La ragione del cuore il blog di Giovanni Fighera
GRANDI CAPOLAVORI CRISTIANI 2- L'Annuncio a Maria e i tre pilastri di Paul Claudel PDF Stampa E-mail

altScritto nel 1912, L’Annuncio a Maria è come un’immensa cattedrale medioevale, una grande sintesi di quell’epoca, ma potremmo anche dire un grande frutto della cristianità. Non a caso è ambientato nei pressi del monastero di Montevergine. Tre sono i pilastri fondamentali della cattedrale, differenti per forme e colori, ma tutti illuminati dalla luce della fede: Anna Vercors, Pietro di Craon e Violaine.

Anna Vercors si è sposato con Elisabetta ed è divenuto padre di Mara e di Violaine. Ha fatto sacrifici lavorando nei campi per sostentare la famiglia. Nel suo volto e nelle sue azioni si scorge tutta la gratitudine che nutre per il Signore che fa tutte le cose. Mosso da questa coscienza, dopo aver riservato ogni anno le decime al convento vicino, decide di partire per la Terrasanta per pregare sopra il Santo Sepolcro per l’unità del suo popolo e dei cristiani, offrendo così le sue azioni per la totalità, per il bene di tutti. Cosciente della complessità del viaggio, affida la sua vita al Mistero e si congeda dalla moglie con queste parole: «Tale è stato il male del mondo: che ciascuno ha voluto godersi i propri beni, come se per lui solo fossero stati creati, e non come se da Dio li avesse avuti in consegna. Il signore, il suo feudo, il padre, i suoi figlioli, il Re, il suo Regno e l’uomo di lettere, la sua dignità».  Così, parte per la Terrasanta affidando Violaine a Giacomo di Hury perché la sposi.

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Maturità 2017. Carlo Emilio Gadda, «il maggiore scrittore italiano di pieno Novecento» PDF Stampa E-mail

altMaturità 2017. Prosegue il viaggio in preparazione dell’Esame di Stato. Dopo Giovanni Pascoli, Gabriele D’AnnunzioLuigi Pirandello, Italo SvevoGiuseppe Ungaretti, Eugenio Montale, Umberto Saba, Salvatore Quasimodo, Italo Calvino, Giuseppe Tomasi di Lampedusa e Cesare Pavese, oggi parliamo di Carlo Emilio Gadda, di cui ricorre l’anniversario della morte. Gadda è considerato da «il maggiore scrittore italiano di pieno Novecento» non è mai stata proposto un testo alla prima prova dell’esame di Stato.

La vita

Carlo Emilio Gadda (1893—1973) è considerato da E. Gioanola «il maggiore scrittore italiano di pieno Novecento, quello in cui la lacerata condizione esistenziale dell’uomo contemporaneo ha trovato la più originale forma di espressione stilistica» e, a detta di G. Contini, è il più importante letterato che Milano ci abbia dato insieme a Manzoni e Porta.
In maniera analoga a molti letterati del Novecento il suo percorso di studi non è, però, di tipo umanistico. Dopo aver partecipato alla Grande guerra, di cui redige un diario e in cui perde il fratello, Gadda si laurea in Ingegneria e pratica la professione per una decina d’anni, finché non decide di dedicarsi alla scrittura, la sua vera passione. Per tutta la vita si sentirà fallito come ingegnere e come scrittore e, forse, percepirà «la sua vita già finita, e fallita, con la grande guerra, dove era andato con lo stato d’animo del colpevole e dell’inetto che cerca un riscatto attraverso un atto eroico, e magari attraverso la sua morte, mentre chi era morto davvero era il fratello» (Gioanola). Racconta Gadda nel Castello di Udine: «In guerra ho passato alcune ore delle migliori della mia vita, di quelle che mi hanno dato oblio e completa immedesimazione del mio essere con la mia idea: questa […] si chiama felicità». Ricorda il Contini che un giorno Gadda lo accompagnò a visitare l’altopiano di Asiago che era stato «testimone di quella sua felicità».

Il Contini che conobbe bene Gadda lo considera molto simile al Manzoni per la nevrosi anche se «della sua nevrosi Gadda non fa che discorrere. […] Della sua, Manzoni parlava il minimo indispensabile». Del resto Gadda ama l’illustre predecessore milanese, conosce molto bene I promessi sposi che si farà leggere dagli amici fino agli ultimi giorni di vita. Egli contesta l’assai diffusa visione dei Promessi sposi come libro buono «per uso di giovani un po’ tardi» e ne percepisce tutta la «tragica sinfonia».

