomo contro il proprio male.

 

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COMOLIVE - Oltre 160 docenti di Italiano tornati sui banchi di scuola PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per giovanni fighera

IL 7 MARZO PARLERO' DELLA DIDATTICA PER COMPETENZE NELLO STUDIO DELLA COMMEDIA

 

Nell'aula magna dell'ISISS "Antonio Sant'Elia" di Cantù, insegnanti provenienti dalle province di Como, Lecco, Monza-Brianza e Milano, hanno preso parte al corso di formazione e aggiornamento "Storia letteraria e didattica per competenze", promosso dal Dipartimento di Lettere del "Sant'Elia" in collaborazione con la casa editrice Giunti TVP di Firenze e l'Istituto Treccani di Roma. Lunedì 20 febbraio il secondo appuntamento.

È iniziato lunedì 13 Febbraio nell'aula magna dell'ISISS "Antonio Sant'Elia" di Cantù - alla presenza di oltre 160 docenti di Italiano provenienti dalle province di Como, Lecco, Monza-Brianza e Milano - il corso di formazione e aggiornamento dal titolo "Storia letteraria e didattica per competenze", promosso dal Dipartimento di Lettere del "Sant'Elia" in collaborazione con la casa editrice Giunti TVP di Firenze e l'Istituto Treccani di Roma. Lo storico istituto canturino si propone così come un polo di spicco per la formazione dei docenti di un territorio molto vasto. Il dirigente scolastico Lucio Benincasa, nell'introdurre l'incontro, ha parlato dell'importanza di calare la teoria della didattica per competenze nella concretezza delle diverse discipline.

Quando si parla di innovazione dell'insegnamento, in genere si pensa alle novità legate all'introduzione delle nuove tecnologie elettroniche e informatiche (libri digitali, lavagne interattive multimediali ecc.). Ma c'è un'altra trasformazione che la nostra scuola sta vivendo, ed è forse ancora più radicale: la "didattica per competenze", alla cui necessità i docenti sono stati richiamati a partire da una raccomandazione del Parlamento europeo del 2006 «sulle competenze chiave per l'apprendimento permamente». Dopo alcuni anni serviti per assimilare ed elaborare queste richieste, anche sulla base di nuovi testi legislativi nazionali, ora la scuola italiana sta sperimentando varie forme per tradurle in pratica: occasioni di riflessione e di formazione come questa di Cantù sono dunque assai preziose e possono avere una ricaduta precisa sulla didattica quotidiana.

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"Santa Maria a Milano, dove la Passione si fa arte" di Margherita del Castillo PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per santa maria della passione  a milanoIl tema della Passione di Cristo e quello della partecipazione della Vergine alla Sua opera di Redenzione sono sviluppati, su più registri, in una delle più grandi chiese di Milano: le sculture in facciata, la decorazione delle volte, le iscrizioni profetiche, le pale d’altare rappresentano, in questa sede, veri strumenti di catechesi che trasformano la visita in un’esperienza spirituale.

La costruzione del tempio dedicato a Santa Maria della Passione si deve a Daniele Birago, discendente di una nobile famiglia milanese, vescovo di Mitilene e consigliere del duca Gian Galeazzo Maria Sforza. Nel 1485 il prelato donò ai Canonici Regolari Lateranensi un fondo di sua proprietà dove già esisteva una cappella campestre, custode di una venerata icona della Madonna della Pietà. In cambio, i religiosi si impegnarono ad accogliere il monumento funebre dello stesso Birago all’interno dello spazio sacro.

Il progetto originario, sviluppato dal lodigiano Giovanni Battagio, prevedeva una pianta centrale, la cui forma stellare voleva essere un omaggio a Maria, Stella del Mare e Stella del Mattino. A questa fu intersecata una croce greca, protetta da un’ampia cupola. La planimetria, però, era destinata ad essere modificata quando fu aggiunto, ai tempi di Carlo Borromeo,  un corpo longitudinale, ritenuto più funzionale ai fini della predicazione. Tale compito fu affidato al celebre architetto Martino Bassi.

