Nel dramma È mezzanotte, dottor Schweitzer vi è un altro personaggio di cui non abbiamo ancora parlato, ma che è particolarmente significativo per comprendere l’opera. Si tratta del governatore Leblanc, che ricopre un ruolo sociale importante, ma che rappresenta un uomo comune, non un personaggio di eccezione: non è mosso da un grande ideale, come il generale Lieuvin, ma dai suoi interessi, dal desiderio di occupare un posto significativo nella società, di avere potere e ricchezza.

Fino ad allora indecisa nella scelta se amare Lieuvin o Leblanc, all’inizio del secondo atto, Maria comprende in maniera chiara di amare il comandante, cui professa il proprio amore. La Prima Guerra Mondiale è ormai scoppiata in Europa e sta per portare conseguenze anche lì, nelle lontane regioni africane. Una notte, padre Carlo decide di attraversare la boscaglia senza scorta, nonostante le avvisaglie di scontri: lui, portatore di amore e denominato dagli indigeni uomo «dalle mani aperte», si rifiuta di circolare con gli uomini armati offertigli da Leblanc. Così, viene preso e assassinato.

La notizia giunge rapidamente a Maria, a Lieuvin, a Leblanc e al dottor Schweitzer. Il viso di padre Carlo porta ancora le tracce della letizia e nelle sue mani viene ritrovato un foglio: «Vivere come se oggi tu dovessi morire martire!». Le ultime parole che il dottore ha ricevuto da padre Carlo per Maria sono: «Le dica che penso alla sua anima; mi raccomando, glielo dica, questa notte». Padre Carlo ha sempre guardato e seguito l’ideale che ha incontrato, senza ripensamenti, non perdendosi nelle proprie misure, nelle valutazioni sui risultati. Nella tradizione cristiana padre Carlo è il santo: non è il buono o colui che si sforza di migliorarsi, non è un superuomo, piuttosto è un uomo vero, perché aderisce alla bellezza e alla verità dell’incontro con Cristo.

Lieuvin, che sembrava aver ormai preso la decisione di rimanere in Africa per stare a fianco di Maria, alla notizia della morte di padre Carlo, muta opinione e parte per adempiere alla sua missione. Schweitzer a mezzanotte, in quanto cittadino tedesco, viene arrestato perché la Francia è entrata in guerra con la Germania. Ora si può comprendere il duplice significato del titolo. Nel primo atto la frase «è mezzanotte, dottor Schweitzer» viene pronunciata da Maria che richiama il medico alla necessità di riposare dopo una giornata di lavoro indefesso, speso nel tentativo di guarire il maggior numero di ammalati possibile. Il dottore, però, replica che nella sua patria di origine non è ancora mezzanotte: la battuta sottolinea, quindi, la fiducia del medico riposta nell’azione e negli sforzi umani.

Nel secondo atto la frase, pronunciata da Leblanc, evidenzia che il tempo non è in mano nostra, le azioni umane sono sottoposte all’imprevisto e al costante rischio di fallimento: al termine di una giornata trascorsa per gli altri, Schweitzer deve constatare tutta la precarietà dell’agire e riconoscere la sua impotenza: «Dio mio, rimetto tutto questo fra le tue mani: trecento malati guariti – e anche un morto – io non sono che un uomo!».

Così, alla fine del dramma, i tre personaggi d’eccezione sono usciti di scena da Lambarené: il  missionario è stato ucciso, il medico arrestato, il generale è partito per la guerra. Ora, Maria sembra profondamente cambiata. Decide di non seguire il comandante Lieuvin in Europa, ma di rimanere all’ospedale, in terra africana, pur senza dottore. Maria chiede a Schweitzer di non scoraggiarla e di non ringraziarla neppure. La sua vita ordinaria è di fatto una vita straordinaria, chiamata a compiere quelle azioni che lei ammirava in Padre Carlo e in Schweitzer. Anche lei è strumento di qualcun Altro, può decidere se aderire alla chiamata/ vocazione oppure no. Ora crede al «Pensiero più forte della Presenza stessa […], alla Fedeltà più esigente dell’amore». (La Nuova bussola quotidiana del 31-7-2016)

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