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GRANDI CAPOLAVORI CRISTIANI 1- Quel Magnificat in Notre Dame che convertì Claudel PDF Stampa E-mail

altNato nel 1868 a Villeneuve-sur-Fère, Paul Claudel si forma in un momento storico e in una terra come quella francese che nella seconda metà dell’Ottocento è fortemente impregnata di cultura positivistica. La diffusione di questo nuovo approccio gnoseologico e culturale avviene negli anni in cui lo scienziato Charles Darwin (1809-1892) pubblica L’origine della specie (1859) e il filosofo Herbert Spencer (1820-1893) contribuisce alla nascita della psicologia moderna con l’ Introduzione alla psicologia sperimentale (1865). 

Il fisiologo francese Claude Bernard (1813-1878) influisce non poco sull’avvento della medicina sperimentale, così come il filosofo August Comte (1798-1857) diventa padre della sociologia moderna. Di nuovo, come nell’epoca illuministica, l’uomo si convince di avere rivoluzionato il mondo della cultura. Con una perfetta consonanza rispetto agli illuministi, impregnati di materialismo e di una fiducia illimitata nella scienza che porterà a eliminare tutto l’ignoto e il mistero, i positivisti aprono la strada di una nuova religione, quella del Progresso e dell’Umanità. 

In gioventù Claudel conosce e frequenta i grandi poeti francesi a lui contemporanei, Mallarmé, Verlaine e Rimbaud. La conversione avviene quando non ha ancora trent’anni, nel 1886, durante la messa di Natale celebrata a Notre Dame de Paris, ascoltando il Magnificat, anche se l’episodio è esito di un periodo di crisi e di travaglio. Anche la conversione di Manzoni era avvenuta in chiesa, secondo l’aneddotica, in occasione del matrimonio di Napoleone a Parigi, anche se sappiamo bene dalle lettere il cammino che nei due anni precedenti lo scrittore aveva condotto dal matrimonio con Enrichetta Blondel all’incontro con i padri spirituali Degola e Tosi. Claudel racconta lui stesso quanto è accaduto il giorno di Natale. Recatosi ad assistere alla cerimonia non per fede, ma nella speranza di trovare spunti e ispirazione per la scrittura, poco soddisfatto della Messa solenne, Claudel ritorna per i vespri. Il coro sta cantando il Magnificat

A questo punto accade un fatto straordinario. Sentiamo direttamente il racconto di Claudel: «Io ero in piedi tra la folla, vicino al secondo pilastro rispetto all’ingresso del Coro, a destra, dalla parte della Sacrestia. In quel momento capitò l’evento che domina tutta la mia vita. In un istante il mio cuore fu toccato e io credetti. Credetti con una forza di adesione così grande, con un tale innalzamento di tutto il mio essere, con una convinzione così potente, in una certezza che non lasciava posto a nessuna specie di dubbio che, dopo di allora, nessun ragionamento, nessuna circostanza della mia vita agitata hanno potuto scuotere la mia fede né toccarla. Improvvisamente ebbi il sentimento lacerante dell’innocenza, dell’eterna infanzia di Dio: una rivelazione ineffabile! Cercando – come ho spesso fatto – di ricostruire i momenti che seguirono quell’istante straordinario, ritrovo gli elementi seguenti che, tuttavia, formavano un solo lampo, un’arma sola di cui si serviva la Provvidenza divina per giungere finalmente ad aprire il cuore di un povero figlio disperato: “Come sono felici le persone che credono!”. Ma era vero? Era proprio vero! Dio esiste, è qui. È qualcuno, un essere personale come me. Mi ama, mi chiama. Le lacrime e i singulti erano spuntati, mentre l’emozione era accresciuta ancor più dalla tenera melodia dell’Adeste, fideles». 

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Maturità 2017. CESARE PAVESE. «Qualcuno ci ha mai promesso qualcosa? E allora perché attendiamo?» PDF Stampa E-mail

altMaturità 2017. Prosegue il viaggio di tempi.it in preparazione dell’Esame di Stato. Dopo Giovanni Pascoli, Gabriele D’AnnunzioLuigi Pirandello, Italo SvevoGiuseppe Ungaretti, Eugenio Montale, Umberto Saba, Salvatore Quasimodo, Italo Calvino e Giuseppe Tomasi di Lampedusa oggi parliamo di Cesare Pavese.

