Continuiamo il discorso iniziato qualche settimana fa sui giovani e sull’educazione. Vale la pena, infatti, insistere su una crisi culturale ed educativa che assume oggi proporzioni molto ampie. Si assiste, così, ad una parcellizzazione del sapere e ad un affrancamento delle discipline dal Mistero e dal significato totale. Nel sistema culturale moderno, nel paradigma culturale relativistico dominante, ogni pezzo del puzzle è percepito come slegato dal disegno complessivo da costruire.

Nel mondo della scuola, ad esempio, spesso, gli insegnanti si pongono come informatori che forniscono delle nozioni, ma si disinteressano totalmente del compito educativo, che richiede il legame tra il particolare presentato e il tutto, ovvero il suo significato. Fornire ai ragazzi più pezzi del puzzle non servirà loro a capire maggiormente la realtà, nel caso in cui manchi l’immagine da ricostruire. Nell’epoca contemporanea ci sono più nozioni, più discipline rispetto al Medioevo, ma non si dispone del disegno da ricomporre, anzi in molti ambiti si nega che questo esista. Paradossalmente in questa situazione l’aumento delle informazioni potrebbe creare sempre  più confusione, come se in una stanza aumentasse il numero degli oggetti, ma non si disponessero in ordine o non crescesse lo spazio in cui disporli. Quando offriamo ad un bimbo o ad un ragazzo i pezzi di un puzzle, se desideriamo che lui possa utilmente sfruttarli, dobbiamo anche offrirgli l’immagine da ricostruire.

Nel panorama mass mediatico, invece, i giovani hanno davanti a sé molti idoli, che mostrano se stessi, non la verità e la bellezza, come risposta al cuore dell’uomo. Gli idoli non sono compagnia nel cammino dell’esistenza. Se lo fossero, mostrerebbero tutta la loro inconsistenza. Gli idoli sembrano affascinare per la loro presunta autonomia, per l’autosufficienza, come se fossero in grado di darsi la felicità da soli. L’uomo autentico, il giovane come l’adulto, percepisce che non ha bisogno di idoli, ma di maestri.

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