Il nuovo libro di Alessandro Rivali, poeta e scrittore, redattore ed editor per le edizioni Ares, nasce dalle conversazioni con Mary de Rachewiltz, figlia di uno dei maggiori poeti americani contemporanei, Ezra Pound, colui che provò nei suoi Cantos a riscrivere una Divina commedia per l’epoca contemporanea. Il titolo del saggio è suggestivo: Ho cercato di scrivere Paradiso (Mondadori). Un libro intenso, denso di saggezza di vita e di letteratura, grande occasione per incontrare non solo un uomo, ma anche un grande poeta, attraverso la temperie culturale del Secondo dopoguerra, altri protagonisti intellettuali che hanno segnato quegli anni e soprattutto le parole della figlia Mary che tanto ama il padre e i versi che lui ci ha lasciato. Una grande possibilità di conoscere il poeta e uomo Pound al di là di ogni pregiudizio ideologico.

Com’è avvenuto il tuo personale incontro con la poesia di Pound?

Ci sono tanti punti di partenza, sia professionali, sia personali. Tra i primi testi di cui mi occupai come editor alle Edizioni Ares ci furono proprio quelli della Collana Poundiana curata da Luca Gallesi: iniziai così a conoscere il poeta americano e a essere affascinato dal suo grande sogno: tentare con i Cantos una nuova Divina Commedia per il Novecento, riprendere il grande discorso epico interrotto con Dante… E poi le ragioni personali: Cesare Cavalleri, sempre in Ares, possiede un’invidiabile libreria poundiana, che ho potuto “saccheggiare” in tutto agio, il poeta Giampiero Neri mi regalò una copia dei Cantos appartenuta a Vittorio Sereni… e poi rimasi impressionato la prima volta che vidi la foto di Pound in uno dei Meridiani Mondadori: sembrava un palombaro prima di un’immersione… La sua avventura poetica ricorda infatti quella di Ulisse, un inesausto esploratore, innamorato della civiltà greca e del Mediterraneo.

Il tuo ultimo libro Ho cercato di scrivere Paradiso è frutto di alcune settimane trascorse al castello di Brunnenburg ospite della figlia di Pound Mary De Rachewiltz. Come l’hai conosciuta? Ci racconti qualcosa dei giorni trascorsi in sua compagnia nel castello?

Mary de Rachewiltz è un personaggio fuori scala, come il padre. Iniziò a tradurre i Cantos quando aveva 14 anni sulle alture sopra Rapallo, di fronte al Golfo Paradiso… e non ha mai smesso. Cita le opere del padre come le Scritture. Poter dialogare con lei è stato come frequentare una seconda Università, la MaryUniversity. Lei ha vissuto la genesi di tanta poesia paterna e nel castello di Brunnenburg, sopra Merano, ha raccolto materiali indispensabili per conoscere il poeta. Si può vedere tutta la biblioteca di Pound (i libri martoriati dalle annotazioni), i cimeli di una vita: dagli scarponi usati per percorrere a piedi l’Italia da Roma al Tirolo dopo l’8 settembre 1945 alla giubba indossata durante la terribile prigionia nella gabbia di Metato, vicino a Pisa, dove fu rinchiuso per aver parlato da americano in tempo di guerra alla radio fascista. Proprio nella prigionia nacquero i magnifici Canti pisani, un vertice della poesia del Novecento: “Ciò che sai amare rimane / il resto è scoria / Ciò che tu sai amare non sarà strappato da te / Ciò che sai amare è il tuo vero retaggio…”.

La figlia assomiglia al padre? Ce ne fai un ritratto?

Ha due occhi azzurri come laghi alpini, così erano gli occhi di Ezra Pound secondo il romanziere Alessandro Spina. È frugale, umile, sempre elegante, ma anche molto severa, quante volte mi ha ripetuto gli insegnamenti del padre: “Non usare parole inutili”, “usare i verbi all’attivo…”. Ha una memoria semplicemente prodigiosa…

Scrivi nel libro che “il viaggio più fruttuoso è ripercorrere, passo dopo passo, la storia di Pound”. Quali oggetti, libri, lettere ti hanno colpito nel Castello?