La vita

 

Nato a Santo Stefano Belbo nelle Langhe nel 1908, Cesare Pavese studia Lettere all’Università di Torino ove ha come maestro Augusto Monti e stringe amicizie che saranno poi determinanti nella sua formazione e nell’attività editoriale e letteraria successiva. Un suo amico Giulio Einaudi fonda l’omonima casa editrice di cui Pavese diventerà prima collaboratore e successivamente anche direttore e con cui pubblicherà tutti i suoi romanzi. La sua vocazione alla scrittura è viva e feconda fin da giovane, già dai tempi universitari e da quando, una volta laureato, si dedica anche all’insegnamento. Nel 1935 viene confinato per un anno a Brancaleone calabro, accusato di collaborare con gli antifascisti. Ritornato a Torino, scopre che Tina Pizzardo, la «donna dalla voce rauca» di cui è innamorato, si è sposata con un altro uomo. Grande è la delusione. La sua produzione si converte sempre più dalla poesia alla prosa, in un’attività instancabile che lo porta al più grande riconoscimento italiano, il conseguimento del Premio Strega (1950) con La bella estate, scritta nel 1949. Il 1950 è anche l’anno del suo più noto romanzo, La luna e i falò. Il 27 agosto 1950 Pavese si suicida in una camera d’albergo a Torino.

 

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I PROMESSI SPOSI 7. La comicità di don Abbondio e Perpetua PDF Stampa E-mail

altNelle scene dei primi cinque quadri de I Promessi Sposi, il Manzoni racconta situazioni drammatiche: la minaccia a don Abbondio, la scoperta dell'intimidazione da parte di Renzo. Ma indulge a toni comici benevoli.

Don Abbondio si è creato una filosofia di vita impostata sull’idea che ad un galantuomo che si faccia gli affari suoi non accadono mai cattivi incontri. L’incontro con i bravi è, quindi, del tutto imprevisto.

Non si insisterà mai troppo sul fatto che I promessi sposi sono opera fortemente comica. Se riflettiamo sulle diverse manifestazioni e gradazioni del comico, scopriamo una vasta varietà di forme, come il comico puro, l’umorismo, il grottesco, il caricaturale, l’ironia, il parossismo, il sarcasmo, la satira, la parodia.

Il grottesco consiste nell’esagerazione di una caratteristica del personaggio tanto che la complessità della persona è ridotta ad un solo aspetto che viene presentato come l’unico aspetto, cifra che contraddistingue e definisce il personaggio stesso. Il grottesco svilisce e degrada la complessità dell’umano. Una particolare forma di grottesco è quello caricaturale, tipico della descrizione letteraria come pure della pittura. La satira nasce dallo sdegno per la realtà, per un particolare aspetto della vita, della società, per vizi diffusi in un ambiente o in un personaggio.

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AL CUORE DI LEOPARDI 10. La società del divertimento distrae dalla felicità PDF Stampa E-mail

altIl divertimento e l'assopimento sono modi di evadere la vera ricerca della felicità. È il tema che emerge nell'operetta morale di Leopardi Dialogo di Malambruno e Farfarello. Mai idea è stata più attuale nella nostra società.

 

Nell’operetta morale «Dialogo di Malambruno e Farfarello», dopo aver chiesto la felicità al demone e aver ottenuto una risposta negativa, Malambruno desidererebbe almeno togliere l’infelicità. Farfarello risponde che ciò è impossibile a meno che non smetta di volersi bene. Se ciò che ci procura  tristezza è la domanda che sembra non trovare appagamento, è sufficiente smorzare la tensione del desiderio per stare, solo apparentemente, meglio.  Ecco perché un assopimento dell’animo è, in generale, piacevole, perché consiste in uno stordimento della ragione, in un annebbiamento delle domande del cuore: «Il desiderio del piacere diviene una pena, e una specie di travaglio abituale dell’anima. Quindi [... ] un assopimento dell’anima è piacevole. I turchi se lo procurano coll’oppio, ed è grato all’anima perché in quei momenti non è affannata dal desiderio, perché è come un riposo dal desiderio tormentoso, e impossibile a soddisfar pienamente; un intervallo come il sonno nel quale se ben l’anima forse non lascia di pensare, tuttavia non se n’avvede» (Zibaldone).