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GIORNALE METROPOLITANO. Esce il secondo volume della trilogia PDF Stampa E-mail

page fighera

GIORNALE METROPOLITANO

Davvero il Purgatorio è un’invenzione medievale, come sosteneva Le Goff? Quali testi letterari prima di Dante descrissero il viaggio nel Purgatorio? Il secondo volume della trilogia di Giovanni Fighera dedicata alla Commedia dantesca risponde a queste e ad altre domande per inoltrarsi poi in questa cantica bellissima, purtroppo non sempre apprezzata quanto l’«Inferno». Ritornano la luce, il cielo stellato, la notte a testimoniare che l’ansia di redenzione che si è manifestata nelle anime purganti anche solo per un istante in terra trova risposta nell’infinita misericordia divina. Dominano gli affetti, le amicizie, il senso della coralità e della comunità. Dante viator incontra i grandi amici già defunti, i poeti che gli sono stati maestri nell’arte della scrittura, attraversa le sette balze dei vizi capitali dovendo, infine, dire addio al maestro Virgilio e ritrovare Beatrice nel Paradiso terrestre. Nell’Eden perduto, però, le sorprese non sono finite. Il viaggio di Dante è la nostra stessa avventura della lotta quotidiana nel cammino verso la piena felicità.

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AL CUORE DI LEOPARDI 14. La ginestra, un'utopia velleitaria e irrealizzabile PDF Stampa E-mail

altIn una parte della produzione di Leopardi non domina il sentimento della presenza che ci rende lieti, bensì la percezione di un’assenza. Quando questa nota diventa dominante nelle giornate, essa si può tramutare in grido che il senso (l’abbiamo altrove chiamato l’Ideale o Mistero) si manifesti (come già abbiamo visto nella poesia «Alla sua donna») oppure in accesa accusa nei confronti della natura / realtà esterna, colpevoli di esserci nemiche.

Testimonianza emblematica di quest’ultima posizione è il canto «La ginestra», da molti considerato il testamento spirituale di Leopardi. Nel discorso che noi stiamo conducendo, lungi dal poter essere considerato tale, il testo rappresenta in realtà un recedere dall’intuizione geniale che il Recanatese più volte ha avuto nella sua vita, un venir meno della posizione di domanda e di ricerca di una felicità infinita. Testimonia la posizione dell’uomo che, non avendo incontrato l’Ideale o non avendolo riconosciuto, non volendosi comunque arrendere, propone un progetto partorito dalla sua mente: qui sta la differenza tra un ideale che si incontra e un’utopia che è frutto del nostro sogno. «La ginestra» rappresenta un’utopia velleitaria, anche se nobile e dignitosa, ma pur sempre velleitaria.

Nella sua salda organizzazione strutturale, la poesia presenta una duplice valenza filosofica: svolge la funzione di pars destruens e di pars construens, di demistificazione delle falsità e degli errori dei contemporanei e di proposizione di un progetto da realizzare. Cerchiamo di capire meglio questo aspetto. L’autore si scaglia contro l’ottimismo illuminista e scientista ormai trionfante, fiducioso riguardo alla perfettibilità del genere umano (che preluderà al positivismo di metà Ottocento): quell’ottimismo che sostituirà il problema della felicità del singolo con la questione del progresso, ovvero del benessere  dell’umanità. Leopardi mostra un’avversione nei confronti del veicolo che divulga questo messaggio superficiale e «progressista»: il giornale o la «gazzetta».

 

 
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L'IO E LA CRISI DELLA MODERNITA' 22- Un nuovo umanesimo fondato su fede e ragione PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per fede e ragionePer la prima volta dopo duemila anni, come scrive già C. Peguy (1873-1914) nell’Ottocento, si nasce oggi in un ambiente che non è più cristiano. Si è voluto realizzare l’uomo nuovo senza Dio, si è proposto un umanesimo che ponesse l’uomo sul piedistallo al posto di Dio. Non che quest’ultimo sia stato apertamente negato, ma è stato confinato nell’ambito del privato. Il grande filosofo russo contemporaneo N. A. Berdjaev (1874-1948) si è espresso al riguardo: «L’affermazione dell’individualità umana presuppone l’universalismo; lo dimostrano tutti i risultati della cultura e della storia moderna nella scienza, nella filosofia, nell’arte, nella morale, nello Stato, nella vita economica, nella tecnica, lo dimostrano e lo provano con l’esperienza. È provato e dimostrato che l’ateismo umanistico porta all’autonegazione dell’umanesimo, alla degenerazione dell’umanesimo in antiumanesimo, al passaggio della libertà in costrizione. Così finisce la storia moderna e incomincia una storia diversa che io per analogia ho chiamato nuovo Medioevo. In essa l’uomo deve di nuovo legarsi per raccogliersi, deve sottomettersi al supremo per non perdersi definitivamente».