La lettera che Pound scrisse a Mary dalla prigione di Pisa il 25 ottobre 1945: “Sono affamato di notizie d’ogni genere, sopratutto notizie personali. Rimasto sei anni senza, e l’intensa carestia negli ultimi sei mesi…”. E anche l’elenco degli oggetti che possedeva al momento del suo internamento negli Stati Uniti: “Denaro: nulla. 1) Confucio Ta-seo in cinese e in italiano. 2) Dattiloscritto della versione inglese. 3) L’Asse che non vacilla in italiano. 4) Dattiloscritto in inglese The unwobbling Pivot Unwavering Axis. 5) Manoscritto dei nuovi Cantos (cinque block notes). 6) Dattiloscritto dei nuovi Cantos. 7) Legge, Four classics, cinese e inglese. 8) Un libretto degli assegni. 9) Un paio di occhiali da sole. 10) Un pettine…”. In una delle ultime visite, ho visto la riproduzione di una pagina dell’agenda in cui Pound scrisse con la biro rossa quel verso che amo così tanto e che ho fortemente voluto come titolo del libro “Ho cercato di scrivere Paradiso…”.

Sant’Agostino scrive: “Siamo quello che amiamo”. Ne I cantos Pound: “Ciò che sai amare rimane/ il resto è scoria/ Ciò che tu sai amare non sarà strappato da te”. Cosa significano questi versi nella vita del poeta?

Era il momento più buio della vita del poeta. Non conosceva il proprio destino e rischiava la pena capitale con l’accusa di alto tradimento. Pensò anche al suicidio, ma prevalse il desiderio di continuare a scrivere, di cantare la bellezza della realtà.

Pound era incantato dalla bellezza della natura anche in quei giorni atroci: “Quando la mente s’appiglia a un filo d’erba / la zampa d’una formica può salvarti / il trifoglio sa e odora come quando è in fiore”.

 

Pound si riferisce spesso alla bellezza dei versi di Dante. Per Pound la bellezza è fondamentale nella dimensione della vita e della poesia. Ma beauty is difficult. Puoi spiegare meglio.

Pound non credeva alla bellezza artistica a buon mercato. La vera arte è frutto di talento, rigore e molta dedizione. Lui si votò interamente all’opera, come Dante o Goethe, come mi ha ricordato più volte sua figlia.

 

I grandi artisti nel Settecento e nell’Ottocento intraprendevano il viaggio in Italia. Pound dimorò a lungo in Italia e, poi, vi ritorna dopo l’esilio americano finito nel 1958. L’Italia è una terra fondamentale nella sua poesia.

L’Italia fu la terra di elezione di Pound. Il suo particolarissimo Eden fu Rapallo dove si trasferì nel 1925 dopo l’esperienza di Londra e Parigi. Rapallo era una località amata da molti scrittori di lingua inglese. Per Pound l’Italia significava Dante, ma anche lo splendore dell’arte rinascimentale, come il Tempio Malatestiano di Rimini. E poi c’era l’incanto di Venezia, dove pubblicò il primo libro nel 1908…

Ci puoi spiegare questo titolo Ho cercato di scrivere Paradiso. In che Paradiso crede Pound?

Pound voleva scrivere il suo Paradiso al rientro in Italia, dopo i 13 anni di manicomio criminale a Washington. Ma dopo il 1958 la realtà fu molto dura: trovò un mondo cambiato, i migliori amici erano morti, si fece avanti il demone della depressione e della vecchiaia. Poteva scrivere un Paradiso in frammenti, così nacquero i Drafts and Fragments (1968) in cui leggiamo schegge di poesia purissima: “Ammettere l’errore e tenere al giusto: / Carità talvolta io l’ebbi, / non riesco a farla fluire. / Un po’ di luce, come un barlume / ci riconduca allo splendore”.

Qual è la tua poesia preferita de I cantos?

Il vertice di Pound sono i Canti Pisani, ma i miei Cantos del cuore sono proprio gli ultimi frammenti, in cui si leggono cammei perfetti come questi: “Il mare oltre i tetti, ma sempre mare e promontorio. / E in ogni donna, pur fra l’acredine c’è una tenerezza, / Una luce azzurra sotto le stelle”. E ancora: “Ma accoppiare sensibilità e efficienza? Erba contro granito, / Per un po’ di luce e più armonia / Oh Dio di tutti gli uomini, nessuno escluso”.

Come è possibile accostarsi alla poesia di Pound oggi? Da quali opere conviene partire?

Risponderei con quanto mi disse sua figlia a questa domanda: “Se i Cantos intimoriscono per la loro mole, si potrebbe partire dalle poesie giovanili. È interessante notare come Grace Before a Song, la prima poesia contenuta in A lume spento (1908), sia una preghiera: “Dio Signore dei cieli che con la vostra opera misericordiosa / alternate il rotolo delle preghiere della notte e della luce / L’eternità vi appartiene, e nella cui visione / i nostri giorni sono come gocce di pioggia che cadono nei fiotti del mare, / luminosi come gocce bianche su un mare plumbeo / esaudisci la mia poesia ”.  (Tempi, 8-11-2018)

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