 

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IL SECONDO OTTOCENTO DA CAPIRE 7 - Cosa resterà di Giosué Carducci? PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per carducci giosueOsannato in vita e considerato poeta vate della nazione nell’epoca postunitaria e anche per decenni dopo la morte (1907), negli ultimi anni i suoi versi improntati ad una magniloquente retorica, all’invettiva politica e satirica e alla rievocazione di grandi gesta e battaglie del passato appaiono sempre più distanti dalla sensibilità contemporanea e trovano sempre meno spazio anche nel panorama poetico nella scuola italiana.

Nato nel 1835 a Val di Castello in Versilia, Carducci è avviato agli studi classici prima a Firenze e, poi, alla Scuola Normale di Pisa e si laurea in Lettere classiche a soli ventun anni. Nel 1857 muore il fratello Dante, suicida o ucciso dal padre. Non conosceremo mai con certezza i fatti. Il caso viene archiviato con la tesi del suicidio, anche se i dubbi rimangono. Il fratello viene ritrovato morto con un bisturi conficcato nel petto dopo una discussione con il padre che lo accusa di una condotta sregolata.

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27 aprile 2017 su RADIO MARIA "IN VIAGGIO CON DANTE VERSO LE STELLE" PDF Stampa E-mail

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SU RADIO MARIA

IN VIAGGIO CON DANTE VERSO LE STELLE

giovedì 27 aprile ore 10:30

VIII PUNTATA

IL SECONDO TEMPO DELLA TENZONE TRA FARINATA DEGLI UBERTI E DANTE.

LA DIVISIONE DELLA PARTE PIU' BASSA DELL'INFERNO

IL SETTIMO CERCHIO: I VIOLENTI. PRIMO GIRONE: I VIOLENTI CONTRO IL PROSSIMO.

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I PROMESSI SPOSI 6. Inizia l'avventura di Renzo e Lucia PDF Stampa E-mail

altIl romanzo si apre con la figura di don Abbondio in primo piano, prete pavido che si è costruito un fortino per vivere tranquillo, senza problemi. Ma scopre che esistono imprevisti che demoliscono le tane in cui ci siamo nascosti.

 

La tradizione del romanzo moderno ha decisamente radici inglesi, spagnole e francesi. Se troviamo le prime testimonianze di questo genere nei testi picareschi del Cinquecento spagnolo, se il El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha (nei due volumi del 1605 e del 1615) di Miguel de Cervantes e Gargantua e Pantagruel (composto di cinque libri pubblicati tra il 1532 e il 1564) di Francois Rabelais sono emblema del consenso che il nuovo genere incontra e della sua diffusione, la stagione della grande diffusione del romanzo moderno è, senz’altro, il Settecento inglese.

In Italia, invece, patria del Classicismo che conosce nel XVIII secolo l’ondata del Neoclassicismo, incontriamo il primo romanzo soltanto nel 1802. Le ultime lettere di Jacopo Ortis sono il primo romanzo italiano, tra l’altro in forma epistolare, una raccolta di lettere inviate dal protagonista all’amico Lorenzo Alderani, che poi le raccoglierà e pubblicherà conferendole un’unità attraverso una cornice narrativa. L’Ortis, come si può comprendere, non potrà fungere da riferimento per il Manzoni nella composizione dei Promessi Sposi, né per quanto riguarda la strutturazione dell’opera né per l’aspetto linguistico. Lo scrittore lombardo si formerà leggendo romanzi gotici, d’avventura, sentimentali, storici del Settecento, provenienti prevalentemente dalla tradizione inglese e francese. Per quanto riguarda l’aspetto linguistico Manzoni potrebbe rifarsi all’uso linguistico, ai dizionari e ai testi letterari colti italiani. Come procede?

 

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AL CUORE DI LEOPARDI 9 - Il senso religioso di un canto notturno PDF Stampa E-mail

Immagine correlataIl «Canto notturno di un pastore errante dell’Asia» è una delle migliori sintesi del pensiero di Leopardi sulle domande che animano il cuore dell’uomo. Qualche anno prima di comporre la poesia Leopardi ebbe l’occasione di leggere nel «Journal des savants» gli appunti di viaggio del Barone di Meyendorff nelle steppe dell’Asia centrale, in cui si descrivevano dei pastori che la sera intonavano nenie tristi alla luna. L’immagine dei pastori che si è impressa nell’animo del Recanatese, qualche anno dopo, nel 1830, viene utilizzata per rappresentare quel livello di coscienza dell’uomo che contraddistingue non già il colto e il letterato, bensì l’uomo in sé di ogni tempo e di ogni luogo.