Nella prima parte del percorso sulla crisi epocale cui oggi assistiamo abbiamo cercato di sorprendere le caratteristiche del mondo contemporaneo e di una cultura che sembra sempre più congiurare a nascondere o a censurare la natura più propriamente umana. Nella seconda parte abbiamo evidenziato il cammino dell’uomo nella storia e l’evoluzione della sua consapevolezza di essere creatura a immagine e somiglianza di Dio, il mutamento del rapporto di appartenenza dell’uomo al proprio popolo, alla propria tradizione. Nell’epoca moderna la crisi dell’appartenenza e l’intensificarsi dell’individualismo hanno portato da un lato ad una percezione sempre più diffusa della solitudine, dall’altro alla dimenticanza della tradizione e della cultura. Da dove può nascere la speranza? Nella terza parte l’attenzione si è spostata sull’uomo e sulla sua natura, sullo stupore e sul desiderio che desta la realtà, se guardata con occhio limpido e scevro da pregiudizi. Allora l’uomo si sorprende bambino, bisognoso di un abbraccio e di qualcuno che lo possa perdonare e salvare. Solo i malati hanno bisogno del medico, ovvero solo l’uomo che chiede di essere sanato e salvato può davvero incontrare la salvezza. L’uomo ha bisogno di porsi la domanda sul destino con la speranza che qualcuno possa dare risposta alla propria inquietudine. Non si può censurare la natura «di questo essere enigmatico che racchiude in sé la nostra esistenza per natura gioconda, ma oltre natura misera e dolorosa. È ben comprensibile che il suo mistero formi l'alfa e l'omega di tutti i nostri discorsi e di tutte le nostre domande, dia fuoco e tensione a ogni nostra parola, urgenza a ogni nostro problema». Così lo scrittore tedesco Thomas Mann (1875-1955) descrive il mistero dell’uomo. Eppure, la cultura in cui viviamo tende ad obnubilare questa tensione dell’uomo a capirsi e a trovare una risposta.

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"CONVERSAZIONI SUL CRISTIANESIMO" di Napoleone Bonaparte PDF Stampa E-mail

altQuando scrive Il 5 maggio Manzoni si basa soltanto sulla notizia della conversione di Napoleone pervenutagli, non ha evidentemente potuto leggere le trascrizioni (pubblicate più tardi) delle conversazioni tenute dall’Imperatore con generali e medici, francesi e inglesi, credenti e miscredenti, che lo assistono durante i sei anni di esilio. Nel 1840, meno di vent’anni dopo la morte, Robert-Antoine de Beauterne dà alle stampe la trascrizione dei discorsi sotto il titolo Sentiment de Napoléon sur le cristianisme, Conversations religieuses. Per curare il testo De Beauterne «entra in corrispondenza e si procura documenti e dichiarazioni dai testimoni privilegiati degli anni in esilio, primo tra tutti il generale de Montholon, poi gli altri due generali Bertrand e Goucard, i due medici O’ Meara e Antonmarchi, facendo anche uso del celebre Memoriale di Sant’Elena scritto da Las Cases nel 1823». Il testo riscuote subito un grande successo, tanto che segue un’altra edizione nel 1841 e una successiva nel 1843. L’autenticità dei documenti è comprovata dalla modalità di recupero e controllo delle affermazioni oltre che dal fatto che tutti i testimoni erano ancora in vita quando uscì il testo e avrebbero, quindi, potuto smentire affermazioni false. Inoltre, molti dei testimoni sono atei e materialisti, non certo cristiani e si mostrano in disaccordo con Napoleone.

In Italia il testo, tradotto da Vito Patella, è stato pubblicato nel 2013 dalle Edizioni Studio Domenicano. È stata omessa la parte narrativa di de Beauterne a vantaggio dei discorsi pronunciati da Napoleone riportati sempre tra virgolette. Le conversazioni di Napoleone sono un’occasione unica per vedere in maniera diversa l’immagine tradizionale del grande Imperatore e comandante francese, per guardare all’interno del suo cuore, scoprire un personaggio decisamente diverso da quello della vulgata tradizionale.

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PIRANDELLO. UN GENIO DEL NOVECENTO 8/ Siamo tutti personaggi in cerca d'autore PDF Stampa E-mail

altLa vena di Pirandello trova forse la sua forma più espressiva nelle opere teatrali. Si può dire, a ragion veduta, che la maggior parte della sua produzione narrativa (novelle e romanzi) sia concepita in maniera scenica. La produzione prettamente teatrale confluirà all’interno della raccolta Maschere nude che raccoglie quarantatré opere. Diverse dal teatro contemporaneo dannunziano improntato all’uso seducente della parola, le opere di Pirandello mettono in scena degli Amleto in panni borghesi, che filosofeggiano sulla vita, si pongono domande, cercano una verità e spesso si trovano in una situazione di scacco. Lo scrittore agrigentino cercherà anche di fondere pubblico e palcoscenico con l’abolizione della quarta parete, il sipario, che coinvolgerà gli spettatori all’interno della finzione scenica.

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