altNato a Grenoble nel 1905, affascinato dagli intellettuali Péguy, Berdjaev e Maritain, Emmanuel Mounier fonda nel 1932 la rivista Esprit con l’intento di creare un luogo di cultura e di espressione che possa dare spazio alla profonda crisi di civiltà che sta attraversando la sua epoca. Mounier è fermamente convinto che alla luce dell’avvenimento cristiano possano essere affrontate con un rigore, con una speranza e con un entusiasmo differenti tutte le sfide della modernità come pure tutte le circostanze quotidiane. Mounier muore nel 1950 a Châtenay-Malabry.

Un esempio emblematico della fede e della posizione esistenziale in Mounier è rappresentato dalle magnifiche lettere da lui scritte alla moglie e  agli amici. Il 25 maggio 1928 Mounier così si rivolge a J. Chevalier in seguito alla morte di un amico: «Il giorno della morte del mio amico […] ha portato in primo piano, tra i miei pensieri, tutto il dramma di una vita che aveva in sé il dramma di una famiglia, di una generazione, di un’umanità. Ne ho ricevuto un tale arricchimento che, nonostante l’irreparabile, ci sono delle ore e delle settimane  che non vorrei non aver vissuto. E penso che sia proprio questo che manca soprattutto a quelle anime tronfie di professori: il sacrificio accettato spontaneamente, o la prova, […]. La nozione stessa, la nozione concreta della miseria umana (come della sua vera grandezza): non conoscono l’ospedale se non dall’interno delle loro commissioni d’igiene».

Mounier è consapevole che solo nell’esperienza si può arrivare alla verità della vita, non stando ”di fuori”, non nella retorica e nei bei discorsi, non nella dottrina disincarnata. Scrive, infatti: «Occorre soffrire perché la verità non si cristallizzi in dottrina, ma nasca dalla carne. Questa sera ho la consapevolezza che non difendo una posizione» (dalla lettera del 3 gennaio 1933). Nel contempo, però, «non resta che una cosa: pregare, perché le tenebre non si confondano con la luce» (dalla lettera del 25 gennaio 1933).

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