Nasce, così, il «Canto notturno di un pastore errante dell’Asia». Il canto ben si addice a comunicare la dimensione della poesia lirica, focalizzata sull’io del poeta e sulla sua dimensione interiore. L’orizzonte notturno, tanto amato dall’arte romantica, che fa da sfondo al testo, ci permette di porci immediatamente di fronte al cielo stellato, all’infinito, a quelle stelle che non potrebbero saziare, in nessun modo, l’indomito cuore dell’uomo, che sono, comunque, segno di quell’Infinito/Altro a cui l’animo umano anela. Il pastore è errante, in viaggio sempre, un viaggio monotono, e percepisce che un senso ci deve pur essere in questa vita e che Qualcuno lo conosce: è la Luna, rappresentata come figura pontefice, ovvero ponte tra la terra e il cielo, tra l’io che con la propria ragione può arrivare a riconoscere il Mistero e il Mistero stesso.

 

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IL SECONDO OTTOCENTO DA CAPIRE 6 - Scapigliatura, il materialismo positivista non basta PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per la scapigliaturaQuando nel 1857 si tiene il processo contro Les fleur du mal di Baudelaire, dall’Italia giungono nella capitale francese alcuni giovani intellettuali, affascinati dallo scrittore d’Oltralpe.

Il poeta maledetto diviene un punto di riferimento per la nascita del movimento letterario italiano più europeo dell’epoca, più aperto alla trasgressione e alla ribellione: la Scapigliatura. L’atto di nascita è rappresentato dal romanzo La Scapigliatura e il 6 febbraio di Cletto Arrighi, pubblicato solo pochi anni dopo il processo nel 1861 dall’editore Sonzogno. Così viene dichiarata la nascita di una nuova classe sociale di individui «tra i venti e i trentacinque anni; pieni di ingegno quasi sempre; più avanzati del loro secolo; indipendenti come l’aquila delle Alpi; pronti al bene quanto al male; inquieti, travagliati, turbolenti – i quali – e per certe contraddizioni terribili tra la loro condizione e il loro stato, vale a dire tra ciò che hanno in testa, e ciò che hanno in tasca, e per una loro particolare maniera eccentrica e disordinata di vivere […] – meritano di essere classificati in una nuova e particolare suddivisione della grande famiglia civile».

La Scapigliatura si presenta come movimento di avanguardia, «vero pandimonio del secolo, personificazione della storditaggine e della follia, serbatojo del disordine, dello spirito d’indipendenza e di opposizione agli ordini stabiliti», che si sviluppa nel Nord Italia, a partire da Milano divenuta ormai la capitale economica ed editoriale, centro della borghesia e ben presto del giornalismo (“Il corriere della Sera” vi nascerà nel 1876).

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FOSCOLO. ASSOLUTO E ILLUSIONI 1/ Il perenne esilio e la nostalgia della fede perduta PDF Stampa E-mail

altLetterato italiano di maggior spicco del periodo napoleonico, Ugo Foscolo nasce nel 1778 a Zacinto, oggi Zante, una delle quattro isole dello Ionio, che all’epoca erano sotto il dominio della Repubblica veneziana. Quell’isola, che si specchia «nell’onde del greco mar», rimarrà sempre nel cuore e nella mente del poeta, che vagheggerà sempre la mitica classicità (Venere, Ulisse, le grazie, …), specchio di quella terra che è, al contempo, infanzia, affetto della madre («materna mia terra»), prima esperienza di vita.

Foscolo è figlio del medico veneziano Andrea Poli e della madre greca Diamantina Spathis. Il classicismo di Foscolo ha, perciò, una profonda connotazione autobiografica.
Nel 1785 con l’intera famiglia si trasferisce a Spalato ove studia nella scuola del seminario, ove manifesterà fin da subito la sua indole ribelle. A soli dieci anni, perde il padre e la famiglia si divide presso vari parenti. Solo nel 1792 Foscolo si ricongiunge con la madre a Venezia. Nel sonetto «In morte del padre» (1794) Foscolo ricorda la notte in cui vede il genitore morente «obbliato ogni terreno obbietto/ erger la fronte ed affisarsi in Dio». Con il suo sguardo il padre indica al figlio la direzione, la meta, il destino a cui noi tutti tendiamo. Da quel momento in poi il suo costante punto di riferimento sarà la madre Diamantina Spathis, fulgido esempio di costante fede. A lei chiederà spesso la benedizione in forma epistolare, sentendo la nostalgia di quella fede che aveva in gioventù.

