Orfeo ed Euridice«Quale così grande follia amorosa ha portato alla rovina me e te, Orfeo?». Le parole di Euridice nella tragedia raccontata da Virgilio, uno dei miti fondamentali della cultura occidentale, descrivono l’indifferenza degli dei greci per le sofferenze umane.
 

 

La storia di Orfeo è uno dei miti fondamentali della cultura occidentale. Alla figura del poeta nativo della Tracia si collegano in qualche modo la nascita dell’arte e la sua funzione consolatoria ed eternatrice.
Virgilio racconta la tragica vicenda di Orfeo, il suo amore per Euridice, la morte della ninfa in seguito all’inseguimento del pastore Aristeo nel IV libro delle Georgiche.

Scritto tra il 37 a.C. e il 29 a.C., questo poema didascalico è strutturato in quattro libri, dedicati all’agricoltura, all’allevamento, all’arboricoltura e all’apicoltura. Nell’ultima parte, Virgilio inserisce a incastro due epilli, cioè due brevi poemi mitologici. Aristeo, che assiste inerte alla moria delle sue api, si reca dalla madre che gli consiglia di chiedere al dio marino Proteo le ragioni della sciagura. Viene, così, a conoscenza del fatto che sconta «gravi pene commesse», perché Euridice, mentre cerca di sfuggirgli correndo «a precipizio lungo le rive del fiume, […] non vede un enorme serpente che abita le rive nell’erba alta», viene morsa e muore. «Ma la schiera delle Driadi sue coetanee riempiono le cime dei monti di grida; piangono le vette del Rodope, le alte vette dei monti Pangei, la terra di Reso sacro a Marte, i Geti, l’Ebro e l’Attica Oritia».

 

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