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AL CUORE DI LEOPARDI 8 - L'uomo, creatura in perenne attesa PDF Stampa E-mail

altLeopardi ironizza sulla tendenza dell’uomo a pensare di aver vissuto bene e che si è stati felici nel passato o che si sarà felici nel  futuro, ma mai nel presente. L’uomo sembra spesso in uno stato di perenne attesa di quanto sarà o di assaporamento di quanto è stato. Il problema è, invece, poter verificare nel presente la felicità, poter dire oggi che sono felice. È tema centrale del Faust, come del «Dialogo tra Malambruno e Farfarello»: la riconquista dell’unico tempo davvero reale, ovvero il presente.  Anche il futuro è, infatti, oggetto solo della nostra speranza. La speranza, se non ha le sue radici in un presente verificabile, è una pianta destinata a non crescere e a morire in breve tempo. La questione sta proprio in questo già e non ancora, nei segnali del presente che rimandano a un «non ancora».

Nel «Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere» il venditore cerca di diffondere gli almanacchi con l’auspicio di un anno bello. Il passeggere con un’ironia sottile, che ne fa lo specchio di Leopardi, incalza allora il suo interlocutore con una serie di domande miranti a demistificare l’ottimismo irragionevole, cioè senza ragioni fondate, dell’altro. Il venditore si rende conto che lui, come tutti gli altri, vorrebbe un anno diverso da tutti quelli che ha vissuto fino a quel momento, migliore degli ultimi vent’anni che si ricorda, e che se dovesse tornare indietro per vivere la stessa vita che ha vissuto non vorrebbe. Vorrebbe rinascere, ma solo per vivere una vita diversa da quella che ha vissuto. Allora il passeggere fa riflettere il venditore sul fatto che noi diamo per scontato che la vita sia una cosa bella senza chiederci i motivi. Viviamo sempre aspettandoci dal futuro quello che pensiamo di non avere nel presente, in una situazione di perenne attesa, di sospensione, affidando al futuro quella felicità che noi dovremmo chiedere al presente. Quanti progetti, quante speranze, quante illusioni, quanti piani meditiamo sulla nostra vita, proiettati in un tempo ancora lontano! Quanti vivono per conseguire fama e gloria dai contemporanei, affidando il conseguimento della propria felicità al riconoscimento della propria grandezza o presunta tale! Quando le ottengono, si rendono conto dell’inanità del piacere conseguito. Come annota tristemente Pavese ne Il mestiere di vivere, dopo aver ricevuto a Roma il Premio Strega: «Tornato da Roma, da un pezzo. A Roma, apoteosi. E con questo? Ci siamo, tutto crolla».

 

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"La piccola San Pietro tornata a splendere dopo il sisma" di Margherita del Castillo PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per duomo di carpiUna grande festa, nel marzo scorso, ha celebrato la riapertura al culto del Duomo di Carpi, fortemente danneggiato dalle scosse del terremoto del maggio 2012. 

La storia della chiesa locale ha origine antiche, longobarde. Era, infatti, l’VIII secolo quando qui fu fondata la Sagra di Santa Maria, divenuta, in seguito, collegiata e, poi ancora, commenda della famiglia feudale dei Pio di Savoia. Proprio ad Alberto III Pio, a cavallo tra Quattro e Cinquecento, si deve la trasformazione urbanistica di Carpi e, in forme monumentali, di tutti i suoi edifici, tra cui la pieve di Santa Maria che, nel frattempo, era divenuta inadeguata alle necessità liturgiche della comunità.

E’ Vasari ad attribuire, nelle sue Vite, a Baldassarre Peruzzi, architetto classicheggiante formatosi a Roma all’ombra di Bramante e Raffaello, il progetto della nuova chiesa, che venne realizzata sulle ceneri di quella precedente, riutilizzando i materiali recuperati dalla sua demolizione. Al 1512 si può fare risalire l’avvio del cantiere, che negli anni a seguire ricevette due importanti legittimazioni dalle bolle papali di Giulio II e di Leone XIII, con cui si autorizzava la concentrazione, in questa chiesa, di beni patrimoniali provenienti da pievi rurali dei dintorni. Nel 1515 fu posta la prima pietra e i lavori procedettero seguendo il modello peruzziano sulla falsariga dello schema di San Pietro in Vaticano.

Il monumentale corpo della chiesa è longitudinale, a tre navate suddivise da poderosi pilastri, cappelle laterali, transetto e sagrestie ottagonali. Sul capocroce, nel 1768 venne innalzata un’ardita cupola dall’architetto Carlo Lugli che solo pochi anni più tardi dovette riabbassarla per cedimenti strutturali. La sua calotta fu decorata sul finire dell’Ottocento, in stile neorinascimentale, da Lelio Rossi e Fermo Forti che raffigurarono nei medaglioni gli antenati della Vergine e nella piccola lanterna la scena dell’Assunzione. Paliotti, dipinti e rilievi che impreziosiscono gli ambienti delle cappelle laterali, sono dovuti alla committenza delle famiglie nobili di Carpi, cui ne era stato ceduto il patronato, e documentano l’evoluzione dell’arte e dell’artigianato locale tra il 1500 e il 1600.

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Possiamo in questo istante non scegliere l'Inferno PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per giovanni fighera il purgatorio ritorno al paradiso perdutoUna semplice storia

Vi racconto una semplice storia. Siamo in una scuola e i protagonisti sono studenti di quindici anni. Come capita ormai troppo spesso oggigiorno, alcuni di questi ragazzi si divertono a prendere in giro altri compagni della classe. Un giorno, però, esagerano e le vittime reagiscono e riferiscono tutto ai genitori. A questo punto ecco l’intervento nella classe da parte della scuola. Non prediche, non castighi, ma un semplice discorso che scommette sulla libertà dei ragazzi. Questo in sintesi e semplificato: “Ciascuno di voi ha una grande occasione, quella di chiedere scusa alla persona che ha offeso. Chieder scusa pubblicamente vale molto di più, permette di riconoscere di fronte a tutti il proprio errore e di domandare perdono. Questa è la differenza tra l’Inferno e il Purgatorio. Non è la gravità della colpa che differenzia le anime dell’Inferno dantesco dalle anime del Purgatorio, ma la disponibilità a chieder perdono e ad accettare la misericordia di Dio. Tutti noi sperimentiamo l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso già su questa terra. Un semplice “sì”, la sola parola “scusami”, un passo indietro, l’apertura del cuore ci permettono di uscire dalla condizione di tristezza dell’Inferno alla rinascita del Purgatorio. Basta un semplice gesto, è sufficiente riconoscere il proprio errore. Chi ha sbagliato chieda scusa e si sentirà rinascere già fin da subito”. A questo punto si alza il braccio di uno studente che chiede scusa ad un compagno riconoscendo con esattezza la propria colpa. A seguire un altro compagno e poi un altro e un altro ancora. Nel volto dei ragazzi che riconoscono la colpa si legge la letizia di chi riprende a vivere di vita nuova. Nel volto dell’offeso si vede la gioia di chi ha perdonato. La storia è davvero commovente, ma l’aspetto più sorprendente è questo: la storia è vera. Scommettere sulla libertà dell’altro è sempre la prima sfida. Puntare sul cuore e sulla coscienza dell’altro è l’unica chance che abbiamo di salvarlo dall’Inferno del carcere dell’individualismo che ciascuno si costruisce e in cui si rintana.

 

L’ansia di salvezza trova una risposta nell’infinita misericordia di Dio

La storia appena raccontata ricorda il passaggio nella Commedia dantesca dall’Inferno al Purgatorio.Dopo il viaggio nell’Inferno, il Regno senza Dio, Dante ritorna a rivedere le stelle, sul far dell’alba, di fronte al «dolce color d’orïental zaffiro» e ad uno spettacolare «tremolar de la marina». Ritornano la luce, il cielo stellato, la notte, dominano gli affetti, le amicizie, il senso della coralità e della comunità, il movimento e il cammino sostituiscono la staticità dell’Inferno. L’ansia di redenzione che si è manifestata anche solo per un istante in Terra trova una risposta nell’infinita misericordia divina.

         

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